DAL 26 GIUGNO ARRIVA AL CINEMA TOY STORY 4, ENNESIMO CAPOLAVORO D’ANIMAZIONE FIRMATO Disney•Pixar. 

A ben 9 anni di distanza da Toy Story 3 – La Grande Fuga, maestosa opera di Lee Unkrich che ottenne l’Oscar al miglior film d’animazione e quello per la migliore canzone, gli amatissimi giocattoli del mondo Disney•Pixar tornano con una nuova, emozionante avventura.

Toy Story 4 arriva nelle sale italiane il 26 giugno, promettendo di conquistare il box office dopo aver già registrato numeri da record in patria.

LA PERFETTA TRILOGIA

È difficile immaginare una trilogia migliore di quella di Toy Story. Tre film tutti riusciti magnificamente e culminati con un autentico capolavoro. Toy Story 3, infatti, giocando sull’effetto nostalgia, aveva un fulcro narrativo imponente, che ruotava attorno al concetto di crescita, di consapevolezza e concludeva nel miglior modo possibile la vita di un giocattolo insieme al “suo” bambino/padrone. L’atmosfera malinconica che permeava tutto il capitolo si alternava a momenti esilaranti e di un’originalità disarmante: come dimenticare la versione spagnola di Buzz Lightyear, perfetto bailarín de flamenco? E come non citare la sfilata vintage di Ken di Barbie o l’antagonista Lotso, orsacchiotto profumato e abbraccioso? In una perfetta combinazione di dramma e commedia, Toy Story 3 aveva concluso il capitolo dei giocattoli di Andy, che ormai cresciuto e quasi adulto, lasciava per sempre la sua stanza alla volta del college. Woody, Buzz e tutta la banda erano diventati giocattoli della piccola e adorabile Bonnie, ricominciando da dove in realtà non avevano mai smesso: dalla fantasia di un bambino. 

toy story 4

TOY STORY 4: VERSO L’AMICIZIA E OLTRE

Nel 1995, Toy Story – Il Mondo dei Giocattoli rivoluzionò il cinema d’animazione come primo lungometraggio interamente realizzato con la computer grafica. Nel 1995, io avevo 10 anni.

Nel diventare adulti spesso dimentichiamo che dentro di noi alberga sempre il bambino che siamo stati; nonostante a volte lo si trascuri e non ne si tenga conto, quel bambino rimane lì a ricordarci i nostri bisogni più intimi. Ed è proprio in questo concetto che dobbiamo ricercare il successo di questa franchise: Toy Story è una questione di magia innata. Disney•Pixar è riuscita a raccontare un desiderio collettivo: ognuno di noi, inconsapevolmente o meno, desidera che i suoi giocattoli prendano vita. 

Sebbene la storia tra Woody e Andy fosse terminata, i giocattoli di Toy Story meritavano una nuova avventura. Diventati ormai parte della nostra vita, WoodyBuzz e tutti gli altri in Toy Story 3 avevano voltato pagina, così da vivere il presente nel migliore dei modi. 

Le vicende di Toy Story 4 ripartano da qui, dalla stanza della piccola Bonnie. 

Toy Story 4 affronta, ancora una volta, e con un ritmo perfettamente bilanciato, il tema del cambiamento, mostrandoci Woody che impara a gestire le nuove dinamiche nella cameretta di Bonnie. Woody è un personaggio universale e interessante perché rappresenta un uomo comune. Egli è pieno di convinzioni, di insicurezze, e mai come in questo nuovo capitolo, rischia con la sua ostinazione di diventare il peggior nemico di se stesso. In fondo, Woody rispecchia clamorosamente la vita di un genitore. 

La lealtà di Woody nei confronti del suo bambino – non importa che si tratti di Andy o Bonnie – è una parte fondamentale di questo road movie. In Toy Story 4, Bonnie si ritrova completamente sola all’asilo e Woody non può fare a meno di aiutarla. Mettendo a rischio la propria esistenza, cercherà in tutti i modi di proteggere il nuovo progetto scolastico di Bonnie trasformato in un giocattolo (il simpatico e maldestro cucchiaio-forchetta Forky), che si autodefinisce “spazzatura”. Forky è come un neonato e Woody la sua guida. Quando Woody e il resto della banda accompagnano Bonnie e la sua famiglia in vacanza, l’innocenza di Forky catapulta lui e cowboy in un folle negozio di antiquariato pieno di nuovi personaggi (alcuni dei quali pericolosi). Nel corso di questa avventura on the road, Woody ritroverà anche un’amica smarrita da tempo, Bo Peep, che ha vissuto esperienze straordinarie ed è ora protagonista di una vera e propria metamorfosi. Forte e indipendente, possiede un punto di vista unico sulla vita dei giocattoli: questo aspetto metterà in discussione tutto ciò in cui Woody crede… e oltre. 

UN AMICO IN ME

In Toy Story 4, fortunatamente, si è deciso di impostare la vicenda evolvendo tutti i temi visti nei precedenti capitoli, non è stato creato un sequel per il semplice tornaconto economico. E questo è un grande merito visto il periodo cinematografico che stiamo vivendo, letteralmente invaso da seguiti, prequel e remake di ogni genere. Il concetto di amicizia, che abbiamo imparato a conoscere nel primo Toy Story e approfondito nel terzo, qui sfocia in qualcosa di più profondo, in certi versi in amore, in altri in protezione e infine in struggente nostalgia.

Toy Story 4 è una missione vissuta e compiuta, che si serve di tutti i mezzi cinematografici possibili. Utilizza il road movie per sottolineare il concetto di viaggio formativo e di cambiamento; si serve di una fotografia dinamica, che spazia da un obiettivo anamorfico a sferico e che commuove con un chiaroscuro iperrealista nelle scene clou; raggiunge livelli di animazione strabilianti. Nei peluche del Luna Park Ducky e Bunny, nella porcellana di Bo Peep e delle sue pecorelle, nella plasticità della minuscola Giggle McDimples, nelle acrobazie del divertentissimo Duke Caboom, nella teatralità del negozio di antiquariato… insomma, pur trovandosi di fronte ad uno scenario completamente nuovo, lo spettatore ritroverà gli amici di sempre, con elementi caratteristici che si traducono in qualcosa di familiare. Proprio come la versione rinnovata dell’iconico bravo “Un amico in me”, vintage ma mai troppo. 

Complice una brillante sceneggiatura, questo capitolo aggiunge ironia, scimmiotta il genere horror e si prende gioco del marketing. Forse non raggiunge i livelli di perfezione di Toy Story 3, ma ne segue argutamente le orme. 

CIAO, FABRIZIO

I film di Toy Story sono amati in tutto il mondo grazie ai loro personaggi affascinanti, alle straordinarie storie, alle stupefacenti immagini e alle musiche di Randy Newman. In Italia, abbiamo anche avuto la fortuna di godere del doppiaggio di Fabrizio Frizzi, iconica voce del cowboy Woody, venuto a mancare improvvisamente lo scorso anno. Sostituire la sua voce perfetta non era cosa facile, ma Angelo Maggi, doppiatore professionista che presta la sua voce a Tom Hanks e a Robert Downey Jr., è riuscito nell’impresa impossibile, quella di rendere omaggio a Fabrizio Frizzi senza cercare di imitarlo, ma semplicemente onorandolo. 

Immaginando Toy Story 4 come una trasformazione, viene da definirlo come un viaggio interiore, la cui imponente distanza è metafora dei sentimenti che agiscono e che ci spingono a cambiare. Ancora una volta Disney•Pixar vola verso l’infinito delle emozioni e, parafrasando Buzz, non solo vola, ma cade con stile