Esce oggi in tutti i cinema italiani Scappo a casa, la dramedy di Enrico Lando che vede Aldo Baglio protagonista assoluto

Dopo anni che lo hanno visto cavalcare successi con il trio Aldo, Giovanni e Giacomo, per la prima volta Aldo Baglio è protagonista unico di un film commedia che cerca di proporre diverse tematiche senza fraintendimenti.
Come in quasi tutti i film del trio, anche Scappo a Casa è un road movie come lo erano Tre uomini e una gamba e Chiedimi se sono felice: ma, in questo caso, il percorso da intraprendere è quello per andare verso la Tunisia, partendo da Budapest.

Michele (Aldo Baglio) vive nella totale apparenza: per lui conta far colpo su donne bellissime, guidare macchine di lusso (prendendole dall’officina di cui è meccanico) e curare il proprio aspetto in maniera maniacale.
Di base, la sua è una vita superficiale che lo fa sentire solo e completamente intollerante verso qualsiasi altra persona che sia diversa da lui.
Eppure, – parafrasando una celebre frase dello stesso Aldo – il destino, quando ci si mette, è veramente bastardo: infatti, quando Michele andrà a Budapest per lavoro, cadrà vittima di tanti avvenimenti tragicomici che lo vedranno intento ad accettare il diverso, a conoscersi davvero e ad essere protagonista di fughe rocambolesche e avventure impreviste.

Scappo a casa, sebbene sia diretto da Enrico Lando (che ha fatto debuttare al cinema il duo Biggio-Mandelli con I soliti idioti, Pio e Amedeo con Amici come noi e Herbert Ballerina con Quel bravo ragazzo) il film sembra più giostrato dallo stesso Aldo (che ha vestito anche i panni del co-sceneggiatore).
Tutto è sulle spalle del protagonista, tutto è incentrato sulle sue gag e sulla sua comicità fisica in cui, qua e là, l’occhio e l’orecchio ben allenato di chi lo ha visto tante volte può cogliere diverse strizzate d’occhio al suo passato. Così come lo sono le citazioni più chiare ai film che hanno contribuito a lanciare lui (e gli altri due membri del trio) come i comici di punta degli anni ’90 e Duemila.
E non è un caso che il film sia prodotto da Paolo Guerra (per AGIDI DUE), che contribuì a lanciare il trio nei primi anni Novanta, così come non è un caso che ci siano i colleghi e amici di una vita come Angela Finocchiaro e Giovanni Esposito.

Realizzare un film come protagonista unico e senza avere le altre due persone che fanno da spalla (e a cui farla) mostra un Aldo a tratti smarrito, sbilanciato rispetto alla norma, quasi incompleto si potrebbe dire. Eppure ci prova, cerca di sviluppare la summa del suo repertorio comico e di renderla a completo servizio di tematiche quali i rapporti interraziali, la denuncia di tutti gli status symbol di cui è schiavo l’italiano medio e del viaggio alla scoperta del diverso e di se stessi, senza cedere a parteggiamenti di qualunque sorta, ma cercando sempre di essere chiaro e di non cadere mai vittima di possibili fraintendimenti.

Al di là di ciò, Scappo a casa è un film dramedy che si rivela una sorta di spaghetti eastern (come lo stesso Baglio ha avuto modo di sottolineare), composto prevalentemente da macchiette, dall’astinenza nel dire qualcosa che vada oltre al raschiare la superficie, tanto da rischiare di non far capire dove si stia andando a parare concretamente.
Eppure, però, questa volta Aldo ha voluto rischiare, un rischio superiore a quel due fisso a Inter-Cagliari di Tre uomini e una gamba, alla ricera di un terreno tutto suo in cui potersi esprimere liberamente, cercando di dimostrare di essere in grado di camminare con le proprie gambe (o di vivere con le proprie gag).