L’inganno perfetto, il drama targato New Line Cinema, vede insieme per la prima volta sul grande schermo la premio Oscar Helen Mirren e Ian McKellen

Presentato all’interno della sezione “Festa Mobile” del 37esimo Torino Film Festival, The Good Liar, in uscita il 5 dicembre nei cinema italiani con il titolo L’Inganno Perfetto, il nuovo film Bill Condon (La Bella e la Bestia) unisce per la prima volta sul grande schermo due grandi interpreti inglesi: Ian McKellen ed Helen Mirren.

 Il genio della truffa Roy Courtnay (McKellen) non riesce a credere alla propria fortuna quando incontra online la benestante vedova Betty McLeish (Mirren). Mentre Betty gli apre le porte di casa e della sua vita, Roy rimane sorpreso scoprendosi affezionato alla donna: quella che sarebbe dovuta essere una truffa veloce e rapida si trasforma in un percorso da funambolo – il più infido della sua vita.

Le bugie necessitano di abilità, di savoir-faire, e senza dubbio L’inganno perfetto ne è ben dotato: una coppia di attori brillantissimi e ben bilanciati nelle loro performance; un setting londinese di gusto; una sceneggiatura perfettamente ideata e calcolata, forse anche troppo.

Bill Condon ha tratto la sua storia dall’omonimo romanzo di Nicholas Searle, adattato per lo schermo cinematografico dall’abile drammaturgo Jeffrey Hatcher. Guardando L’inganno perfetto si ha l’impressione di stare osservando una vicenda troppo ben oliata, troppo orchestrata, che impedisce la sospensione dell’incredulità dello spettatore. La domanda ad un certo punto non sarà più “Chi sta mentendo?” ma “Chi mente di più?”.

Il cast riesce però ad ammorbidire questo carico eccessivo di imprevedibilità: Ian McKellen ed Helen Mirren riescono a gestire magistralmente la vicenda e sono senza dubbio loro a ingannare lo spettatore, non la sceneggiatura. La loro performance attoriale è sibillina, affascinante e vale da sola il prezzo del biglietto.

In fondo però, fa bene The Good Liar a osare: non capita spesso di vedere un film con protagonisti assoluti due attori che stanno vivendo la terza età da molto tempo. Scelta per lo più rischiosa dal punto di vista economico, ma ammirevole.

Bill Condon ha affrontato e vinto una sfida solo a metà, forse perché lui stesso ha voluto scegliere soltanto una parte: se avesse affiancato su due binari paralleli sia la vicenda di Roy che quella di Betty, allora L’inganno perfetto avrebbe guadagnato in suspense, magari avvicinandosi ad uno stile più hitchcockiano. Preferendo soltanto il punto di vista di Roy, il personaggio di Betty perde spessore, affidando alla Mirren il compito di catturare lo spettatore disponendo di un numero limitato di scene ad effetto.