Grandi incontri alla View Conference 2017!
John Nelson, Supervisore degli effetti speciali di Blade Runner 2049,
ha raccontato come nasce un miracolo grazie al lavoro degli effetti speciali.

John Nelson, Supervisore degli Effetti Speciali di Blade Runner 2049 (leggi qui la recensione), e Premio Oscar nel 2001 per Il Gladiatore, ha partecipato a View Conference 2017 illustrando il grande lavoro che vi è dietro ad alcune delle sequenze più belle del film diretto da Denis Villeneuve.

Con modi molto affabili e coinvolgenti, questo genio dei VFX ha raccontato come è stata girata le sequenza in cui viene riportata in vita la replicante Rachel, realizzata grazie alla creazione di un “doppio digitale” dell’attrice Sean Young.
Per realizzazione fisica della sequenza è stato necessario l’utilizzo di una controfigura (Loren Peta) a cui è stato applicato digitalmente il volto di Sean Young così com’era nel 1982. La scena è stata girata da entrambe le attrici attraverso la tecnica della performance capture, come è visibile nelle foto sottostanti, per poter registrare le espressioni del viso di Sean Young. Nelson ha spiegato quanto fosse importante lavorare anche sulle movenze di Rachel, non solo sul volto, “Era importante darle la stessa sicurezza di sé che aveva nel primo film, quando entra in scena. Ma nel momento in cui va da Harrison Ford, passa dal sentirsi estremamente sicura di sé all’incertezza e questo per colpa del rifiuto”. 

A proposito di questa sequenza e dell’etica del riportare in vita alcuni personaggi sullo schermo post-mortem, John Nelson ci ha detto questo durante l’intervista:

Ho riportato in vita alcuni personaggi già in passato per Il Gladiatore, quando Oliver Reed é venuto a mancare, e ho dovuto ripresentare la sua performance. Quando devi realizzare un essere umano digitale é molto complicato. Deve esserci una ragione molto valida per ricrearlo. L’ho già fatto in molti film ormai, e nel ricreare l’espressione degli occhi, del viso, la ricerca deve essere esatta e fedele alle caratteristiche reali della persona. Nel caso in cui un attore muoia, si presenta una ragione valida per realizzare questo tipo di lavoro, ovvero la necessità di completare il film. Nel caso di Blade Runner 2049 però non si trattava di portare sullo schermo un attore deceduto perché Sean Young è ancora in vita ma all’epoca di Blade Runner aveva 20 anni ed era la donna più bella che avessi mai visto, e lo è ancora, ma non è più giovane e noi dovevamo mostrare la Rachel del 1982. Per questo abbiamo dovuto “riportarla in vita”.

Un’altra sequenza di Blade Runner 2049 su cui John Nelson si è soffermato è la scena d’amore tra l’agente K (Ryan Gosling) e l’ologramma Joy (Ana de Armas) che si realizza grazie alla fusione di Joy e la prostituta replicante interpretata da Mackenzie Davis.
Questa sequenza, tecnicamente molto complessa, ha richiesto un grandissimo lavoro da parte di tutto il team dei visual effects che Nelson dirige in quanto, per la prima volta, è stato necessario fondere due personaggi mantenendo intatte le essenze delle due protagoniste. Una vera sfida per John Nelson che ha girato le sequenze delle due attrici separatamente per poi fonderle in CG. Durante il montaggio finale di Blade Runner 2049 vediamo i due personaggi unificarsi ma senza che questo avvenga mai completamente. Gli occhi sono l’unico elemento che si sovrappone completamente in un match perfetto. Per alcuni secondi gli occhi dei due personaggi si fondono totalmente dando vita a un terzo personaggio completamente nuovo.

blade runner 2049

Abbiamo chiesto a John Nelson cosa rappresentano i replicanti per lui:

Nel film originale abbiamo dovuto presentare il concetto che i replicanti esistono. Dunque abbiamo dovuto continuare nello stesso modo anche in questo film, con diversi tipi di replicanti, come i replicanti virtuali. Quando guardo i replicanti, come nel primo film, l’analisi su cos’è un replicante porta alla rianalisi del nostro concetto di umanità. Cioè, cosa li rende umani? Cosa rende noi umani? Qual é la natura dei ricordi, e quali ricordi ci rendono umani. K è un reietto all’interno della società, per il lavoro che fa, ma mentre lo guardi hai sensazioni contrastanti (adoro la performance di Ryan Gosling), perché senti davvero che a lui non piace farlo, ma è costretto. Quindi hai sempre quel dubbio che ti fa chiedere se agisce seguendo il modo per cui è stato programmato o ascoltando il suo cuore. Per me la bellezza del film é poter guardare i replicanti e le loro emozioni, riuscire a vedere le loro anime, mi fa pensare alla natura dell’oppressione nelle nostre società, e a cosa significhi essere umano.

Blade Runner 2049 è un film che ha emozionato il pubblico e le persone che vi hanno lavorato. Persone come John Nelson, che hanno messo la loro passione e il loro talento nella realizzazione di un sequel molto coraggioso ed estremamente ben riuscito. Un film che ha ricalcato l’anima della pellicola originale andando oltre, espandendo e amplificando il mondo distopico tipico di Blade Runner e richiamando ancora una volta l’attenzione sulla natura degli esseri umani e sulla loro unicità.

 

Photo Credits: View ConferenceWarner Bros.