In attesa di vedere al cinema, dal 21 agosto, il live-action Il Re Leone, ricordiamo insieme le grandi lezioni di vita apprese dal classico d’animazione del 1994

Tra stelle e pleniluni, c’è un’aria di magia… Così Timon ricorda al pubblico che “l’amore è nell’aria, stasera”. Di amore, di insegnamenti, di grandi lezioni di vita ci parla Il Re Leone. 

L’estate 2019 regalerà ai fan Disney la possibilità di ritornare nella savana incantata, dove è importante ricordare chi si è veramente. Dal 21 agosto, infatti, torna al cinema Il Re Leone. 

I protagonisti del live-action Disney diretto da Jon Favreau sono stati realizzati con le più avanzate tecniche della computer grafica, così come accaduto per lo strabiliante Il Libro della Giungla, vincitore del premio Oscar per gli effetti speciali nel 2017. 

Il Re Leone in uscita riproporrà le vicende del futuro re Simba shot-for-shot. Più che live-action, difatti, questa trasposizione è da considerarsi un remake che porterà sul grande schermo ogni singolo frame del lungometraggio originale del 1994. 

Timon, Simba e Pumbaa in un’immagine de Il Re Leone

IL RE LEONE, LE LEZIONI DI VITA DI UN CLASSICO SENZA TEMPO

Il Re Leone del 1994 si colloca nell’epoca d’oro del Rinascimento Disney. L’era in questione, che comprende capolavori come La Sirenetta e Aladdin, ha segnato una rinascita senza precedenti nella storia del cinema. La Casa di Topolino ha così gettato le basi per la costruzione di un vero e proprio Impero. In questo panorama, la storia di Simba & Co. è di certo tra quelle più apprezzate che si ricordi. 

Acclamato da pubblico e critica, Il Re Leone porta con sé numerosi insegnamenti e lezioni di vita che colpiscono grandi e piccini. La storia di Simba è, in fondo, un romanzo di formazione sullo schermo. Il leoncino vive una vera e propria metamorfosi, tra colpi di scena, traumi e quel passato da cui è difficile distogliere lo sguardo. 

La contorta caratterizzazione psicologica di Simba è tra le qualità più apprezzabili del film. Attraverso il suo personaggio viviamo una serie infinita di emozioni. Nel suo percorso, Simba impara ad affrontare i problemi della vita. Lo fa attraverso grandi e piccoli insegnamenti. Tutte perle di saggezza che solo grazie ad un’età più matura si è in grado di capire, apprezzare e tenere da conto per il presente e il futuro.

Ecco le tre grandi lezioni di vita de Il Re Leone:

HAKUNA MATATA: si può vivere senza pensieri?

“Hakuna Matata… ma che dolce poesia. Hakuna Matata… tutta frenesia”. Della vita senza pensieri se ne occupano due coprotagonisti della pellicola: il facocero rumoroso Pumbaa e il pignolo Timon, un simpatico e singolare suricato. 

Hakuna Matata è una locuzione swahili, lingua bantu molto diffusa nell’Africa orientale, centrale e meridionale, che può essere tradotta come “senza pensieri”.
Ne Il Re Leone, Timon e Pumbaa trasformano l’hakuna matata in una filosofia di vita. Una filosofia all’inizio fraintesa dallo stesso Simba, che invece di utilizzarla per affrontare con coraggio il passato, credo di poterla sposare per ignorarlo, QUEL passato. 

Timon e Pumbaa vogliono insegnare a Simba che spesso ciò che ci accade sfugge al nostro controllo togliendoci il potere di prendere in mano la situazione; rendendoci solamente impotenti spettatori. Parafrasando il simpatico motto, si potrebbe dire che Hakuna Matata promuove una vita “che va presa così come viene”. Cosa ne pensate?

LA SAGGEZZA DI RAFIKI: DAL PASSATO, COSA POSSIAMO IMPARARE?

Simba: Ahi, che male! Perché mi hai colpito?
Rafiki: Non ha importanza ormai è passato!
Simba: Sì, ma continua a fare male!”
Rafiki: Oh sì,il passato può fare male. Ma al mio modo di vedere dal passato puoi scappare…o imparare qualcosa!

Dopo la terribile morte del padre, per cui Simba si sente responsabile, la fuga dalle Terre del Branco è solo la parte palese di quello che è in verità un interiore taglio netto col passato. Simba è cresciuto, vive insieme a Timon e Pumbaa e sembra aver dimenticato quel passato che provoca dolore. 

La sua esistenza “senza pensieri” verrà scossa e travolta dell’irruente ed inaspettato ritorno di Nala, che cerca di spronare Simba a ritornare nelle Terre del Branco a salvare i suoi simili dall’ira di Scar. In quel momento, entra in gioco la saggezza del sacerdote Rafiki, il babbuino che aveva battezzato Simba e che ora sa che egli è vivo. 

Rafiki raggiunge Simba e gli rammenta quanto è fondamentale ricordarsi chi si è. 

“Hai dimenticato chi sei… e quindi hai dimenticato anche me” gli dice Mufasa in un riflesso, facendogli capire che – per quanto lontano si tenti di fuggire – sarà sempre impossibile scappare dalle proprie origini.

Come diventare allora ciò che si è? Imparando dal passato e facendone tesoro. Al “chi sei tu?” Simba risponde esitando. La verità è che bisogna essere fedeli a se stessi, imparare anche dai traumi del passato. La crescita – per Simba e per chiunque altro – avviene con il giusto mix di spensieratezza e responsabilità: lasciarsi scivolare addosso quello che non possiamo controllare, vivere possibilmente “senza pensieri”, e allo stesso tempo rialzarsi e prendere di petto le situazioni difficili. 

Il leone si rialza, corre e, affrontando il passato, vince la sua sfida più grande, quella con se stesso. 

IL CERCHIO DELLA VITA

Come il sole che sorge e poi tramonta, ogni essere vivente è parte integrante del grande cerchio della vita. Questo messaggio mistico ci viene introdotto già all’inizio de Il Re Leone. La canzone “Il cerchio della vita”, cantata a suo tempo da Ivana Spagna e oggi riproposta dalla vocal coach Cheryl Porter, cita: 

Un bel giorno ti accorgi che esisti
Che sei parte del mondo anche tu
Non per tua volontà e ti chiedi chissà
Siamo qui per volere di chi

Questo passo della canzone racchiude un messaggio estremamente malinconico ma allo stesso tempo ricco di speranza.

Ogni essere vivente sulla terra, prima o poi, è destinato a scomparire ma, come spiegato anche da Mufasa, diventerà erba e quest’erba diventerà il sostentamento di altri esseri viventi per poter continuare il cerchio della vita.

Per quanto piccola ed insignificante possa sembrare la propria esistenza rispetto alla grandezza della natura, della storia, e di tutto quello che c’è stato prima di noi e che ci sarà dopo, è necessaria affinché il cerchio possa esistere e rigenerarsi, giorno dopo giorno, come un fiore che fine non ha”.

E in questo immenso ciclo di vita, speranza e morte, è bene ricordare che i “grandi re del passato ci guardano da lassù”.