Netflix festeggia il record di visualizzazioni di El Camino: A Breaking Bad Movie. Ma era necessario questo lungometraggio?

Dimentichiamoci subito di Walter White, dimentichiamoci del mercato marcio della droga, dimentichiamoci dei laboratori chimici “on the road” tipici di Breaking Bad, con El Camino si entra in una nuova dimensione: quella di Jessie Pinkman, assoluto protagonista della nuova produzione Netflix.

Lo abbiamo conosciuto come un semplice ragazzo: il Jessie con i vestiti più larghi di tre taglie, l’inconfondibile cappellino, gli occhi azzurri penetranti e la t-shirt doppio risvolto, una moda millenials che ha fatto impazzire migliaia di ragazzi.

Un innocente, un ragazzino che, come tutti gli adolescenti, non sanno bene cosa fare, annichiliti dall’assenza di senso verso il futuro. Jessie Pinkman ai bei tempi di Breaking Bad veniva coinvolto da Walter White che lo catapultava in una situazione più grande di lui: tra omicidi, torture, inseguimenti, sequestri, droga, sesso, cartelli della droga e fughe dalla Dea.

Dopo cinque stagioni, Breaking Bad ci ha lasciati con l’amaro in bocca, ma soprattutto con la domanda: che fine ha fatto Pinkman?

Lo ritroviamo qui, ben dieci anni dopo: più invecchiato certo, più svilito, ma soprattutto più incasinato. In El Camino, Jessie si troverà a fare i conti con il passato insistente e un presente ingombrante, sballottato dal trauma dei flashback e costretto ad una fuga continua: senza aiuti, senza soldi, solo con la sua Chevrolet (El Camino, appunto). Ma da chi sta fuggendo davvero? Dalla polizia, dalla malavita, dal passato o da se stesso? Un cammino, quello di El Camino (non potevamo esimerci dal gioco di parole), che ha il sapore di redenzione per chi come Jessie ha preso strade sbagliate e continua a cercare quella giusta.

In un mondo dove gli antieroi sono l’ispirazione per eccellenza (Joker di Phillips è l’apice di questo discorso), Jessie Pinkman diventa l’idolo indiscusso non solo per chi ha amato Breaking Bad, ma anche per chi si rispecchia in lui. La malvagità così come la bontà d’animo è ricca di sfaccettature ma nel contemporaneo, la cattiveria sembra essere più tollerata della gentilezza. Ed è qui che Jessie diventa inadatto, troppo sensibile, troppo sofferente per il mondo dove è stato catapultato. Un volto nuovo (costellato di cicatrici) ma l’interiorità, la profondità di sempre: esplicito nella scena finale dove saluta il suo unico e vero amore.

El Camino è un film che non ha nessuno spunto particolarmente interessante, del non-politically correct, tratto per eccellenza di Breaking Bad, non se ne trova traccia. Qualcosa però cambia, non tanto nel linguaggio cinematografico che mantiene la stessa linea della serie, ma nel personaggio. Ci ritroviamo con un Jessie vissuto che, se nella serie era sempre travolto dagli inconvenienti, qui invece diventa la sua versione più adulta, capace di anticipare le mosse dei suoi nemici e far scomparire le tracce della polizia che gli sta alle costole.

Un’ode a Jessie Pinkman svuotato del suo mentore (che appare grazie ad uno stupefacente cameo di Bryan Cranston) che alla fine riuscirà a riscattarsi e perdonarsi verso l’inizio di una nuova vita. Tutto questo segna la fine (quella vera) di Breaking Bad.