DA OGGI IN SALA, LA RIVITAZIONE IN CHIAVE LIVE-ACTION DI ALADDIN FIRMATA DA GUY RITCHIE è UN FILM DAL RITMO SORPRENDENTE CHE DIVERTE E AFFASCINA

Esce oggi nelle nostre sale l’attesissima rivisitazione in chiave live-action di un classico senza tempo, il racconto di un amore che non conosce ostacoli e che supera ogni barriera, stiamo parlando di Aladdin.

Aladdin è diretto da Guy Ritchie e vede Mena Massoud nel ruolo dell’affascinante ladruncolo, Naomi Scott nel ruolo della bellissima e indipendente principessa Jasmine e Will Smith nei panni dell’incredibile Genio.

La storia della produzione di Aladdin non è priva di difficoltà. Accolto tiepidamente dagli addetti ai lavori, forse delusi dall’esperienza de La Bella e La Bestia del 2017, ha dovuto superare diverse polemiche, prima fra tutte quella della scelta della protagonista. La notizia dell’ingaggio di Naomi Scott – inglese con mamma indiana di origine ugandese – aveva fatto storcere il naso ai fan più esigenti, che erano desiderosi di vedere sul grande schermo un’attrice araba nei panni di Jasmine. Lasciatosi alle spalle lo scontro etnico, è giunto il tempo di confrontarsi con il film originale: qui, iniziano i pregiudizi. 

Il lungometraggio del 1992 ha cresciuto intere generazioni: chi non ha mai sognato di viaggiare a costo zero sul tappeto volante? Chi non conosce a memoria i versi de Il Mondo è Mio o Un Amico Come Me? Uno scontro alla Davide e Golia, una sfida che Guy Ritchie accetta con entusiasmo, vincendo una scomessa che sembrava persa in partenza

L’Aladdin diretto da Ron ClementsJohn Musker si fece precursore di un nuovo modo di fare animazione: dominato da un grande senso dell’avventura, aveva battute taglienti, musiche indimenticabili, personaggi tridimensionali e, per la prima volta, riferimenti pop fuori contesto. Come rendere omaggio a tutto questo?

I fenomenali poteri cosmici di Casa Disney trovano la risposta alla domanda di cui sopra nel cast scelto.

Will Smith – che eredita il ruolo del Genio dal leggendario e indimenticato Robin Williams – non fa rimpiangere nemmeno per un momento l’originale. Si sbizzarrisce nelle spettacolari fantasie nonsense del Genio, personaggio formidabile e miglior coprotagonista della filmografia Disney. Regala versioni rap dei brani più famosi della colonna sonora riadattata per l’occasione dall’otto volte Premio Oscar® Alan Menken. Balla, canta e porta una sana dose di umorismo.

E se Will Smith è una conferma del cinema mondiale – che sia egli al centro di un drama o di un musical -, le grandi sorprese sono Mena Massoud e Naomi Scott. Due attori di una bellezza disarmante, artisti dal talento innato, poliedrici e dal sorriso comunicativo, sono complici e, aiutati da un’indubbia somiglianza con la versione animata di Aladdin e Jasmine, si rivelano un’incarnazione pressochè perfetta. 

Complice un doppiaggio inappuntabile, la versione italiana di Aladdin gode anche della voce potente e sontuosa di Naomi Rivieccio, cantante dei brani della principessa Jasmine, e un omaggio non da poco al lungometraggio del 1992. Gigi Proietti, che ai tempi aveva doppiato il Genio rendendosi protagonista di una performance indimenticabile, qui, torna per prestare la sua profonda voce al Sultano di Agrabah. 

Ancor prima di elogiare la realizzazione tecnica dell’opera, non si può non constatare che Aladdin sia uno dei protagonisti più simpatici e azzeccati di tutta la produzione Disney. Il merito è del setting così inusuale per la serie dei Classici e di una sceneggiatura avvincente che riporta alla mente miti antichi e favole perdute ma aggiornate alla più moderna canonicità dei film d’azione.

La CGI permette la realizzazione di sequenze a dir poco stupefacenti (il volo attorno al mondo a bordo del tappeto volante, la fuga dalla Caverna delle Meraviglie, per esempio), e di personaggi sorprendentemente realistici come Abu e il Tappeto Magico

L’Oriente misterioso, sensuale e magico che fa da sfondo alla vicenda rivive grazie alla fotografia sgargiante della pellicola. Agrabah è dipinta come una sorta di portale multiculturale verso il mondo orientale, dotato di un’atmosfera internazionale e profondamente influenzato dall’Arabia e dalla cultura araba

L’affascinante ed elettrizzante mondo autentico ricreato dai filmmaker prende vita anche grazie ai costumi di Michael Wilkinson. Il vestiario infatti riflette in modo fedele l’etnia dei personaggi e l’area geografica da cui provengono

E la quota rosa? Contrariamente a quanto dichiarato dall’attrice Naomi Scott durante il press tour, la Jasmine del film di Guy Ritchie è ribelle e indipendente tanto quanto quella originale.

Disney ha creato un impero cinematografico che ha rappresentato i cambiamenti del femminile nella società. Alla base, come denominatore comune a tutte le vicende, c’è sempre un tentativo di liberarsi dalle catene imposte dalla società. La questione femminista è uno dei messaggi più importanti di Aladdin, che qui si distacca dalla visione stereotipata e semplicistica della donna. La nuova Jasmine raccoglie l’eredità di quella del 1992, ha una voce interiore forte e decisa che nessuno può mettere a tacere. 

Nonostante il giudizio complessivo sul film sia più che positivo ed entusiastico, Aladdin ha un piccolo neo. L’odiato Jafar, uno dei villain più riusciti del mondo Disney, crudele e spietato eppure simpatico a suo modo, non regge il confronto e, colpa di un attore (Marwan Kenzari) poco convincente, delude e tradisce le aspettative. 

Liberarsi dai pregiudizi non è cosa semplice: li abbiamo così interiorizzati e ne siamo talmente esposti che diviene quasi una battaglia difficile da vincere. Tuttavia, niente è impossibile. E, parafrasando proprio le parole di Walt Disney, se è divertente fare l’impossibile, Guy Ritchie lo ha fatto. Ha trasposto un capolavoro d’animazione realizzando un adattamento entusiasmante.

Sfregate la lampada, esprimente un desiderio, dimenticate i pregiudizi e godete dell’esperienza cinematografica, questo non è un diamante allo stato grezzo, ma un gioiellino che brilla di luce propria. 

Photo Credits: Disney