Johnny Depp a Venezia 76: la recensione di Waiting for the Barbarians

Johnny Depp a Venezia 76: la recensione di Waiting for the Barbarians

Alla Mostra del Cinema di Venezia è stato presentato Waiting for the Barbarians, il nuovo film di Ciro Guerra con Johnny Depp e Mark Rylance. Ecco la nostra recensione

A Venezia 76 c’è stato anche il momento di delirio per Johnny Depp.
L’attore, infatti, ha presentato Waiting for the Barbarians, adattamento di Aspettando i barbari, romanzo del 1980 scritto da John Maxwell Coetzee (che è anche sceneggiatore del film).

Nonostante il romanzo sia stato realizzato quasi 40 anni fa, questo è stato adattato ai tempi moderni, facendosi contemporaneo e analizzando il concetto di straniero, adattabile anche ai giorni nostri.

Il film di Ciro Guerra – regista colombiano che, in passato, ha diretto El abrazo de la serpiente e Oro verde – C’era una volta in Colombia – vuole riflettere sulla condizione di quelle persone che vengono additate come barbare, secondo quali elementi essi vengono marchiati a fuoco con questa nomea e, soprattutto, se non siamo noi ad essere i veri barbari.

Sin dal passato, il barbaro era lo straniero, chiunque non facesse parte del mondo greco e romano e, quindi, appartenente ad una civiltà primitiva e arretrata. Nonostante ciò, i barbari sono quasi sempre stati additati come una minaccia, come un popolo sì primitivo, ma dalla cattiveria e dalla violenza innata.

Adattamento dell’omonimo libro di Coetzee, il film segue la storia di un magistrato, ormai prossimo alla pensione, che è sempre riuscito ad amministrare l’avanposto al confine dell’impero in un rapporto di indifferenza con i presunti barbari, ovvero i nomadi originari del deserto. In questa situazione di equilibrio, irrompe sulla scena il colonnello Joll, pronto a scoprire a tutti i costi se i barbari possano essere davvero una minaccia per la sicurezza dell’impero.

Il film con Johnny Depp, nei panni del colonnello, gode di un’estetica curata fino quasi all’estremo, atta a catapultare lo spettatore nella dimensione desertica in cui il film è ambientato.

Al netto delle interpretazioni dei protagonisti principali, cioè Mark Rylance e Depp, veri motori trainanti della storia, Waiting for the Barbarians si perde nella sua stessa dimensione, con tempi dilatati e quasi infiniti, con dubbie trovate narrative e sequenze che mostrano tutto e niente.

Perché questa pellicola si fa portavoce di tanti temi importanti, come la comprensione delle altre culture, l’empatia e la profondità dell’animo umano, con i suoi pregi e difetti. Ma, soprattutto, il tema principale risiede nel cercare di individuare chi siano i veri barbari, se i nomadi o coloro che vorrebbero difendere l’impero da presunte minacce esterne.

Sono i nomadi identificabili come barbari, nel senso di stranieri o sono gli imperialisti ad essere barbari nel senso di uomini rozzi e crudeli?
Cercando di porre una riflessione in questi termini e anche in quanto sia difficile puntare il dito contro noi stessi, facendolo verso gli altri, cercando di mostrare la sofferenza che si cela dietro gli occhi cristallini di Mark Rylance e dietro gli occhiali da sole dell’attore feticcio di Tim Burton.

Riflessioni che, però, non vengono affrontate direttamente, di petto, ma arrivano allo spettatore solo per riflesso, per deduzione, si potrebbe dire quasi per caso.

Waiting for the Barbarians, presentato in concorso e diretto da Ciro Guerra, vede un cast stellare composto da Johnny Depp, Mark Rylance, Robert Pattinson e Gana Bayarsaikhan.

Prodotto da Iervolino Entertainment di Andrea Iervolino e Monika Bacardi, da Michael Fitzgerald e Olga Segura, il film verrà distribuito da AMBI Distribution, anche se la data di uscita rimane ancora sconosciuta.

Circa l'autore

Mara Siviero

Classe 1992, nata e cresciuta con Hitchcock, Stanley Donen e Vincente Minnelli, ama tanto gli anni ’50 che un giorno vorrebbe viverli alla Midnight in Paris. Mentre prova a laureasi in Comunicazione e Culture dei media, guarda film, scrive articoli, guarda film, parla usando citazioni senza neanche accorgersene (ah, e guarda film, l’ha già detto?) e adora viaggiare per allargare i suoi orizzonti. Nutre un amore incondizionato e iperprotettivo per Clark Gable.

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