Da oggi al cinema, Spider-Man: Far From Home conclude l’INFINITY SAGA del Marvel Cinematic Universe

ATTENZIONE: 

La seguente recensione non contiene spoiler su Spider-Man: Far From Home, ma essendo un sequel di Avengers: Endgame, qualora non l’abbiate ancora visto, sentitevi responsabili e fate attenzione agli spoiler del film appena citato. È per colpa vostra che il nemico Avatar è ancora in vetta alla classifica degli incassi cinematografici di tutti i tempi! Ora, mentre la vergogna vi attanaglia, recuperate Avengers: Endgame, leggete questa recensione sull’ultimo film dell’amichevole Spidey di quartiere e correte al cinema. 

FIGLI DELLO SNAP

L’inizio di Spider-Man: Far From Home è inevitabilmente legato allo schiocco di dita di Thanos ed al conseguente “controschiocco” di Hulk, con il mondo che deve adattarsi alla fusione tra i polverizzati e i superstiti, con questi ultimi invecchiati di cinque anni rispetto ai primi. Il film affronta immediatamente tale contrapposizione all’interno della scuola di Peter Parker (Tom Holland) e scopriamo, grazie ai dialoghi, come la società abbia definito le vittime di Thanos i “blippati”. Il tentativo di dare un quadro più chiaro della situazione è deciso quanto ironico, un tono che ci accompagnerà per tutto il film rendendolo da una parte la degna chiusura della fase 3 del Marvel Cinematic Universe, dall’altra una divertente commedia adolescenziale.

UN NUOVO IRON MAN

Sono passati mesi dal sacrificio di Tony Stark, e il mondo è alla costante ricerca di un nuovo Iron Man, un eroe che sia un riferimento per tutti, coraggioso ed iconico (per la parte del miliardario, playboy e filantropo sono disposti un po’ tutti a soprassedere) e per alcuni questi non può essere altro che Spider-Man. Su questo punto si sviluppa una trama che evidenzia i due elementi presenti da sempre nel DNA dell’arrampicamuri: la leggerezza della sua adolescenza ed il peso delle responsabilità. Far From Home fa un passo avanti rispetto a tutto ciò che l’universo cinematografico Marvel ci ha presentato fino ad ora.

UNA GITA IN EUROPA

Credo che, per gran parte delle persone, gli aneddoti legati alle gite scolastiche, soprattutto quelle delle scuole superiori, siano figli della spensieratezza e dello sviluppo cerebrale ed ormonale tipico dell’età adolescenziale. In questo nuovo capitolo, Jon Watts non teme di abbandonarsi ai quei toni spensierati e leggeri, regalandoci, prima del cinecomic, una bella commedia, facendo dell’ironia il filo conduttore delle vicende narrate e riuscendo a divertire senza mai risultare stucchevole o esagerato.

Peter Parker è quindi un adolescente in gita scolastica accompagnato da due professori decisamente sopra le righe (J.B. Smoove e Martin Starr), affiancato dal suo grande amico e ottima spalla Ned (Jaco Batalon), e travolto dalla “cotta” per la sua compagna Michelle “MJ” Jones (Zendaya).

L’arrivo di una nuova minaccia rappresentata da dei mostri “elementali” e la “chiamata alle armi di Nick Fury (Samuel L. Jakson) porrà nuovamente il giovane davanti al bivio che divide i propri desideri dalle proprie responsabilità. In questa nuova situazione di pericolo comparirà una nuova spalla, un nuovo eroe su cui fare affidamento, l’uomo del mistero, Mysterio.

Jake Gyllenhall rende interessante, carismatico ed iconico il suo Mysterio regalando al pubblico una delle migliori trasposizioni fumettistiche sul grande schermo (la CGI della “boccia” è la giusta ciliegina sulla torta).

UNA NUOVA SPERANZA

La scelta di rendere questo film l’ultimo capitolo della fase 3 è più che giustificata proprio dalla natura stessa della pellicola, dalle molte risate che regala, pur portando avanti una trama profondamente legata alla Infinity Saga, e che spinge l’osservatore a voler guardare oltre, togliendo quella sensazione di compiutezza, di “fine”, che contraddistingue Avengers: Endgame. E come nella migliore delle tradizioni Marvel, Spider-Man: Far From Home si conclude con due scene post credit e con una, gigantesca domanda: che ne sarà della Fase 4?