American Assassin è una spy story diretta da Michael Cuesta – alla prima regia importante – e scritta da un team di sceneggiatori soliti avere a che fare col genere.

Il film indaga le ragioni che spingono Mitch Rapp (Dylan O’Brien), un normale studente universitario, ad entrare in corpo speciale della CIA, Orion. Mitch ha perso la ragazza in un attentato terroristico e il suo unico scopo nella vita è quello di vendicarsi. Irene Kennedy, vice direttore della CIA, individua in lui le caratteristiche perfette e lo porta da Stan Hurley (Michael Keaton), un veterano della guerra fredda, che addestra agenti sottoponendoli a sforzi fisici e psicologici straordinari per farli diventare degli assassini fantasmi in mano ai servizi segreti.

Quando dell’uranio impoverito sembra essere finito nelle mani sbagliate, Stan e Karen arruolano Mitch per la sua prima missione che partirà da Istanbul, passerà per Roma e finirà in mezzo al Mediterraneo.

La vendetta è dunque il tema principale, ma anche il movente della storia. Infatti, non solo Mitch, ma tutti i personaggi principali hanno qualcosa di cui vendicarsi e del rancore latente verso qualcun altro. Uno fra tutti Ghost, l’antagonista principale, che è un ex-agente speciale come Mitch e, in un certo senso, il suo gemello cattivo. Ghost rappresenta il terrorismo in tutte le sue forme: imprevedibile, spietato e più vicino a noi di quello che ci aspettiamo.

Mitch Rapp è il protagonista di una fortunata serie di best seller a tema spionistico di Vince Flynn. Si tratta di sedici romanzi e American Assassin è il prequel di tutta la serie che Flynn ha regalato ai suoi fan 11 anni dopo l’uscita del primo libro, Transfer of Power. Appare ben presto chiaro che lo scopo di questa trasposizione cinematografica sia quello di iniziare una nuova saga inseguendo le orme di quelle storiche, da James Bond a Jason Bourne. Per questa ragione gli sceneggiatori cercano di scavare a fondo il personaggio di Mitch in modo da consegnare agli spettatori un nuovo eroe a cui appassionarsi.

Il risultato, però, a parer mio, non è stato raggiunto. Il personaggio di Mitch, infatti, è abbastanza sottotono, probabilmente anche per via della prova monoespressiva dell’esordiente Dylan O’Brien. Se all’inizio l’enfasi sulla sua tragedia personale e la sua sete di vendetta sono motore dell’azione, nella seconda parte del lungometraggio il protagonista perde vigore e anche importanza. Una delle cause è sicuramente la comparsa di Stan Hurley interpretato da Michael Keaton che ha un carisma tale (e ultimamente è davvero in stato di grazia) da mettere in secondo piano qualunque altra interpretazione e da riuscire a salvare un personaggio molto poco originale.

A causa della non riuscita caratterizzazione dei personaggi, la principale pecca del film diventa il suo essere troppo classico: segue pedissequamente le regole e purtroppo in un genere ultra battuto, a volte in maniera indimenticabile come quello spionistico, è necessario avere il coraggio di uscire dagli schemi registici e narrativi) per poter dare qualcosa in più e di nuovo allo spettatore.

American Assassin fila, ma non lascia assolutamente nulla per cui essere ricordato.

Photo Credits: 01 Distribution