Finalmente è arrivato al cinema l’atteso live-action Maleficent – Signora del male, il sequel Disney con Angelina Jolie, Elle Fanning e Michelle Pfeiffer. Ecco la nostra recensione

Una recensione di Maleficent – Signora del male non poteva non sottolineare la possibilità narrative a cui un sequel di questo tipo può guardare: un film che si trova ad essere libero da vincoli dovuti al suo rapporto con il film di animazione dal quale deriva, a differenza del primo capitolo.

Gli eventi che si susseguono in Maleficent – Signora del male hanno origine quando Aurora (Elle Fanning) consente la propria mano al Principe Filippo: questa unione, oltre alla consacrazione di un amore, è motivo di festeggiamenti in tutto il Regno anche perché in questo modo Ulstead e la Brughiera potranno unirsi.

Tuttavia, nonostante la buona volontà di Malefica (Angelina Jolie) nel concedersi ad una cena con i consuoceri, la serata ci mette poco a precipitare grazie al molto poco celato disprezzo della Regina Ingrith (Michelle Pfeiffer) nei riguardi della stessa Malefica.

Oltre al fatto di essere stato realizzato in regime di assoluta libertà rispetto alla pellicola precedente, il regista Joachim Rønning – di recente dietro la macchina da presa con Espen Sandberg per Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar – ha dimostrato ancora una di volta di sapersi adattare ai film commerciali senza perdere di sentimento, atmosfera e di autorialità, dando molto respiro ai suoi personaggi e, al contempo, esplicitando i sentimenti e le emozioni più intrinseche.

Maleficent – Signora del male porta con sé delle tematiche importanti e di attualità: il film si fa portatore di un messaggio politico non indifferente, dell’importanza della comunicazione e di come essa possa essere manipolabile.

Nella fattispecie, è proprio Ingrith che, accecata dal disprezzo e amore quasi materno per il suo Regno, si fa divulgatrice di fake-news per raggiungere i suoi obiettivi di potere, manipolando notizie e promuovendo l’odio nei confronti del diverso, visto come nemico da combattere e come fonte di paura per i rischi che può comportare. E, in tutto ciò, arrivando a plagiare l’opinione pubblica.

Ma non è tutto: perché questo secondo film di Maleficent è leggibile a più livelli: tra i teneri animali della Brughiera, che si affiancano alle tre fatine che rimangono piuttosto defilate, e gli umani di Ulstead, prendono posto tematiche come i diversi rapporti che possono esistere tra una madre e la propria prole, che sia biologica o meno, e l’emancipazione femminile.

Un fattore, questo, molto importante: perché una donna, per emanciparsi e far valere i suoi diritti, non è necessario che dimostri esplicitamente la propria forza con l’uso di armi o con la violenza.

Come confermato dalle stesse Jolie e Pfeiffer durante la conferenza stampa di presentazione del film, tra le tre donne protagoniste della pellicola, la più forte, forse, è proprio Aurora: la sua forza risiede nel suo essere dolce e pacata, nella sua tranquillità e nel suo candore.