Pit Stop in quel di Roma per presentare Le Mans ’66 – La grande sfida, film di prossima uscita con Matt Damon e Christian Bale. Ecco cosa ha raccontato il regista, James Mangold, in conferenza stampa

Questa mattina, a Roma, alla presenza del regista James Mangold (ricordate il suo meraviglioso Logan, vero?), la 20th Century Fox ha presentato Le Mans ’66 – La  grande sfida (in originale Ford v Ferrari), il nuovo film del cineasta con protagonisti due noti volti come Christian Bale e Matt Damon.

Al fianco del regista, durante la presentazione, l’attore Remo Girone, che nella produzione hollywoodiana ha interpretato Enzo Ferrari.

Il regista non sa se sia un grande narratore, ma sicuramente ne sente la responsabilità: “Troppo dei nostri film ci fanno addormentare, non perché noiosi ma perché mirati a tenerci occupati invece di farci ragionare sulla vita. Mi piace far film ma credo che se partecipassi mai a questa anestesia dovrei rinunciare a farne.”

Per Goldman, Le Mans ’66 – La grande sfida è un po’ una metafora su Hollywood, paragonando il potere della grandi aziende contro quello dei soggetti meno forti:

Mi sono visto in Shelby e Miles, la differenza è che loro realizzano macchine e io film. Entrambi sono costosi, servono sponsor, serve convincere della realtà del nostro sogno.” E lui si è ritrovato spesso a lottare con Hollywood “ma mentirei se dicessi che l’abbiamo dovuto fare anche in questa occasione. Credo che il successo e i soldi guadagnati da Logan mi abbia facilitato per far questo.

Chiaramente, la morale non è facile per Mangold:

La vittoria è basata sulla resistenza, non solo la macchina deve funzionare ed essere veloce ma deve arrivare fino alla fine, per via della lunghezza dei tempi, di qualsisia altra cosa. Il vincitore è puro per questo, non si può comprare la vittoria. Poi sicuramenti ci sono comportamenti non sempre sportivi ma ci sono testimonianze a raccontarcelo e comunque molti sono d’accordo per la GT40 come migliore macchina.

Remo Girone ha elogiato il regista:

È un grande direttore. Mi ha insegnato delle cose. Ha un occhio molto attento e si accorge subito se l’attore dà l’impressione di recitare e se lavora a favore della macchina da presa e non è nel personaggio.” Sul personaggio ha aggiungo: “È stato bello interpretare Enzo perché essendo un personaggio così importante nella storia italiana è conosciuto in tutto il mondo. Poi sul set le macchine erano a grandezza naturale (ricostruite la maggior parte, alcune vere, ndr)… e c’erano piloti veri!

La scelta dell’attore in Le Mans ’66, per Goldman, è stata facile:

Ho visto un video di ciò che ha fatto mette ero a Los Angeles e non posso esser più contento del risultato dopo averlo scelto. Ma in realtà tutto il cast è stato motivo di grande d’orgoglio, la generosità che hanno dimostrato, anche se avevano ruoli piccoli. È stata una grande gioia. Il casting è una ricerca dell’attore che si collega o identifica nel proprio personaggio. Il cinema italiano, francese e giapponese dimostra che gli attori restano vicino alla zona che sanno di saper fare bene: sono scemenze che tutti possono fare tutto. Io cerco di trovare chi condivide la personalità con il personaggio che stanno interpretando.

Riguardo il fatto di lavorare con due grandi star come Matt Damon e Christian Bale, non si è lamentato: “Sono entrambi persone molto tranquille, non ci sono discussioni perché loro amano recitare, gli piace, e non lo vivono come essere VIP ma come essere attori. E io non ho grande pazienza. Sono attori che amano il loro lavoro, insomma, e li conosco da tantissimi anni. Sono quasi amici.”

Numerose, poi, le persone che hanno lavorato sull’aspetto di ricerca del film:

Abbiamo avuto un intero team per libri, leggere, documentari, film, perché quanto accaduto è pubblico.” ha precisato James Goldman. “Ci sono tantissime registrazioni e foto di eventi, ma anche film. Abbiamo visto tutto, anche quelli aziendali. Anche le scene più” private” sono ispirate a un’intervista vera.

Remo Girone ha subito precisato: “Oggi per un attore è più facile la vita, grazie alla rete possiamo vedere il figlio o i collaboratori che parlano di Enzo Ferrari o le interviste di Biagi rapidamente. Ed è stato fondamentale.”

Le Mans ’66 – La grande sfida è uno dei pochi film sulle macchine. Ce ne sono così pochi perché, secondo il regista, non ce n’è mai stato nessuno che ha davvero incassato a sufficienza per spingere le major a realizzarne eppure “l’auto è uno dei mezzi più usati, ed è molto cinematografico. Sul palco scenico non puoi avere una macchina.”

Chiaramente, pur avendo due aziende opposte in competizione, non si parla di guerra tra America e Ford.

Fondamentale il rapporto con il suo team che, per quanto approfondiremo nella nostra recensione del film, possiamo dirvi esser fondamentale per raggiungere l’obiettivo di James: trovare la bellezza del personaggio, la sua verità.

Io quello che cerco di fare è di far sì che si fotografi il volto umano, che si faccia vedere i pensieri, percepire le emozioni. Mi rendo conto che i film che più restano sono quello che mi hanno fatto sentire qualcosa, non necessariamente i più spettacolari.

Questo processo, oltre a coinvolgere la fotografia, colpisce direttamente anche il montaggio:

Io non sono un grande fan di sport o corse, le trovo noiose. La domanda che mi sono posto era come non renderla lenta. E ho analizzato cosa non mi emoziona: il fatto che seguono solo le macchine. E così non sembra si muovano. E non capisco cosa accade dentro. Un macchina segue una, l’altra quella prima di essa. E siccome non so chi c’è dentro o cosa accade mi annoio. E il nostro obbiettivo era far capire perché rallenta, perché si è arrabbiato, perché la macchina va o non va. E così sei convolto nell’azione. Poi ovviamente abbiamo pianificato tutto prima per far questo.