Brave Ragazze, l’opera seconda di Michela Andreozzi, è un’adorabile commedia al femminilie tra bigodini e pistole

Esce il 10 ottobre, nelle sale italiane, Brave Ragazze, il nuovo film di Michela Andreozzi (secondo da regista dopo “Nove Lune e Mezza”), grazie a Vision Distribution e Paco Cinematografica.

Questa la sinossi ufficiale:
A Gaeta nei primi anni ’80, quattro donne, armate di pistola e bigodini, provano a cambiare il corso della propria vita. Anna (Ambra Angiolini) è sola, con due figli da mantenere e nessun lavoro stabile. Maria (Serena Rossi) è devota alla Vergine ed è vittima di un marito violento. Chicca (Ilenia Pastorelli) e Caterina (Silvia D’Amico), sorelle di indole opposta, sognano un futuro migliore. Col coraggio di chi ha poco da perdere, insieme decidono di svaligiare una banca travestite da uomini. La rapina, su cui è chiamato ad indagare il commissario Morandi (Luca Argentero), darà inizio a un vortice di eventi spericolati destinato a stravolgere il destino delle “brave ragazze”.

Quella raccontata in Brave Ragazze, oltre a essere una storia vera, è un racconto di brava gente, che si innamora, che fa fatica, che vive la quotidianità tra monotonia e grandi idee. Questa perfetta descrizione di ciò che vedremo viene facile, parafrasando la canzone di Riccardo Fogli – Storie di tutti i giorni – che, sostenuta da costumi e inquadrature dedicate ai dettagli più emblematici dell’epoca, cerca di catapultarci in un tempo ormai passato ma iconograficamente ben noto.

Le quattro protagoniste del film, e le loro altrettante storie, appartengono allo stesso luogo, alla stessa decade, ma non potrebbero esser più diverse tra loro. Accumularle, oltre al genere, saranno una serie di rocambolesche avventure, tra rapine, indagini e inseguimenti, che permetteranno al film di mantenere un ritmo costante, tra colpi di scena, ironia e dramma.

L’amore per la propria famiglia e il sacrificio del personaggio di Ambra Angiolini è espresso nel film in modo molto spontaneo, con naturalezza, sostenuto da due bimbi (a loro agio davanti la macchina da presa) e da una pacata Stefania Sandrelli.

L’amore per la fede (in attesa di scoprire quello per se stessi) che movimenta Serena Rossi è totalmente opposto al primo elencato, così come il suo personaggio è opposto a quelli che l’attrice ha interpretato principalmente fino a oggi (e riesce, al contrario di numerosi colleghi, a distaccarsi da qualsiasi altro ruolo in cui l’abbiamo vista).

Oltre alle due attrici protagoniste citate, ci saranno anche Silvia d’Amico e Ilenia Pastorelli che ci trasportano nel mondo dell’amore tra sorelle, contrapposte l’una all’altra, ma mai troppo distanti.

Con loro ci sono tre “comparse” maschili, Luca Argentero, Max Tortora e Massimiliano Vado, che rappresentano altrettanti stereotipi di uomini, che positivamente o negativamente, sostengono e permettono narrativamente al film di andare avanti con piacevole disinvoltura. 

La regia e la sceneggiatura (scritta dalla stessa Andreozzi con Alberto Manni), creano un intreccio credibile: partendo da un articolo di giornale dei primi anni 2000, che parla di resistenza, amore, fiducia e sacrificio, si inizia persino a scalfire il delicato dibattito legato ai personaggi “grigi”, quelli che non sono né buoni né cattivi, con tutti i limiti che un film dichiaratamente ironico può imporre. 

Con dialoghi mai stereotipati, persino nelle scene più romantiche del film, il viaggio di queste donne non ha paura di mostrare scene “nascoste”, come di abuso o sfruttamento.

Considerando il genere del film e il tono prevalente, questa integrazione non pesa, alternandosi alla spensieratezza delle azioni delle protagoniste di Brave Ragazze

Dunque, tra musiche, trucco e parrucco, il film trasla in un’altra epoca la storia di quattro donne che potrebbero vivere in qualsiasi periodo storico, evidenziando la loro forza e le loro debolezze (che non per questo non possono esser punti a loro favore), catapultandole in una serie di rocambolesche avventure che accettiamo venir messe in secondo piano nel momento in cui vediamo la purezza e la semplicità con la quale viene raccontata la loro vita, quella di una donna qualsiasi, né santa, né diabolica.