Alla sua seconda settimana, Cinquanta sfumature di nero continua a dominare il botteghino italiano del weekend, con un incasso di 2.860.000 euro. Distrutto dalla critica e amato dal pubblico. Perchè? Ce ne parla il nostro Simone Lorenzati.

Una delle cose maggiormente dibattute in ambito cinematografico è se esista o meno una correlazione tra i film ed il paesi in cui vengono proiettati. Fa parte, in realtà, di quelle dinamiche di non facile abbinamento. Perché, come gran parte delle classifiche, esistono svariati modi per leggerle ed interpretarle. Prendiamo, ad esempio, le classifiche che ogni anno vedono l’Italia nelle retrovie rispetto alle vendite di libri e giornali. Pareva che, ultimamente, il trend si fosse invertito. In realtà, però, si scopre che in effetti vi sono stati aumenti di vendite. Tuttavia il numero di lettori è rimasto invariato. Ergo, si vendono più rivisti e libri. Ma a comprarli sono sempre gli stessi. E per quanto riguarda il cinema? Dati, reali, alla mano il 2016 ha visto Checco Zalone con il suo “Quo vado” sbaragliare ogni tipo di concorrenza grazie ad un incasso di ben 65.365.655 euro (alle sue spalle “Perfetti sconosciuti” ha incassato 17.370.302 euro, in sostanza una distanza abissale dal comico pugliese).

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Cosa possono suggerirci questi risultati?
Ovviamente vi sarà chi collega lo spropositato incasso di Zalone alla massa dell’italiano medio considerato per lo più ignorante, volgare, senza voglia alcuna di approfondimento, magari non sbagliando del tutto, specie per la mancanza di volontà di approfondire. E, tuttavia, a me questa chiave di lettura pare vagamente semplicistica. Certo una vittoria così a mani basse (si ricorderanno spostamenti e cancellazioni di altri film per far posto a Zalone, in multisale e non) ci indica un gradimento che va oltre la normale prassi. E però. Però la comicità di Quo vado non è solo tesa a strappare la risate. Che, ovviamente, sono presenti. Forse anche preponderanti. Tuttavia la fotografia dell’Italia che ne esce vede anche il ritratto di un paese che deve affrontare problemi reali, su tutti la disoccupazione, unitamente alla voglia di abbandonare i soliti stereotipi italici. Discorso differente, invece, andrebbe fatto in merito alla distribuzione. Ovvio che un film esageratamente distribuito e pubblicizzato partirà avvantaggiato rispetto ad altri. Però dove stanno i confini (a parte quelli canonici, visto che al di là dello stivale molti non sanno nemmeno chi sia Zalone)? Se un film, come un prodotto in generale, è molto richiesto viene ovviamente parecchio distribuito. Inoltre. Non è detto che chi ha optato per Quo vado non abbia visto altre pellicole, magari anche di quelle considerate “impegnate”. Insomma verrebbe da citare una famosa battuta da Santa Maradona, film ormai di qualche anno fa. “Il problema non è leggere o meno Novella 2000. Il problema è leggere solo Novella 2000”. E questo primo mese e mezzo abbondante di 2017 cosa ci dice? Ci dice, ad esempio, che “Cinquanta sfumature di nero” ha fatto l’en-plein lasciando distante, nemmeno poco, “La La Land”. Ora l’intellettuale darebbe del guardone frustrato all’italiano medio, accusandolo di essere insensibile alla musica e all’amore insieme. Però vale il discorso di cui sopra, ovviamente con altro spessore di pellicole e con generi cinematografici differenti. Il sottoscritto, invece, si appella al libero arbitrio. Per fortuna il range di scelta è discretamente ampio. Ognuno può optare per ciò che più gli aggrada. Perché, in fondo, l’essenziale è che quando si spengono le luci la magia che si sente sia la propria. E se la magia ha a che vedere con frustini alla Christian Grey, buon per voi.

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A cura di Simone Lorenzati