DAL 25 DICEMBRE AL CINEMA Spider-Man: Un Nuovo Universo: tutti possono essere Spider-Man!

Attesissimo dai fan dell’amico di quartiere più famoso di tutti i tempi e dagli appassionati dell’animazione, Spider-Man: Un Nuovo Universo è giunto finalmente in sala.

Questa la sinossi ufficiale:

Spider-Man: Un Nuovo Universo racconta le vicende del teenager di Brooklyn Miles Morales e delle infinite possibilità del Ragno-Verso, dove più di una persona può indossare la maschera. Una visione fresca di un nuovo Universo Spider-Man con uno stile visivo innovativo e unico nel suo genere.

“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, ricordate?

Eppure, fin dai primi minuti di questo nuovo adattamento è chiarissimo quanto voglia distaccarsi da questa equazione per far spazio a qualcosa di diverso e nuovo da analizzare: le aspettative.

Spider-Man: Un Nuovo Universo vuole dialogare con più generazioni e per farlo trova un tema comune a tutte, porta sul grande schermo più personaggi e ognuno non solo ben caratterizzato e con il proprio, giusto spazio, ma con una generazione di riferimento alla quale parlare.

Miles Morales, ovviamente, sarà il nostro tramite per scoprire e affrontare tutto questo ed è solo una minima parte di quanto il film mette in gioco ma, vista la quantità di colpi di scena celati sia dalla campagna promozionale che dalla pellicola stessa, eviteremo di rivelare.

Un aspetto del quale possiamo invece parlare, fondante per la riuscita del film, è la tecnica che si è deciso di usare per portarlo in sala: l’animazione.

Cos’è l’animazione se non un fumetto in movimento? E com’è possibile che nessuno, fino a oggi, non abbia mai pensato prima di sviluppare una storia che narrativamente sfruttasse questo mezzo? Perché è di questo che stiamo parlando: un mezzo.

L’animazione non è un genere (per bambini, come molti tendono a circoscriverlo), è un mezzo per raccontare storie. Se si sa investire, se si sa scrivere storie valide, con grandi personaggi e sfruttare al meglio le non-leggi di questa tecnica, dove è possibile fare di tutto senza limiti fisici o estetici, l’avventura può avere inizio.

Spider-Man: Un Nuovo Universo ce lo ricorda nel migliore dei modi: non tradendo le proprie origini. Perché tanto il personaggio di Miles Morales non vuole distaccarsi dalle abitudini che un ragazzo di colore, di origine ispaniche, può aver appreso crescendo nei sobborghi di Brooklyn (anche nella propria estetica e nei gusti, partendo da quelli musicali), tanto il film dei Sony Animation Studios non vuole far dimenticare al pubblico che l’Uomo-Ragno è un fumetto, al contrario vuole sfruttare tutte le caratteristiche possibili: dai pattern ai balloon, dalle onomatopee alla sovrapposizione di copertine e vignette.

Con una regia fresca, dinamica e libera di poter sfidare qualsiasi limite, il film ci regala momenti di riflessione di un’intensità pazzesca (affrontando, oltre al già citato tema delle responsabilità, la morte e le sue conseguenze in linea con le caratteristiche di ogni Spider-Man) tra rivelazioni, combattimenti e violenza incensurata.

Con la miglior tecnica immaginabile per portare un fumetto al cinema, Spider-Man: Un Nuovo Universo esaudisce il desiderio di ogni amico dello ragno di quartiere preferito al mondo: ricordare che tutti possono essere Spider-Man.