Ieri mattina, a Roma, si è tenuta una piccola, grande conferenza.

Alla presenza di Paul Rudd e Evangeline Lilly, la The Walt Disney Company ha lanciato Ant-Man and The Wasp, il sequel del film uscito nel 2015 sotto la regia di Peyton Reed. I due protagonisti, inoltre, sono stati oggi in visita al Giffoni Film Festival, ed hanno sfilato sul water carpet allestito per l’occasione. 

In attesa della nostra recensione del film, ecco il resoconto della conferenza stampa.

 

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D: Cos’è per voi l’Universo Cinematografico Marvel?
Evangeline Lilly: Per me MCU è una magia, è divertimento, è complicità che si è aggiunta alla mia vita, è qualcosa che ci porta a sentirci bene e a provare un senso di speranza anche se questo mondo spesso non ci permette di farlo, una fuga che ci ricorda di essere coraggiosi e di affrontare le sfide che possono.
Paul Rudd: Anche per me è un importantissimo tassello che si è aggiunto alla mia vita, completandola, positivamente. È un’azienda conosciuta in tutto il mondo è far parte di questo è qualcosa di straordinario, che condivido con i miei bambini, che vedono tutti i film dei Marvel Studios. Anche se la mia bambina (avendo otto anni) ancora mi odia per non averle fatto vedere Infinity War.

D: Paul, tu interpreti il secondo Ant-Man, quello più simpatico rispetto alla versione di Michael Douglas. VI siete mai interfacciati come attori e personaggi su queste differenze?
R: Temo che Michael Douglas avrebbe qualcosa da ridire sulla simpatia. Ma noi abbiamo il dovere di riportare nel migliore dei modi questi personaggi sul grande schermo, è l’essenza di questo mondo. E averlo condiviso con lui è stato bellissimo.

D: Siete mai voluti divenire piccoli nella vostra vita? E state più attenti agli insetti da quando avete girato i vari film?
Paul Rudd: Si, io amerei diventare piccolo in situazioni poco carine, e non una ma tante volte dato che mi ci ritrovo spesso in contesti lavorativi o familiari. (Ride, ndr.) Comunque la mia relazione con le formiche è cambiata moltissimo, ormai evito accuratamente di schiacciarle.
Evangeline Lilly: Vi racconto un aneddoto. Quando facevo Lost era abitudine del cast riunirsi ogni settimana per vedere la puntata. Lì mi sarebbe piaciuto tantissimo poter diventare piccola perché era il mio primo lavoro e non avevo idea di cosa stessi facendo, non ero preparata. Per gli insetti, invece, io da piccola li ho sempre amati e protetti. Pensate che andavo in giro, nel mio quartiere, mettendomi sul corpo tanti bruchi neri e pelosi spaventando le altre ragazzine.

D: Quando hai accettato il ruolo di Hope sapevi dell’evoluzione del tuo personaggio?
R: Quando fui presa per il primo film lessi con attenzione lo script. Arrivata all’ultima pagina c’era la battuta dove dicevo “E’ arrivato il momento!” e l’unica cosa che sapevo era che se fossi riuscita a far bene il mio lavoro, se avessi avuto successo, allora avrei potuto vere gli sviluppi di quella frase. Quindi mi sono impegnata a fondo per far fare bella figura a Paul. (Ride, ndr.)

D: In Ant-Man and The Wasp vedremo ancora due interpreti ringiovaniti dalla tecnologia. Come vi fa sentire questa novità tecnica? Vi mette a disagio o vi affascina come attori?
Paul Rudd: Questa volta ti racconto io un aneddoto. Michael Douglas mi ha confessato che quando ha saputo di lavorare con Michel Pfeiffer era molto eccitato perché non ci aveva mai collaborato prima. Ma quando ha saputo che avrebbe lavorato con lei ringiovanita di 30 anni… lo era ancora di più.
Evangeline Lilly: La prima volta che ho vidi questa tecnologia stavo lavorano alla trilogia de Lo Hobbit e ricordo che avevo già fatto tutti i passaggi che servono per catturare la mia immagine, per poter sviluppare immagini, foto e gadget per il mio personaggio. Tuttavia mi chiesero di rifarlo di nuovo e la cosa non mi emozionava per nulla. Per questo chiesi il perché, non apprezzavo l’idea che si potesse creare questo fantoccio in mia assenza. Mi opposi, pensavo che non ci sarebbero stati attori tra 20 anni, ma poi capii che era giusto andare avanti su questa strada, mi sono rassicurata e ho fatto questo processo sia per Ant-Man che per lo Hobbit.
Paul Rudd: Io ho dovuto accettare l’idea con il tempo, assecondarla e non combatterla. E sono arrivato ad apprezzarla.

D: Quale personaggio di fantasia sognavate di esser da bambini?
Paul Rudd: Capitan Uncino! … ma non mi hanno mai dato la parte
Evangeline Lilly: Io ne avevo due, un elfo nella terra di mezzo e l’ho fatto ed è stato fantastico e la Catwoman di Michel Pfieffer che non ho interpretato ma che ora è divenuta mia madre in questa saga! Praticamente VIVO IN UN SOGNO!

D: La famiglia è un tema importante in Ant-Man e in questo sequel. Voi a quale famiglia siete più affezionati? Quella televisiva, dove avete iniziato, quella cinematografica o a quella dei Marvel Studios?
Paul Rudd: Lavorare a un film è un’esperienza fantastica ma lavorare con i Marvel Studios negli ultimi anni, mi ha permesso di creare un rapporto di amicizia e familiarità mai avuto prima, conoscendo anche gli altri Avengers e i dirigenti degli studi.
Evangeline Lilly: I Marvel Studios sono una famiglia straordinaria, ti trattano come fossi parte della loro vera famiglia dal primo all’ultimo. Anche se 6 anni con il cast e la crew di Lost nulla potrà eguagliarli. Sono stata con loro per anni su un’isola deserta, sola, senza marito o figli, ma c’è stata una capacità di amore e affetto ineguagliabile. La crew è diventata una vera e propria famiglia e ho pianto ogni volta che dovevo salutarli dopo ogni stagione, lo dico senza vergogna. Ancora oggi mi emoziono e commuovo ripensando a queste persone splendide.

D: Hollywood ha passato anni pensando a eroi giovani. Ora sembra esserci un’inversione di rotta. Ma la giovinezza è ancora un mito? Non servono gli anti-rughe?
Paul Rudd: Io credo che Hollywood abbia ancora preferenze per attori più giovani ed è strano che qui abbiamo supereroi più in là con l’età ma… ne sono molto grato. Penso di essere veramente grato per questo, e grazie alle nuove tecnologie potrei interpretare il ruolo per i prossimi 50 anni.
Evangeline Lilly: E’ bello vedere anche siamo davanti a una forza contraria a penalizzare chi ha più età. E forse i primi sono stati proprio Gwyneth Paltrow e Robert Downey Jr. dimostrando che non serve essere giovanissimi per esser belli e rappresentativi, per questo faccio una campagna contro gli anti-rughe. Non vedo l’ora di invecchiare come sono e acquisire più esperienza. E voglio far passare bene proprio questo messaggio.