Arriva al cinema dal 3 ottobre Il Piccolo Yeti, una co-produzione DreamWorks Animation e Pearl Studio che porterà il pubblico in un’epica avventura ad alta quota

C’era una volta una principessa. Ma non è questo il caso. Diretto da Jill Culton e prodotto da Suzanne Buirgy, Il Piccolo Yeti è la storia di quello che comunemente potrebbe essere un mostro, quello delle nevi. 

Non sarebbe il primo in casa DreamWorks, che tra orchi, draghi sdentati e Trolls è riuscita a costruire il suo piccolo impero, contrastando tiepidamente i rilavi storici di Disney – Pixar

ESISTONO GLI YETI?

La prima grande co-produzione tra la major Dreamworks e il Pearl Studio cinese – Il Piccolo Yeti -, a dirla tutta, non fa nulla per rompere gli schemi, ma riesce ugualmente a essere adorabile e affascinante nella sua semplicità e autonomia. La storia è già vista: Everest (la creatura protagonista) vuole tornare a casa. Ritornare è un istinto primordiale, in particolare modo se, come accade nel film, ci si trova in un laboratorio segreto che desidera esibirti come trofeo e analizzarti per chissà quali scopi. 

Il Piccolo Yeti inizia così: Everest si trova in una prigione, mentre la telecamera ci mostra la scena attraverso i suoi occhi spaventati, il “mostro” riesce a fuggire dal laboratorio e si ritrova in una metropoli cinese. 

Lo vediamo lì, tra i grattacieli della città, mentre osserva con malinconia un cartellone pubblicitario con un paesaggio montano: proprio il Monte Everest, la sua casa. 

L’adorabile (e abominevole) piccolo uomo delle nevi non è uno yeti qualunque: Everest ha dei poteri paranormali, si connette alla natura e crea cose fantastiche. 

La vita di Everest è destinata ad unirsi a quella di Yi (in lingua originale doppiata egregiamente dalla bella Chloe Bennet di Agents of Shield). Yi è una giovane e volenterosa ragazza ferita: sta elaborando il lutto per la prematura morte del padre e sfugge alle attenzioni della madre e della nonna, quasi come una protezione. Si agita in una città che poco le si addice, e cerca di guadagnare dei soldi facendo umili lavori. 

Un po’ sullo stile di Up, la ragazza desidera fare un viaggio attraverso la Cina, sogno condiviso con il padre. Sfoga il suo dolore solo attraverso la musica, suonando il violino con maestria e dolcezza. 

NATURA E MAGIA

All’inizio Yi è scettica, ma come Elliot con E.T. e Hiccup con Sdentato, ne comprende la natura docile e aiuterà lo yeti a tornare a casa, proteggendolo dagli scienziati cattivi venuti a cercarlo.

Inizia così un incredibile viaggio, tra natura e magia, tra amicizia e avventura. Lungo la corsa si aggiungono due personaggi: l’amico d’infanzia Yi Jin, impegnato a cercare di diventare una star di Instagram, e il cugino nerd Peng. Sebbene siano poco più che archetipi (il bambino avventuroso con un cuore d’oro e il fastidioso ma divertente aiutante), i due aggiungono emozione ed energia alla storia. 

La regista e co-sceneggiatrice Jill Culton, una delle poche registe d’animazione a lavorare con grandi studi, punta tutto sulla potenza delle emozioni: tanto grande è una montagna, quanto lo sono il cuore di Yi e la magia di Everest.

Nonostante ci mostri splendidi paesaggi innevati e ci regali una scena visivamente ineccepibile (grazie ai poteri dello yeti, i protagonisti navigano sull’erba come se fosse mare), Il Piccolo Yeti non aggiunge nulla di nuovo e ricorda, ahimè, un po’ Oceania, un po’ Up, un po’ Dragon Trainer. 

Il Piccolo Yeti conquisterà sicuramente il suo giovane pubblico, ma coloro che riconoscono il tentativo del film di replicare il successo di altri film rimarranno delusi. Ci penserà però Fix You dei Coldplay a ridare un po’ di personalità al racconto, regalando qualche lacrima e messaggi di vita: unire le forze è la strategia vincente per raggiungere qualsiasi traguardo, superando confini e limiti. 

Photo Credits: DreamWorks – Pearl Studio