Diretto da Dome Karukoski, da oggi 12 settembre vi aspetta in sala grazie a 20th Century Fox l’attesissimo Tolkien, il film con protagonisti Nicholas Hoult e Lily Collins dedicato alla vita dell’omonimo autore.

Arriva oggi nelle nostre sale Tolkien, questa la sinossi ufficiale:
Gli anni formativi dell’autore orfano quando trova amicizia, amore e ispirazione artistica tra un gruppo di emarginati a scuola. Questo lo porta allo scoppio della prima guerra mondiale, che minaccia di fare a pezzi la “Fellowship”. Tutte queste esperienze avrebbero ispirato Tolkien a scrivere i suoi famosi romanzi della Terra di Mezzo.

Di trattati, tesi, articoli, documentari e speciali su J. R. R. Tolkien ne esistono a iosa. Di adattamenti dedicati alle sue opere altrettanti. Eppure, per assurdo, di film sulla sua vita non ve n’è neanche uno.

Dopo anni di trattative, voci di corridoio e discussioni a tavolino è finalmente giunto il momenti di vederne distribuito uno ma è curioso notare come non sia stata la Warner Bros. Pictures, la grande azienda che ha portato le due trilogie, il Signore degli Anelli e lo Hobbit, al cinema ma la 20th Century Fox, sua grande avversaria.

Che sia questo il motivo per cui Tolkien di Dome Karukoski sembra solo corteggiare, non tanto le esperienze di vita dell’autore durante l’intera durata del film, quanto più i personaggi che potrebbero esser nati da esse diventato in protagonisti dei sui grandi scritti?

La domanda sorge spontanea quando una pellicola come questa decide di operare un montaggio che vuole enfatizzare il rapporto tra gli eventi della vita dello scrittore, le sue conoscenze, i suoi pensieri e quanto narrato nei suoi romanzi più celebri ma non ci riesce. Lo sbilanciamento tra l’attenzione dedicata ai personaggi co-primari e le scene che li ricollegano direttamente ai protagonisti della Terra di Mezzo è grande. E, oltre a essere un peccato per il tono del film, è un peccato perché le scene che dovrebbero velatamente mostrarci, per esempio, Sauron, più che ben realizzate, dimostrando quanto pathos il film ci avrebbe potuto trasferire, privandocene invece per la maggior parte del tempo.

La privazione di cui parliamo è finalizzata a spingere altri eventi, comunque accurati, della vita dello scrittore ma decisamente più facili da vedere sul grande schermo come una classica storia d’amore (quasi) impossibile, tra contrasti, crescita e conseguenze. Ed è così che Lily Collins porta in un terreno più “adolescenziale” un attore che si sta creando pian piano una propria identità come Nicholas Hoult tra fotografia, musiche, scenografie e costumi ottimi, tipici dei film storici britannici.

Particolare attenzione, però, è stata fortunatamente posta nell’utilizzo di luci e scene naturalistiche, che ben richiamano gli scritti di Tolkien. La stessa cura è stata riportata nello spiegare allo spettatore come sia nato l’interesse per le lingue dello scrittore con riferimenti diretti a ciò che anni dopo rispetto agli eventi narrati scriverà. Se questa attenzione fosse stata maggiormente libera, pur rendendo il film meno commerciale, forse Tolkien avrebbe potuto vantare un’unicità che l’avrebbe diversificato maggiormente da altri film dello stesso genere, un po’ come accaduto con un biotopic come Saving Mr. Banks, perfetto nell’equilibrio tra il rapporto della vita di P.L. Travers e i personaggi di Mary Poppins e nel sottolineare quella magia unica tratta dal film.

A Tolkien manca quel “poco di zucchero” che l’avrebbe sicuramente reso, a livello di scrittura, concorrente diretto dei sei film che hanno cambiato la storia del cinema e spinto alla sua stessa creazione. Un ottimo viaggio che però sembra non voler mai addentrarsi troppo nella “contea”.