Questa sera alle 21.15 su Sky Cinema Uno HD la prima visione di
LA LA LAND, l’attesissimo film vincitore lo scorso anno di 6 Oscar®

Record di candidature agli Oscar®, sei statuette, sei Golden Globes, innumerevoli premi in tutta la stagione 2017: La La Land è stato un fenomeno inarrestabile, e a distanza di oltre un anno dall’uscita al cinema l’amore per questo instant classic confezionato da Damien Chazelle è ancora più vivo che mai. Se resterà nella storia o meno sarà soltanto il tempo a dircelo, di certo però ha tutte le carte in regola per diventare davvero un cult del genere musical.

Ecco, in dieci punti, alcuni elementi che lo rendono davvero il film simbolo degli ultimi anni, nonché dieci buoni motivi per recuperarlo qualora non lo aveste mai visto.

1. Un musical moderno 

Singin’ in the Rain, Spettacolo di Varietà, Sweet Charity… c’è davvero un pizzico di tutti i musical classici in La La Land. Chazelle però non si limita al mero omaggio visivo o musicale, ma ha al contrario l’ambizione di raccogliere il testimone da queste pellicole che hanno fatto la storia e realizzarne una sorta di versione moderna. La La Land è di fatto un musical atipico: si respira aria di musical, ci sono le coreografie, c’è la spettacolarità, ma gli interpreti sono tutt’altro che ballerini e cantanti di Broadway, e del resto non è quello il loro ruolo. Mia e Sebastian (Emma Stone e Ryan Gosling) sono piuttosto due millennials qualunque che sognano di far parte di quel mondo, ma che devono necessariamente scontrarsi con la realtà, con le difficoltà economiche, con la competizione della Hollywood moderna in cui il talento potrebbe non essere sufficiente, e in ultimo con la paura di non essere all’altezza. L’aspetto musicale, quindi, non è altro che il veicolo attraverso il quale emerge il disagio di una generazione a caccia di sogni, elemento che trasforma La La Land nel musical simbolo di una generazione.  

2. Damien Chazelle

È giovanissimo (ha appena 33 anni) e ha solo tre film all’attivo, ma la voce di Damien Chazelle è una voce dalla quale è diventato impossibile prescindere. Che piacciano o meno, Whiplash e soprattutto La La Land sono già entrati nella storia, consacrandolo come il più giovane vincitore di un Oscar® alla Miglior Regia. Lo rivedremo presto al cinema con First Man, in cui cambia drasticamente genere dandosi al biopic.

3. Una delle più belle scene di apertura di sempre

Impossibile non innamorarsi di questo film già dalle prime note di Another Day of Sun, il numero musicale di apertura ambientato in autostrada e totalmente girato in piano sequenza. Piuttosto che mostrarci i due protagonisti – che incontreremo solo successivamente – Chazelle definisce subito il setting, l’atmosfera e il genere in cui ci stiamo muovendo con una coreografia che non solo è spettacolare, ma che anticipa praticamente l’intero svolgimento della trama (basta prestare attenzione alle parole della canzone). In pochi minuti, insomma, abbiamo tutti gli elementi che ci servono… e la storia vera e propria non è neanche iniziata!

4. Le canzoni

Dalla splendida City of Stars, premiata con l’Oscar alla Miglior Canzone Originale, alla toccante Audition cantata da Mia, le canzoni di La La Land sono una celebrazione dei sognatori, dell’incanto, della magia dell’amore, ma anche di quello che è il vero tema del film: il sacrificio, la rinuncia e la consapevolezza di dover mettere da parte qualcosa per raggiungere l’obiettivo più importante. La colonna sonora è opera di Justin Hurwitz, storico collaboratore di Chazelle, e dell’esplosivo duo di compositori di Broadway Justin Paul e Benj Pasek.

5. Gli occhi di Emma Stone

Bella, bravissima e giustamente premiata con un Oscar®: Emma Stone interpreta l’aspirante attrice Mia, che divide il suo tempo tra i provini (dove puntualmente viene ignorata) e il lavoro di barista con il quale si paga l’affitto. La Stone è un capolavoro di espressività in La La Land, riempiendo inquadrature con i suoi occhioni e riuscendo a incarnare da una parte la grazia delle grandi attrici di musical del passato, dall’altra la fragilità di una ragazza dei giorni nostri che in fondo sta solo cercando la sua strada.

6. Il sorriso di Ryan Gosling

Ryan Gosling ci ha costruito una carriera su quel sorrisetto sornione. Qui interpreta Sebastian, un aspirante musicista ossessionato dal jazz e con il sogno di aprire un locale (Piano col Pollo) per salvare questo genere musicale decaduto. Sarà lui il primo dei due protagonisti a “perdersi”, finendo per mettere da parte il suo sogno per il denaro e la stabilità economica… almeno fino a quando Mia non gli ricorderà chi è veramente.

ATTENZIONE: i punti che seguono contengono spoiler sul finale

7. Il what if finale

In una scena che è un tripudio di citazioni, meraviglie visive, musica e danza, il regista costruisce il più classico dei what if, che forse tutti noi abbiamo vissuto almeno una volta nella vita. Cosa sarebbe successo se Sebastian fosse andato allo spettacolo di Mia? Se fossero andati a Parigi insieme? L’epilogo di La La Land è una vita intera che scorre in pochi minuti, con la consapevolezza che tutto è andato perduto, o che al massimo potrà vivere solamente in un sogno. 

8. Il jazz 

La “fissa” di Damien Chazelle per il jazz era piuttosto palese già da Whiplash. E se Andrew Neiman voleva diventare il più grande musicista jazz del mondo, Sebastian il jazz vuole direttamente salvarlo. C’è evidentemente molto del regista in questi due personaggi, e il bello è che attraverso queste due opere potrebbe anche essere riuscito nel suo intento. È proprio come dice Mia, ci si innamora subito quando si vede qualcuno che ha una passione.

9. La celebrazione dei sognatori

Si è fatto un gran parlare di come La La Land sia una grande celebrazione dei sognatori, ma la realtà è che la visione del sogno proposta da Chazelle è tutt’altro che incorporea e idealizzata. Al contrario, proprio perché calato in un contesto reale, proprio perché nato in una società che non lo valorizza più, il sogno diventa qui una sorta di male necessario. Mia e Sebastian andranno incontro a sacrifici, porte sbattute in faccia, crisi d’identità e rinunce, ma quando penseranno di mollare tutto scopriranno che è semplicemente impossibile. L’arte è necessaria al mondo, e per l’artista è inevitabile passare attraverso la sofferenza per produrre qualcosa di grande. Ed è per questo l’opera di Chazelle è “dedicata ai folli e ai sognatori”. 

10. Il (mancato?) lieto fine

Tanto si è detto anche del finale dolceamaro di La La Land, in cui i due innamorati sono costretti a dirsi addio per perseguire i loro sogni, contro i quali non c’è legame affettivo che tenga. Si tratta forse di un film cinico sul fatto che amore e carriera non sono conciliabili? A ben guardare no: La La Land non è la storia di una relazione che finisce, è piuttosto la storia di come quel “someone in the crowd” incontrato completamente per caso possa diventare indispensabile per il raggiungimento di un obiettivo. Mia non avrebbe realizzato il suo sogno senza Sebastian, e viceversa;  il lieto fine tra i due è la bellezza di essere arrivati alla meta grazie al sostegno dell’altro. 

Photo Credits: 01 Distribution – Giphy