Presentato in anteprima al Giffoni Film Festival, Men in Black: International arriva nelle sale italiane dal 25 luglio

Men In Black: International, il nuovo film prodotto da Sony Pictures e distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia, sarà nelle sale da giovedì 25 luglio.

Diretto da Felix Gary Gray, il nuovo cast vede come grandi protagonisti Chris Hemsworth, Tessa Thompson, Kumail Nanjiani, Rebecca Ferguson, Rafe Spall, Les Twins – Laurent & Larry Bourgeois, Emma Thompson e Liam Neeson.
 
Questa la sinossi ufficiale:
“I Men in Black hanno sempre protetto la terra dalle insidie dell’universo. In questa nuova avventura dovranno affrontare la più grande minaccia di sempre: una talpa all’interno dell’organizzazione Men in Black.”

Sono tornati? Forse.

Gli alieni ci sono, i completi neri anche, così come alcuni omaggi dedicati ai film precedenti, tra quadri, carlini di nome Frank e neuralizzatori. Ma cos’è che allora manca a Men in Black: International?

Una propria identità.

Per quanto Chris Hemsworth e Tessa Thompson impieghino una cura minuziosa e un notevole sforzo fisico per interpretare i loro Agente H e Agente M, è chiaro fin da subito come il franchise non si riesca a slegare dai volti di Will Smith e Tommy Lee Jones, gli agenti J e K della trilogia originale.

L’impossibilità nel farlo non sta tanto nel tentativo di allontanarsi dalle dinamiche che nel 1997 fecero unire il primo duo, né nell’ironia che costantemente invade il film, quanto nella reale difficoltà di far decollare il rapporto tra le due stelle di Thor: Ragnarok, costantemente disturbate dall’inserimento di nuovi personaggi e cambi di location destinati ad avere una presenza sullo schermo sempre minore rispetto a quanto servirebbe per essere apprezzati e assimilati dallo spettatore.

Il problema, forse, non risiede nella scelta del regista: F. Gary Gray, indubbiamente a suo agio nel genere action, ha più volte dimostrato di saper far “correre il film” partendo dalla sequenza di presentazione dell’agente H, ma è chiaro che non è allo stesso modo sinergico con quello fantascientifico. La sua velocità, fondamentale in film come Straight Outta Compton e Fast and Furious 8, qui si rivela controproducente, non per colpa di una sceneggiatura vuota, che prende spunto dagli elementi dei film di maggior successo degli ultimi anni tentando di amalgamarli tra una comparsa e l’altra, tra uno spostamento e l’altro.

Centrale il tema legato alla figura della donna che se poteva essere un ottimo espediente per dare carattere a Men in Black: International… sviluppato all’interno di una sceneggiatura scritta da due uomini come Art Marcum e Matt Holloway perde ogni possibilità di successo.

A distanza di 7 anni dall’uscita di Men in Black III (tre anni in meno rispetto a quelli che separano il secondo capitolo dalla sua conclusione) ci si sarebbe aspettato decisamente un rilancio meno fallimentare, più studiato e pronto a irrompere nel mercato, proprio come fece il primo film verso la fine degli anni ’90.

Evidentemente i problemi produttivi incontrati non sono stati affatto superati.

Forse, per far partire il progetto con uno spirito diverso, sarebbe bastato rileggere il fumetto di Lowell Cunningham.