“Il regno dei cieli è simile a un granello di senape che un uomo ha preso e seminato nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi; ma, quand’è cresciuto, è maggiore degli ortaggi e diventa un albero; tanto che gli uccelli del cielo vengono a ripararsi tra i suoi rami.”

Ogni buon cristiano o ogni persona alfabetizzata, almeno una volta nel proprio percorso di vita o di studi, deve essersi ritrovata a pensare al “regno” promesso da Gesù durante la sua predicazione. Forse, però, non se n’è mai compreso il significato reale, quello in grado di cambiare la nostra visione del mondo, della vita, della quotidianità.

Per farlo, come spesso accade, ci viene in aiuto il cinema.

In questo particolare caso attraverso Maria Maddalena, il nuovo film di Garth Davis, distribuito dalla Universal Pictures e in uscita nelle sale italiane il 15 marzo.

La storia, come intuibile, segue le vicende di una delle più enigmatiche e incomprese figure spirituali della Bibbia, Maria Maddalena, una giovane donna in cerca di una nuova vita perché forzata dalla società gerarchica del suo tempo, sfidando la sua famiglia per unirsi ad un nuovo movimento sociale guidato dal carismatico Gesù di Nazareth in un viaggio che la porterà fino a Gerusalemme.

Il regista di Lion – La Strada Verso Casa decide così di portare sul grande schermo la vera storia di una donna che per anni è stata messa da parte e giudicata una prostituta, ribaltandone la visione collettiva due anni dopo il passo indietro della Chiesa stessa che da peccatrice (come ben noto) l’ha definita “l’apostola degli apostoli”.

Nonostante la messa in scena del film non potrebbe essere più classica (resta pur sempre un film biblico) è assolutamente ben realizzata, il copione tutto al femminile di Helen Edmundson e Philippa Goslett fa risaltare la sensazione di costrizione e di rinascita (sono molte le scene con l’acqua, elemento al quale spesso viene attribuito questo significato) che la protagonista prova nel villaggio di Magdala. Ci mostra le abitudini e le usanze del tempo ma soprattutto ci fa viaggiare, tra campi, controcampi, piani-sequenza, silenzi e fede fino ad arrivare al momento della rivelazione del significato del “regno” tanto atteso.

Anche qui, come accaduto nel suo primo film uscito due anni fa, il regista riesce ad enfatizzare con il suo modo di seguire i personaggi la sensibilità di una perfetta Rooney Mara (nei panni della protagonista) che risplende di luce propria avvolta da indumenti semplici come il contesto storico esige ma anche la figura di un tutt’altro che tradizionale Joaquin Phoenix (in quelli di un Cristo mai visto prima né in La Passione di Cristo né in Jesus Christ Superstar) stanco, imperfetto, in conflitto con se stesso e fisicamente provato.

Le splendide scenografie naturali sono state sfruttate nel migliori dei modi (dalle sequenze più spaziose e suggestive alle riprese claustrofobiche tenute a Matera) evidenziando la differenza di grandezza tra natura e uomo. Per questo menzione di merito a Greig Fraser (Direttore della Fotografia) e a Fiona Crombie (Scenografa). Le luci, poi, risaltano la credibilità delle scene così come le musiche di Hildur Guðnadóttir e Jóhann Jóhannsson (sono la sua ultima produzione prima di morire appena un mese fa) portano ritmo con archi e pianoforte, in modo mistico, divino.

Per queste motivazioni possiamo perdonare la scarsa caratterizzazione dei comprimari, eccezione fatta per Pietro e Giuda, che diventano poco più che comparse. Dopotutto, anche se non in modo estremante moderno, il film vuole raccontare la storia di una donna con una dose di “femminismo”, che il #MeToo sembra aver portato a Hollywood e persino in questo genere di produzioni.

Maria Maddalena diventa così un film che pone al centro di tutto la figura di una donna forte, tenace, in grado di intimidire o conquistare ogni persona, persino il figlio di Dio, stando in silenzio, ascoltando e comprendendo per questo  quale sia il regno che tutti speriamo di trovare presto (forse, dopo aver visto questo film in sala, non più solo dopo la morte).

Photo Credits: Universal Pictures