Nello storico Cinema Barberini di Roma abbiamo avuto modo di incontrare il cast di Bob & Marys – Criminali a Domicilio, il nuovo film di Francesco Prisco che debutterà in 200 sale italiane il prossimo 5 aprile.

Di seguito vi riportiamo alcune delle domande che sono state poste al regista, ai due protagonisti (Rocco Papaleo e Laura Morante) e agli altri attori coprotagonisti.

Ciao Francesco, nel film è presente un termine molto singolare, “accuppare”, che sostanzialmente vuol dire “lasciare della merce di contrabbando in casa di cittadini invisibili”. Puoi spiegarci com’è nato o da dove l’hai ripreso?

– In realtà è un termine che ho preso in prestito dal vocabolario napoletano, vuol dire “riempire”, e si tratta di un azione realmente accaduta in provincia di Napoli, dove vivo io. “Accupare” non è il vero termine usato ma il fenomeno è lo stesso. Ho incontrato la coppia che è stata protagonista di questa vicenda per capire se c’era del materiale, oltre ad aver letto altri articolo di cronaca, per poterci lavorare su. Ma nel film ci sono alcune differenze sostanziali. Per esempio i fatti reali sono durati 6 mesi e sono stati molto drammatici. Io, però, ho cercato di renderla una commedia. Non ci sono state altre ricerche, non la lettura di altri fatti di cronaca, come un infermiere che, proprio per colpa di questo fenomeno, si era ritrovato delle armi in casa, è impazzito e ha sparato a tutti: cognata, familiari, vigili, per un totale di 5 morti.

– I protagonisti invece sono Rocco Papaleo e Laura Morante… una coppia inedita!

– Francesco: Io conoscevo già Rocco, ed è stato il primo attore che ho contattato accettando subito. Per la protagonista, invece, mi è immediatamente venuta in mente Laura Morante, che ho apprezzato molto nel film di Carlo Verdone (L’amore è Eterno Finché Dura). Tutti mi dicevano “ma chissà se funzionano”… io penso che siano davvero il valore aggiunto del film… ho realizzato solo dopo che erano entrambi due registi oltre che attori e che io sono solo al mio secondo film!
– Laura: La cosa che mi ha sorpreso è che Francesco non abbia voluto due attori napoletani. Rocco sicuramente si avvicina di più alla cultura partenopea, essendo meridionale. Io, invece, ero completamente fuori contesto. Forse voleva proprio che fossimo così spaesati. Quando è arrivata questa sceneggiatura l’ho trovata originale, con personaggi tutti ugualmente divertenti, a volte invece funzionano solo i principali e non gli altri. Nel buon film invece deve funzionare tutto e qui funziona… Anche perché spesso è più difficile fare un piccolo ruolo che uno grande. Poi mi è rimasto molto simpatico Francesco e l’aspetto umano continua a interessarmi più di quello professionale. Gli ho dato una grande fiducia. Solo dopo ho saputo che c’era anche Rocco e ne sono stata molto felice. In passato c’eravamo solo incrociati nel film di Paolo Virzì (Ferie d’Agosto) senza mai girare scene insieme.
– Rocco: Anch’io sono felice di aver incontrato Francesco, è una bella persona e penso di aver trovato un nuovo amico. Laura invece è un mio idolo giovanile, sia al cinema che a teatro. L’ho incontrata a qualche cena ed è sempre stata molto simpatica. Sul set aiuta, soprattutto quando ci sono delle lunghe pause tra un ciak e l’altro.

– Una domanda per Laura: come hai lavorato per costruire questa donna furba e intraprendente?

–  Guarda, il personaggio già esisteva sulla carta, ne abbiamo solo dovuto parlare con Francesco, Annamaria (Morelli, la produttrice del film) e Rocco. A me piaceva perché sa mentire, cosa che invece io nella vita non sono per nulla brava a fare. E poi ha questo modo di fare, di voler tenere testa ai mafiosi, è incosciente, scervellata. Si lamenta dei piedi sul divano e non della loro presenza forzata in casa. Poi vuole innescare un cambiamento, e sfrutta addirittura degli scarafaggi per il suo intento.

– E i ruoli minori, invece, sono quasi più “normali”, più responsabili.

– Giovanni Esposito: Con Francesco ci siamo conosciuti qualche anno fa e non ho dovuto neanche minacciarlo per ottenere questo ruolo. Penso che sia una grande storia con un cast meraviglioso, e gli auguro una grande fortuna.
– Andrea di Maria: Conosco Francesco da un po’ di tempo ma non avevamo mai lavorato. Mi aveva chiamato più volte ma non avevo mai risposto. Poi è stato insistente. E quando mi ha dato la sceneggiatura mi ha divertito molto. Ho capito subito che sarebbe stato un film molto forte. Io interpreto Mario, un personaggio molto divertente. Mi piaceva questa sua debolezza, questa sua indecisione. Penso che rappresenti i trentenni di oggi, a metà strada, se fare i ventenni o diventare adulti.
– Francesco di Leva: È un film rock and roll, che suona diverso da qualsiasi altro e mi fa ben sperare sulla black comedy in Italia. Ho amato vedere sia Rocco che Laura in un film tipicamente napoletano. Penso che per questo vada apprezzato il coraggio produttivo. Poi rispetto al personaggio mi sono divertito tantissimo, pensavo ore al trucco, cosa che non capita spesso. E si parlava molto, cosa rara!
– Simona Tabasco: A me fanno sempre sposare ma in questo film per la prima volta ero anche… incinta. Ringrazio molto Francesco e Annamaria che mi hanno permesso di lavorare.

– Per la scelta delle musiche che cosa puoi dirci, invece, Francesco? C’è molto rock and roll…

– Non ho nulla contro il neo-melodico napoletano ma avevo deciso che il rock and roll sarebbe stato il passato della coppia. È la musica che l’accompagna nella riscossa, che le dà la voglia di non soccombere alla criminalità. Tornando a essere i “Bob & Marys” della giovinezza. Anche nella scelta dei criminali ho preferito allontanarmi il più possibile da modelli conosciuti come Gomorra, i miei antagonisti sono più vicini a quelli di Fargo per capirci.

– Quanto è voluto non mostrarci la Napoli che siamo abituati a vedere?

– È stato voluto fin dalla ricerca delle location. Quando sono arrivato nel quartiere scelto come set sono rimasto stupito davvero. Sembrava di stare in America ma con una grande palazzina vicina che inquieta i protagonisti e tutte le villette vicino. Volevo raccontare la periferia, che è da dove vengo dove le vicende originali sono accadute… è lì che operano, più fuori che dentro la città.

– Hai mai pensato a un finale più cupo?

– No, perché volevamo fare una commedia.

Foto: Videa