LE MILLE FACCE DEL CAOS: JOKER DA HEATH LEDGER A JOAQUIN PHOENIX ALL’OMBRA DI “THE KILLING JOKE

Uno, nessuno, centomila, mai definizione potrebbe essere più adatta al villain più celebre ed iconico di casa DC.

Un terribile assassino, il signore del caos, la nemesi perfetta di Batman, un folle, una persona troppo lucida, talmente lucida da vedere la realtà in un modo che nessuno riesce a comprendere, tutte queste sono caratteristiche che in momenti alterni sono state giustamente attribuite a Joker. Ma chi è veramente il pagliaccio principe del crimine?

Non esiste un’unica figura definita né una sua genesi precisa ma soltanto l’interpretazione che il cinema o i fumetti hanno voluto darci di un personaggio dai mille volti ben coperti dal trucco da clown.

Addentriamoci quindi in quelle che sono le ultime due interpretazioni cinematografiche del personaggio, senza considerare quindi la grandissima interpretazione di Jack Nicholson del Batman di Tim Burton, né la meno riuscita (molto meno riuscita) versione di Jared Leto in Suicide Squad.

Parleremo, dunque, del Joker interpretato de Heath Ledger ne Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan e il Joker interpretato da Joaquin Phoenix nel film omonimo di Todd Phillips.

THE KILLING JOKE: dal fumetto al cinecomic

Era il 1940 e nel volume della serie a fumetti “Batman” compariva per la prima volta Joker, la nemesi perfetta del vigilante di Gotham. Nel corso degli anni lo scontro, tra queste due figure iconiche, ha portato molte fortune alla DC Comics ma, mentre la genesi del Cavaliere Oscuro aveva una storia ben chiara e definita, l’alone di mistero ha avvolto l’origine di Joker almeno fino al 1990.

Nel gennaio 1990, infatti, dalla mente di Alan Moore e dalla mano di Brian Bolland nasceva la graphic novel “Batman: The Killing Joke”, una storia di origini del personaggio che racchiude non solo la nascita del villain ma anche la base della sua filosofia. In questo contesto, non stupisce che sia Phoenix che Ledger ne abbiano tratto ispirazione.

Impossibile non riconoscere in entrambi questo pensiero: “Ho dimostrato che non c’è differenza tra me e chiunque altro! Basta una giornata storta per trasformare il migliore degli uomini in un folle. Ecco quanto dista il mondo da me. Una giornata storta.”.

Ne Il Cavaliere Oscuro di Nolan, il principe del crimine sposa il messaggio tratto dal fumetto: “Io… non sono certo di cosa sia stato. A volte lo ricordo in un modo, a volte in un altro… Se proprio devo avere un passato, preferisco avere più opzioni possibili! Ah, ah, ah! Ma la mia tesi è… che sono impazzito. Quando ho visto quale terribile, amara barzelletta sia il mondo, sono diventato matto come un cavallo!”

Con queste basi e non solo, il fumetto si è fatto uomo ed ha invaso il cinema.

Heath Ledger: l’agente del caos

Joker

Nel 2008 veniva proiettato in tutto il mondo “Il Cavaliere Oscuro”, secondo capitolo della trilogia di Nolan dedicata a Batman, accompagnato non solo da una grande curiosità legata allo sviluppo narrativo dell’Uomo Pipistrello, interpretato da Christian Bale, ma soprattutto dalla voglia di vedere come Heath Ledger potesse rendere un personaggio così complesso sul grande schermo. Fu un successo soprattutto per l’interpretazione di quest’ultimo che regalò un signore del caos originale, complesso e indiscutibilmente iconico.

Fin dalla sua entrata in scena, l’agente del caos, come ama definirsi, si dimostra un arguto manipolatore in grado di scalare il mondo criminale di una Gotham in cui l’unico baluardo di legalità è legata ad una figura carismatica, misteriosa: Batman.

La forza del suo personaggio sta nel realismo della sua figura, capace di destabilizzare tutta la città sfruttandone i vizi e la disillusione. Il Joker di Heath Ledger è teatrale e spaventoso, con un look in cui il trucco da clown viene deformato da due vistose cicatrici ai lati della bocca.

La città in cui si muove è in balia del crimine, la polizia è in parte corrotta e poco efficace, e la volontà di destabilizzare tutto il sistema va oltre qualsiasi interesse personale economico o politico. Questo Joker non cerca gloria personale, vuole solo utilizzare il caos come motore costante di tutto il mondo. Un abile stratega che completa la propria figura proprio con l’Uomo Pipistrello.

Joaquin Phoenix: il prodotto della società moderna

Joker

 Nel 2019, esce nelle sale cinematografiche di tutto il mondo Joker (leggi qui la nostra recensione), storia delle origini del famoso villain della DC, diretto da Todd Phillips ed interpretato da Joaquin Phoenix. Grande curiosità accompagnava l’uscita di questa pellicola per due ragioni principali: l’ovvio confronto con la suddetta interpretazione di Ledger e per l’annunciata assenza dello storico rivale del “clown”: Batman.

Il Joker di Phoenix, fin dall’inizio, si distanzia da ciò che finora abbiamo visto sul grande schermo.

Non c’è nulla del precedente “agente del caos”. Arthur Fleck è una persona comune che soffre di disturbi psichici, dalla vita tormentata e assolutamente impossibilitato a risollevare la propria esistenza.

È cupa la vita di Arthur, l’uomo che indosserà la maschera del clown, accanto ad una madre malata, con un lavoro precario e la vana speranza di diventare un comico conosciuto.

La totale assenza di speranza, assente in ogni sua forma, è causata principalmente dal vero antagonista di questo film: la popolazione e il disordine di Gotham City.

Laddove il Joker di Ledger poteva spaventare per le proprie azioni, questo Joker spaventa lo spettatore perché colpisce nei sentimenti, per la forte empatia che suscita, ma soprattutto perché, per tutta la durata del film, ciò che di marcio c’è (Gotham) è una metafora – nemmeno troppo astratta – della società attuale.

Il villain presente nel film di Nolan arriva al vertice della società criminale per bruciare il mondo, mentre l’Arthur Fleck di Phoenix fatica a trovare il suo posto nel mondo; non un’idea ambiziosa ma un bisogno primario. Questa interpretazione non esalta il caos come equo giudice del mondo, ma evidenzia come in una società individualista e miope, ove i tagli ai servizi sociali passano in sordina, ove il “diverso” viene magari compatito ma mai realmente inserito nel contesto sociale, la possibilità che nascano “mostri” è forte.

In questo scenario, la popolazione, esasperata, delusa e svuotata di ideali, prende un atto criminoso e aberrante e lo fa simbolo di una protesta. Un enorme mix in cui disillusione, isolamento sociale e abbandono della società da parte della politica creano un enorme vortice che porta ad un risultato inevitabile. Qualcosa di terribile, qualcosa di attuale.