Arriva in sala dal 22 agosto, e con anteprime il 13 agosto, quella che è stata definita la commedia intelligente dell’estate 2018: Come ti divento bella, con protagonista Amy Schumer

Non fatevi ingannare dal titolo italiano (che addirittura rovescia il significato dell’originale I Feel Pretty): Come ti divento bella non è l’ennesimo film su una ragazza grassa che trova la felicità attraverso la dieta. Al contrario, è un film su una ragazza che è già bella fin dal principio, ma dovrà affrontare un cammino di riscoperta della propria autostima per comprenderlo.
Amy Schumer torna a parlare di body positivity con questa divertente e irriverente commedia che, nonostante qualche incertezza nella scrittura e un filo di retorica nel finale, propone sicuramente un messaggio interessante su cui riflettere.

La Schumer interpreta Renee, impiegata di una casa di cosmetici che sogna di diventare magra e seducente come le modelle che vede nelle pubblicità. Il suo desiderio diventa realtà in maniera totalmente inaspettata: dopo una brutta caduta che le fa perdere i sensi, la ragazza si risveglia e, come per magia, si vede bellissima. Attenzione però: a cambiare è solo la sua percezione di sé stessa, non il suo aspetto esteriore. Convinta di avere un corpo da favola, Renee diventa sicura di sé, trova il coraggio di proporsi per il lavoro dei suoi sogni ed è persino spavalda e spregiudicata con l’altro sesso, conquistando il cuore del timido Ethan.

come ti divento bella

Siamo sicuramente in una nuova era per quanto riguarda la rappresentazione del corpo della donna nell’immaginario collettivo. Finita l’epoca in cui le amiche alla moda rifacevano il look alla bruttina della classe, stavolta l’interesse è mettere in discussione l’esistenza stessa dei modelli di bellezza standard. Perché esistono e perché alle donne viene richiesto di soffrire e faticare per uniformarsi ad essi? E soprattutto, sarà poi vero che diventare magre sia la soluzione a tutti i problemi della vita?

La riflessione sicuramente è importante; a convincere meno piuttosto è la scrittura di Come ti divento bella, e in particolare l’espediente della “magia” che sullo schermo diventa metafora del cambio di prospettiva della protagonista su sé stessa. Forse l’intenzione era quella di creare una fiaba moderna (c’è persino una scena in cui Renee esprime un desiderio a mo’ di principessa Disney), ma di fatto l’intera costruzione della metafora non è mai totalmente convincente e si riprende soltanto nel finale quando il personaggio si renderà conto che è avvenuto tutto nella sua mente.

Apprezzabile invece il tentativo di inserire una sottotrama (seppur ovviamente minore) legata agli stereotipi di genere maschili, rappresentata dal personaggio di Ethan. Il fidanzato di Renee non è il classico belloccio: è sensibile, insicuro, soffre di complessi per la sua mancanza di mascolinità tradizionale e viene letteralmente travolto dalla personalità da diva della protagonista, che instillerà in lui l’autostima e la capacità di accettarsi.

L’impressione finale è che Come ti divento bella, seppur a tratti viaggi su binari sicuri, sia un buon inizio verso la normalizzazione di personaggi come Renee, donne normali che non devono rappresentare l’eclatante eccezione ma aspirare a diventare protagoniste anche in film che non siano strettamente legati al tema della bellezza.