Realisticamente ineccepibile, Gemini Man di Ang Lee è ora al cinema!

In tutte le sale italiane grazie a 20th Century Fox, dal 10 ottobre è disponibile Gemini Man, l’ultimo film con protagonista Will Smith, diretto da Ang Lee e con Clive Owen, Mary Elizabeth Winstead, Douglas Hodge, Linda Emond e Benedict Wong.

Questa la sinossi ufficiale del lungometraggio:
“Henry Brogen è un killer che ha deciso di abbandonare il suo lavoro e la sua vita violenta. Una sola missione gli manca da compiere: eliminare un avversario che inspiegabilmente sembra anticipare ogni sua mossa e sfuggire a ogni attacco. Grazie al superiore Clay Varis, Brogen scopre che in realtà il suo nemico è una versione ringiovanita di sé stesso, creata 25 anni prima dai suoi stessi geni. E per eliminarlo dovrà combattere prima di tutto contro le sue paure.”

Ciclicamente il cinema si rinnova. Ci prova sia a livello narrativo che a livello tecnico ed è uno dei motivi per i quali è facile che di decennio in decennio ci ritroviamo a vedere la stessa storia… raccontata in modo diverso, con inquadrature o riprese prima impossibili da fare, ricostruzioni storiche più accurate o dimensioni dello schermo prima inesplorate.

Gemini Man è un film che si inserisce in questa tradizione, che guarda al cinema asiatico tanto amato da Ang Lee, per riportare nel continente occidentale le dinamiche legate al doppio, alla costante sfida contro una propria nemesi, abbandonando lo stile dei film di arti marziali per avvicinarsi a quello fantascientifico. Il problema, nonostante per rendere accattivante la storia si uniscano queste dinamiche con quelle del dramma familiare e della ricerca militare, è che risulta tutto molto noto.

Nessuna dinamica narrativa è realmente innovativa. Il problema, forse, è che tutto ruota intorno all’idea di clonazione, un argomento già visto nel cinema fantascientifico da circa 20 anni, partendo dalla scoperta della pecora Dolly.

Ma se sul piano della scrittura il film non è memorabile e innovativo (per quanto ben confezionato), a livello tecnico c’è da sbizzarrirsi. L’immagine è estraniante tanto è reale.

Fin dalla prima scena si rimane storditi, colpiti, ammaliati, con un 3D che sfrutta i 120 fotogrammi al secondo che battono la sensazione provata anni fa con Lo Hobbit: La Desolazione di Smaug e i suoi “soli” 48 fotogrammi. Che siano scene calme, naturalistiche o in continuo movimento, di azione, è impossibile staccare gli occhi dallo schermo. Soprattutto nel secondo caso, la regia riesce a farci seguire tutto ciò che accade con rapidità e maestranza, costruendo gli scontri strizzando l’occhio ai più moderni videogiochi (ormai veri innovatori della narrativa contemporanea), dove è concesso usare di tutto e distruggere di tutto.

A enfatizzare questo aspetto c’è il gioco del doppio, come già detto, che seppur non convince per com’è scritto, a livello visivo rende in maniera eccelsa grazie alla bravura di Will Smith. (Da migliorare ci sono solo le scene molto illuminate, dove il clone dell’attore americano perde l’effetto realistico che guadagna in velocità, se sottoposto a lungo all’occhio umano.)

Trattandosi di un film produttivamente completo, nonostante la poca originalità a livello di struttura e scrittura, può essere definito un punto di inizio per una svolta cinematografica in arrivo. Andare a vederlo in sala è d’obbligo. Nel 2009 c’è stato Avatar, oggi Gemini Man