13 Reasons Why (in italiano soltanto Tredici) è la nuova serie Netflix uscita il 31 Marzo. Clay, ragazzo insicuro e timido, riceve una scatola in cui sono contenute delle audiocassette: ogni cassetta racconta uno dei 13 motivi per cui una sua amica, Hannah Baker, ha deciso di suicidarsi. Insieme a Clay, sempre più sconvolto e arrabbiato nell’ascoltare la cruda verità, faremo conoscenza di tutte le persone con cui Hannah è venuta in contatto nell’ultimo anno e mezzo di vita: sono loro, che con il loro comportamento egoista e scostante, ad aver distrutto la sua vita pezzo dopo pezzo. Clay cercherà quindi di affrontare l’ipocrisia della società che ha portato al suicidio una giovane ragazza di 17 anni.

13 Reasons Why è diversa da qualsiasi altro prodotto per adolescenti. La serie parte con un pessimismo di fondo che distrugge qualsiasi appiglio per lo spettatore; fin da subito sappiamo come andrà a finire le storia di Hannah.
Ci sono alcuni motivi per cui chiunque dovrebbe vedere questa serie, specialmente se si è adolescenti.

1. Il mondo dei giovani e del web d’oggi

La prima forma di violenza subita da Hannah è il cyberbullismo. Una foto scattata in una situazione innocente, una volta diffusa in rete, diviene equivoca e per questo Hannah viene presa di mira dai suoi compagni. Essi si sentono giustificati nell’elargire ad Hannah commenti sgradevoli e imbarazzanti. La sua libertà di circolazione viene intaccata da tutti questi fattori, portando Hannah all’isolamento. Per tutta la durata di 13 Reasons Why vediamo posta al centro della storia la capacità di influenza che i social network hanno sul modo di pensare e di agire degli adolescenti.

2. Rape Culture

Il termine rape culture (letteralmente cultura dello stupro) venne coniato negli anni ’70 dalle femministe dell’epoca.
In 13 Reasons Why vi è una perfetta rappresentazione di ciò che venne definito 40 anni fa: una società che sì, riconosce il crimine dello stupro, ma lo giustifica, lo normalizza, cercando di rintracciare il motivo scatenante di tale violenza. Evitando di fare spoiler sullo svolgimento della trama, si può dire che Hannah si imporrà contro questo comportamento, cercando di sensibilizzare i suoi coetanei, che spesso preferiscono nascondere il verità.

3. Personaggi sfumati e privi di cliché

Spesso i drammi adolescenziali (o meglio i teen drama) sono popolati da personaggi costruiti su cliché tipici: il ragazzo timido e un po’ sfigato, il bullo, l’anticonformista e via dicendo. In 13 Reasons Why nessun personaggio è costruito su una singola caratteristica fondante. Ognuno di essi è ben caratterizzato, con diverse sfumature che rendono difficile la collocazione in un determinato “tipo”.
I comportamenti spesso contraddittori ed egoisti dei personaggi non permettono l’identificazione dello spettatore, provocando un senso di smarrimento che ci avvicina alla condizione di isolamento che Hannah sperimenterà durante i suoi ultimi mesi di vita.

4. La rappresentazione di una patetica scuola

Siccome il pubblico a cui è destinata la serie sono gli adolescenti, la serie è ambientata per la maggior parte proprio nel luogo dove i ragazzi passano parte delle giornata: la scuola. Quello che si pone come un luogo protetto e sicuro per i giovani, in cui è presente una lezione dedicata alla comunicazione e dove è possibile rivolgersi ad uno psicologo (spesso fuori luogo), diventa la culla di tutti i comportamenti crudeli ed egoisti della generazione rappresentata. La scuola, che vorrebbe essere d’aiuto, non riesce mai a costruire un vero collegamento tra insegnanti e studenti, per via di metodi legnosi e retorici. Hannah cerca riparo nella scuola, ma finisce per isolarsi ancora maggiormente quando capisce che non le può offrire alcun tipo d’aiuto.

5. Depressione e suicidio

L’intera serie è basata sull’atto estremo compiuto da Hannah. Ma prima di compiere tale gesto, ci vengono mostrati chiari segnali della difficile situazione psicologica della protagonista.
La serie ci dimostra quanto sia ancora presente l’ignoranza nel riconoscere i segnali d’allarme della depressione in una persona, cercando di sensibilizzare lo spettatore e mettendo in mostra le indirette richieste d’aiuto che ad un certo punto Hannah manderà ai suoi conoscenti. Nemmeno i genitori, che pensano ingenuamente di conoscere al meglio la figlia, si rendono conto della sua disperata condizione mentale.
Il suicidio di Hannah è mostrato con chiarezza, senza alcun filtro, perché è così che va rappresentato.

13 Reasons Why arriva come un pugno in faccia allo spettatore che sicuramente non riuscirà a digerire facilmente la serie. La serie nonostante ciò è bellissima, magnetica e vi costringerà ad un binge watching compulsivo. Alcuni potrebbero lamentare una mancanza di risposte alle molte domande che la serie solleva, ma è proprio questo l’intento della serie: interrogare lo spettatore, farlo riflettere e costringerlo ad uscire dalla comfort zone che spesso caratterizza i prodotti per adolescenti. Fin da subito conosciamo la fine, che non è di certo ne lieta ne accomodante.

Ultimo punto a favore della serie è la colonna sonora. Come ogni prodotto per adolescenti che si rispetti, essa è curata e contribuisce all’esperienza di visione della serie. All’interno troviamo un nome di spicco quale Selena Gomez, produttrice della serie, che ha sicuramente aiutato l’avvicinamento dei giovani alla serie. Vi lasciamo il collegamento alla colonna sonora su Spotify.

 

A cura di Andrea Bonino
Photo Credits: Netflix and Tumblr