BlacKkKlansman di Spike Lee viaggia tra gli anni ’70 e l’era Trump, raccontando una storia vera di allora per raccontare l’America di adesso.

Spike Lee e le evidenze. Evidenze di razzismo. Evidenze dell’era Trump e della replica, in scala maggiore, di ciò che è accaduto circa cinquant’anni fa. Evidenze dell’America odierna.
Spike Lee spara tutte le sue cartucce già nei primi istanti del film, con il monologo razzista che si sente udire dalla voce di Alec Baldwin: sì, proprio quel Baldwin là, quello che si è prestato alla parodia fulminante di un certo presidente degli Stati Uniti d’America. Quella di Lee è una rabbia furiosa e in questa rabbia rimane lucido nell’argomentare i temi di BlacKkKlansman, di quel gioco di parole che forse all’inizio non si coglie del tutto e che dice allo spettatore “cerca il legame che ci divide” e ti fa ragionare.
BlacKkKlansman, che si basa sulla storia vera di Ron Stallworth, è ambientato negli anni ’70, anni che sono stati protagonisti di grandi sconvolgimenti sociali e di lotta per i diritti civili. Ron Stallworth (John David Washington) è il primo detective afroamericano del dipartimento di polizia di Colorado Springs, ma vene accolto con scetticismo e ostilità. Stallworth, deciso a farsi un nome e di fare la differenza nella sua comunità, decide di infiltrarsi nel Ku Klux Klan ed esporre i loro crimini.

Un film che si apre con la scena di morte più maestosa della storia del cinema, quella di Via col Vento quando Rossella va alla ricerca del dottor Meade, e che si chiude con le scene di violenza di Charlottesville dell’agosto 2017. Non si parla dell’evento degli anni ’70 in sè, semmai della sua sconcertante attualità in tempi trumpaniani, con le dovute esplicitazioni come Make America Great Again. Anni che si fanno quanto mai più presenti, penetranti, surreali. Punti di vista che si fanno forti anche di una certa dose di ironia che rendono BlacKkKlansman talvolta una commedia atta a ridicolizzare il KKK e i loro assurdi propositi e, in linea diretta, qualsiasi forma di razzismo esistente. Si ride e ci si amareggia al tempo stesso per situazioni sì alleggerite, ma senza perdere mail il vero valore che sprigionano e che fanno rabbrividire. Un film che si fa racconto culturale e identitario da una parte e che si fa racconto e accusa di allucinazioni attuali. Un contesto, in realtà, allargato a tutte le razze e le cosiddette minoranze.