Ema: la recensione del film di Pablo Larraín presentato a Venezia 76

Ema: la recensione del film di Pablo Larraín presentato a Venezia 76

Alla Mostra del Cinema di Venezia è stato presentato Ema, il nuovo film di Pablo Larraín con protagonisti Gael García Bernal e Mariana di Girolamo

Tra i diversi film in concorso a questa Mostra del Cinema di Venezia ce n’è uno molto particolare: Ema di Pablo Larraín.

A tre anni dalla presentazione mondiale di Jackie, il regista cileno (che, tra gli altri, ha diretto anche No – I giorni dell’arcobaleno e Neruda) ha presentato un film sul futuro, sulle modalità delle giovani generazioni di emanciparsi e sul senso di libertà odierno.

Il film, in particolare di focalizza sul reggaeton, genere musicale molto in voga soprattutto in Cile e nell’America Latina.
Nella fattispecie, quello che Larraín vuole portare sul grande schermo è cercare di mostrare come le nuove generazioni siano diverse dalle precedenti, soprattutto per quanto riguarda il ballo, intesa come forma d’arte e come modo per esprimere il proprio senso di libertà.

Per le nuove generazioni il reggaeton è il ritmo che porta verso la libertà e la spensieratezza, un ballo che rompe il muro dei teatri e i luoghi convenzionali, che si fa primitivo e allo stesso tempo moderno. Un atto di liberazione e di seduzione, un modo di fare gruppo pur restando individui distinti.

Un nuovo modo per esprimere il futuro che sembra così lontano e non mai stato tanto vicino, consci del fatto che le certezze del passato non hanno più spazio nel mondo attuale.

Ma Ema non è solo questo: è anche il racconto di una madre che cerca di avere una famiglia al di fuori dalle convenzioni, libera di amare e di praticare diverse avventure sessuali, allontanandosi dalle tradizioni. Una ragazza con il fuoco ardente negli occhi, pronta a combattere per i suoi ideali.

Madre di un figlio adottato e poi rifiutato da lei e dal marito Gaston, Ema cerca di elaborare il trauma con un processo artistico senza freni inibitori, seguendo il ritmo del reggaeton che per lei non è solo una danza esplorativa e comunicativa, ma è veicolo di espressione artistica e un modo per potersi perdonare e per capire davvero cosa fare della propria vita.

Come sottolineato in conferenza stampa dal regista stesso, era interessante mostrare come sono le famiglie di oggi, declinate in tante sfumature e non atte ad essere incluse in tipologie e casistiche precise e confezionate.

Il fine di Ema è quello di mostrare e dimostrare come, nel tempo presente, ci siano tante opzioni diverse e di come fosse fondamentale lasciare una traccia rispetto a questi argomenti.

Di base, Ema si fa indagine sociologica, analisi di nuove galassie che fanno parte della normalità, portavoce di uno scontro generazionale inevitabile tra generazioni che sono vicine solo negli anni e lontani anni luce riguardo i propri ideali e le proprie necessità.

Ema è il sole danzante attorno a cui gli altri volteggiano, si discosta dai principi canonici della vita – e del ballo – che hanno formato le persone appartenenti alle generazioni precedenti (tra cui il marito) che faticano a scostarsi dai loro principi e ad empatizzare con i giovani del giorno d’oggi.

E non è un caso che sia proprio la danza a farsi strumento ed espressione di libertà: una forma artistica che, dalla libertà spirituale della sua forma primitiva, è passata ai confini, alle convenzioni, alle limitazioni e alle precisioni per poi tornare a seguire la strada che la sta riportando verso la sua forma arcaica.

Ema, film con Gael García Bernal ed una splendida Mariana Di Girolamo al suo esordio cinematografico, verrà distribuito in Italia da Movies Inspired, anche se non è stata ancora divulgata una data di uscita precisa.

Circa l'autore

Mara Siviero

Classe 1992, nata e cresciuta con Hitchcock, Stanley Donen e Vincente Minnelli, ama tanto gli anni ’50 che un giorno vorrebbe viverli alla Midnight in Paris. Mentre prova a laureasi in Comunicazione e Culture dei media, guarda film, scrive articoli, guarda film, parla usando citazioni senza neanche accorgersene (ah, e guarda film, l’ha già detto?) e adora viaggiare per allargare i suoi orizzonti. Nutre un amore incondizionato e iperprotettivo per Clark Gable.

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