Alien: Covenant è arrivato nelle nostre sale. Il film, diretto da Ridley Scott ed interpretato da Michael Fassbender e Katherine Waterston, si colloca temporalmente dopo Prometheus e prima di Alien.
Potremo finalmente scoprire le origini dei terrificanti Xenomorfi? Ecco la nostra recensione.

Ridley Scott torna ad ampliare l’universo narrativo creato da lui stesso nel 1979 con Alien. Sono passati quasi 40 anni, 3 sequel, 2 spin-off e un prequel. Nonostante ciò sembra che Scott abbia ancora molto da dire sulla saga dell’Alieno. Ma vedendo Alien: Covenant sembra proprio che non sia necessario aggiungere altro. Procediamo con ordine.

Quando nel 2012 Prometheus uscì nelle sale, la reazione da parte di critica e pubblico fu piuttosto negativa. Quel film, che doveva essere un lontano prequel di Alien, non solo non dava alcuna risposta sulle origini dell’alieno, ma poneva moltissime domande che dopo i 122 minuti di film non trovavano una risposta. Ma Scott con gli anni ci ha fatto auspicare che sarebbe riuscito a risolvere quel mix confuso di fantascienza-filosofia con il sequel di Prometheus. Ecco dunque arrivare Alien: Covenant, che già dal titolo sembra un vero ritorno alle origini, claustrofobico ed inquietante.

A bordo dell’astronave Covenant tutto è tranquillo; l’equipaggio e le altre 2.000 anime sul vascello d’ esplorazione sono profondamente addormentate nell’iper-sonno, lasciando che Walter, l’organismo sintetico a bordo, cammini da solo per i corridoi. La nave è in viaggio verso il lontano pianeta Origae-6, sul fianco estremo della galassia, dove i coloni sperano di stabilire un nuovo avamposto per l’umanità. La pacifica tranquillità del viaggio viene interrotta quando una vicina esplosione stellare distrugge le vele di raccolta di energia della Covenant, provocando decine di vittime e facendo deragliare la missione.

Già dai primi minuti del film capiamo che nonostante nel titolo ci sia la parola “Alien”, il nuovo film di Scott è chiaramente più vicino nella messa in scena e nei toni al precedente Prometheus. Non che sia del tutto un male: scenografia e fotografia sono pregevoli, donano alla pellicola un’atmosfera sperduta e ostile. Le musiche sono minimali, ma d’effetto e sono chiaramente l’elemento che più ci avvicina alla tematica inquietante che il film dovrebbe portare avanti. Purtroppo però la nota dolente del film è la sceneggiatura: caotica, priva di suspense, minata ulteriormente da dialoghi spesso fuori luogo e poco credibili. Infine i personaggi sono così dimenticabili che le continue morti diventato una routine di cui ci importa ben poco.

L’Alieno che stando al titolo doveva essere il protagonista della pellicola, passa in secondo piano, per lasciar spazio all’approfondimento sul quesito “Chi ci ha creato?”. Le scene in cui la tematica viene portata avanti, nonostante dovrebbero agitarsi per via della loro natura filosofica e solenne, sono le più critiche del film. Malgrado la prova attoriale di Fassbender sia notevole, le scene che lo vedono protagonista rischiano involontariamente di diventare grottesche.

Dispiace smisuratamente vedere Ridley Scott così indeciso sulla direzione che la saga di cui è il padre debba prendere. Se con Prometheus aveva creato delle aspettative con le teorie sull’origine della vita, in Alien: Covenant il regista preferisce risolvere il tutto molto in fretta.

È davvero necessario continuare a soffermarsi sui prequel della saga o sarebbe più opportuno volgere lo sguardo in avanti e realizzare il quinto capitolo del franchise, che tutti attendono dagli anni ‘90?

 

A cura di Andrea Bonino
Photo and video credits: 20th Century Fox, GIPHY, Empire