Annientamento: il nuovo film di Alex Garland con Natalie Portman – recensione no spoiler

Annientamento è arrivato sul catalogo Netflix ieri mattina, il nuovo film di Alex Garland (già regista di Ex Machina) è un thriller sci-fi con alcune suggestioni horror tratto dal romanzo di Jeef VanderMeer. Natalie Portman è la protagonista assoluta, supportata nella sua avventura da altre 4 donne – Jennifer Jason Leigh, Gina Rodriguez, Tessa Thompson, Tuva Novotny – e dal marito interpretato da Oscar Isaac. La pellicola, come vi abbiamo già raccontato in questo articolo, ha avuto una gestazione piuttosto difficoltosa, e l’accordo shock tra Paramount e Netflix ha permesso a quest’ultima di distribuire globalmente il film a sole 3 settimane dalla sua uscita nei cinema.

Lena (Portman) è una biologa distrutta dalla scomparsa del marito soldato, che 12 mesi prima aveva preso parte ad una misteriosa missione in un luogo sconosciuto. Inaspettatamente una sera Kane (Isaac) ritorna a casa, ma risulta confuso e ben presto comincia a soffrire di emorragia e convulsioni. Durante il tragitto verso l’ospedale, dei militari prelevano moglie e marito, trasportandoli in una base segreta. Lena apprende che Kane è in fin di vita, e la misteriosa missione che l’ha ridotto in quelle condizioni è stata compiuta all’interno dell’Area X o Shimmer: un ignoto bagliore che continua ad espandersi e rischia di compromettere la vita sul pianeta. Chiunque si sia avventurato al suo interno non è più tornato, eccetto Kane. Lena, decisa a scoprire cosa è successo al marito e con la speranza di trovare una cura, entra nell’Area X insieme ad una squadra di 4 scienziate: una psicologa, una geomorfologa, una paremedica e una fisica. Non bisogna farsi ingannare dalla meravigliosa e coloratissima flora che si è sviluppata all’interno dell’area: lo Shimmer è un luogo letale. 

Bisogna mettere subito in chiaro una fatto: Annientamento non è un semplice film di fantascienza. I piccoli risvolti horror non lo avvicinano a sci-fi come Alien Covenant LifeIl film di Garland, dando uno sguardo alle foto e ai trailer, si avvicina alle premesse di pellicole classiche come il già citato Alien, ma l’ambientazione esotica ricorda di più la saga di Predator, mentre la flora pericolosa e ambigua si avvicina al cult movie, L’Invasione degli Ultracorpi

La missione che Lena e la sua squadra di scienziate devono affrontare è simile a quelle che spesso si svolgono in pianeti alieni, ma il vero significato di tutto quanto è ben diverso dalla semplice scoperta dell’ignoto.
L’intera atmosfera del film, fin dall’inizio quando siamo ancora nel mondo reale e sicuro, risulta ambigua e sospesa. La Portman è sicuramente azzeccata per il ruolo non facile di Lena, una biologa con un passato difficile e con alcuni scheletri nell’armadio. È lei il vero centro del film, le altre 4 scienziate, come apprendiamo fin dall’inizio, sono date per spacciate.
I colori, gli effetti luminosi e i suoni che sentiremo all’interno dello Shimmer ci stordiranno, avvicinandoci allo stato confusionario di cui soffre la squadra fin dall’inizio della missione. Proprio per questo motivo, più volte durante la visione della pellicola rimpiangeremo la mancata distribuzione nei cinema. Annientamento è un’esperienza visiva e sensoriale di grande coinvolgimento, supportata dall’inquietante colonna sonora ad opera di Ben Salisbury e Geoff Barrow.

Annientamento non vuole essere solo un esercizio estetico, ma ben altro. Le pellicola di Garland è libera ad ogni interpretazione, pone grandi domande ma le risposte non sono facilmente rintracciabili, ed ognuno di noi può provare a rispondere diversamente. Alcuni macro-temi però sono ben evidenti e ricorrenti: il cancro, l’autodistruzione, la crescita, il perdono, il dolore. Ognuno di questi argomenti viene sviluppato e affrontato all’interno del sci-fi più atipico degli ultimi anni. Non pensate di trovare una risposta esaustiva a fine film: Annientamento è vita, o meglio, il mistero della vita.  

Il film di Garland si avvicina alle pellicole fanta-filosifiche di Villneauve, ma forse il paragone ancora più azzeccato – e altisonante – andrebbe fatto con i film di TarkovskijSolaris Stalker. Non stupisce quindi la scelta della Paramount di “abortire” la sua uscita nei cinema: che i distributori si siano accorti troppo tardi della difficile accessibilità della pellicola? In tal caso si potrebbe dire ben venga alla distribuzione su Netflix per quelle pellicole che forse non avrebbero nemmeno trovato una distribuzione nei nostri cinema.