Spesso si crede che le star siano un’élite al limite del divino, persone poco alla mano e raramente socievoli. Se siete di questa idea, Bryan Cranston vi farà ricredere. Ospite indiscusso della giornata di giovedì 20 luglio, il Walter White di Breaking Bad ha tenuto due incontri indimenticabili, al termine dei quali ha ricevuto il Giffoni Experience Award. Alternando momenti di ilarità a attimi di serietà, Cranston ha intrattenuto il giovane pubblico del Giffoni Film Festival al Meet the stars e a La giuria incontra… tenutosi in sala Truffaut. Con un sorriso perenne sulle labbra ha esordito rispondendo alla prima domanda con un inglese marcato da un’imitazione dell’accento italiano (”Scusatemi, ma l’italiano ha un suono così bello che potrei sentirmi mandare al diavolo per tutto il giorno!”). Le domande dei Q&A si sono principalmente concentrate sulla sua performance di Heisenberg in Breaking Bad, ma sono stati ricordati altri lavori fra cui la celebre serie Malcom in the middle. Ha parlato del suo lavoro di regista, confessando di avere qualche sceneggiatura pronta nel cassetto che spera di trasporre sul grande schermo il prossimo anno. Scusandosi delle scene senza pantaloni in Breaking Bad, raccontando aneddoti divertenti accaduti sul set, coinvolgendo i ragazzi con battute di spirito, Bryan Cranston ha letteralmente stregato anche il pubblico più scettico con il suo carattere brillante. Un vero e proprio one man show, dal blue carpet fino agli incontri in sala, in cui ha invitato più volte gli spettatori a correre il rischio e seguire le proprie passioni perché sono quelle che ci rendono felici.

Nella serie Malcom interpreti Al, un padre che si fa abbindolare facilmente. In Breaking Bad il tuo personaggio ha un’evoluzione durante la serie. Quale dei tuoi padre si avvicina al tuo modo di essere genitore?
Spero di essere un buon padre, questo andrebbe chiesto a mia figlia. Nella serie Malcom, il padre è molto stravagante, a volte un po’ sciocco. Walter White in Breaking Bad è un buon padre secondo me, anche se molti non la pensano in questo modo.

Come è stato tornare nei panni di un Power Ranger?
Ho iniziato la mia carriera doppiando in inglese gli episodi di Power Rangers, quindi quando mi hanno offerto il ruolo nel film per me è stato davvero un onore perché ho avuto la possibilità di completare il mio percorso.

Una delle scene più belle di Breaking Bad è il discorso di Walter sul ”sentirsi vivo”. Ci sono stati dei momenti in cui ti sei sentito vivo?
Mia moglie è qui, adesso. Stiamo insieme da trent’anni, abbiamo una bellissima figlia, anche lei attrice, e loro mi hanno regalato i momenti più belli. L’importante è che la gioia che provi durante la tua vita attoriale non soppianti mai la gioia che ti dà la tua vita in famiglia. Una delle due cose ha una durata più labile, mentre l’altra ci si augura che duri per molto più tempo.

Hai imparato effettivamente qualcosa riguardo alla chimica sul set di Breaking Bad?
Sono stato in una università del sud della California per lavorare con il preside della facoltà di chimica. Abbiamo avuto anche un chimico sul set per spiegarci le varie procedure. Quindi non sono realmente stato all’accademia della metanfetamina. Scherzi a parte, è stato davvero affascinante: da piccolo non mi piaceva molto la chimica perché la trovavo incomprensibile, ma crescendo ho compreso come la vita stessa sia chimica e senza chimica niente esisterebbe.

C’è mai stato un personaggio la cui personalità o una parte di essa ti è rimasta dentro tanto da portarla con te nella vita di tutti i giorni?
Ho amato interpretare Walter White ma non credo di aver mai voluto portarlo con me a casa. Avevo una routine quando tornavo a casa dopo una giornata lavorativa: prendevo due asciugamani molto caldi e ne mettevo uno sulla testa come un turbante, mentre l’altro me lo avvolgevo sulla faccia, come fanno i barbieri professionisti. In questo modo, tutte le tossine della giornata uscivano fuori assieme a quelle del personaggio che avevo portato sul set.

Cosa ne pensi della serie Better call Saul?
Adoro quella serie, è così familiare e nuova allo stesso tempo, quindi è come se mi invitasse ad esplorare nuovi aspetti della storia.

In Malcom c’è stata una scena in cui eri ricoperto di api. Cosa ne pensi dell’uso degli stuntmen e qual è il tuo pensiero riguardo le misure di sicurezza nel mondo del cinema?
Sì, avevo qualcosa come settantamila api addosso e sono stato punto due volte: sulla spalla e…beh, lì. Un addetto era pronto a togliere il pungiglione delle api e quello sulla spalla lo ha tolto subito, ma quando ha visto che l’altro era laggiù mi ha detto ”Mi dispiace, ma devi fare da solo.”. Per quel che riguarda il lavoro degli stuntmen posso dire che se ne parla e discute tantissimo perché è una cosa molto ben organizzata e controllata.

Ti è arrivata una lettera da Hopkins dopo le riprese di Breaking Bad: come ti sei sentito a ricevere una presente da un attore che per te è stato una musa?
È stato davvero un grande onore. Mi sento una delle persone più fortunate del mondo per la vita che conduco. Io racconto delle storie e a tutti piace sentirsi raccontare delle storie. Credo che un ricordo comune a tutti noi sia quello di un libro sulle gambe del nonno in attesa di una fiaba. Questo non cambia: che tu sia giovane o vecchio, amerai sempre ascoltare storie. Essere parte della storia raccontata è davvero una cosa bellissima.

Qual è il consiglio che daresti a chi vuole intraprendere la carriera di attore?
È una cosa difficile da esprimere in così poco tempo. Ma direi che la cosa più importante è che tu abbia una passione viscerale per questo tipo di arte. Devi amare l’idea di vederti fare qualcosa che ami profondamente, piuttosto che l’immagine di te famoso o ricco. Se avete una passione dovete provare, perché se non provate automaticamente avete fallito.

Ti sei mai preparato in qualche modo particolare per interpretare un personaggio?
Mi ricordo che persi velocemente una grande quantità di peso in soli dieci giorni e la gente mi chiedevano ”Ma come riprenderai tutti questi chili?” …beh, mangiando!

Cosa ci vuoi dire del finale di Breaking Bad? E qual è stata la scena di Jesse e Walter che preferisci?
Ho pianto durante la scena finale. Non poteva terminare in maniera migliore, è stata la miglior conclusione che la serie potesse avere.
Credo che la mia scena preferita fra loro due sia quella in cui si rendono conto che non sarebbero più stati insieme. Ho provato davvero tutto quel sentimento, perché in quel momento stavo dicendo anche addio ad Aron Paul.

Alla luce delle polemiche avvenute al Festival di Cannes circa Netflix, cosa pensi che ne sarà del cinema con tutte le nuove piattaforme che stanno nascendo?
Non seguo molto il gossip, quindi ero all’oscuro di queste polemiche. Netflix, Amazon e le varie compagnie di produzione cinematografica possono essere un bene perché offrono molte opportunità di lavoro alla comunità degli autori e artisti. Spero fortemente che il cinema non muoia mai perché c’è qualcosa di assolutamente speciale nello stare seduto in una sala piena di sconosciuti e godere assieme l’esperienza di un film sul grande schermo. La cosa più bella è che qualsiasi emozione ti sia arrivata dalla visione del film è corretta. La vera magia che riguarda l’arte è che la persona che ne usufruisce sta sempre facendo la cosa giusta.

Ci sono stati momenti in cui la tua vita ha influenzato Walter White?
Quando un personaggio ti entra dentro è davvero difficile capire chi sta influenzando chi. Walter è un personaggio molto particolare e molto forte e sarà per sempre parte di me, così come io sarò, in un certo senso, parte di lui.

 Oltre che ad essere un attore, hai sperimentato la regia, a volte anche in Breaking Bad e Malcom. Vorresti fare il regista per il grande schermo? E come è lavorare con il Cranston regista?
Ho già fatto un film nel 1999, un piccolo dramma romantico: Last chanche. Mia moglie ne era protagonista e questo film a dirla tutta era un regalo per il suo compleanno. È un film che si può sicuramente trovare in giro e credo che sia molto femminista. Ho scritto altre cose di cui spero di esserne regista il prossimo anno.
Il Cranston regista è un idiota, egocentrico e anche una persona difficile. Ogni tanto lo devo calmare e tranquillizzare. Il fatto è che quando lavori su un personaggio, soprattutto se lo hai scritto tu stesso, lo senti sempre più tuo, diventi sempre più critico e ti senti in dovere di volerlo proteggere.

Quale ruolo è stato il più importante per te e quale personaggio descrive al meglio la tua personalità?
Walter White è un ruolo con il quale non mi sono sentito mai molto connesso, ma la prima cosa da fare per un attore è non giudicare il personaggio che deve interpretare, quindi ho cercato la motivazione dietro il suo agire. Un attore deve affidarsi alla propria abilità ma anche e alla sua curiosità. È importante fare ricerche per comprendere meglio il personaggio e quindi riuscire ad immedesimarsi meglio nel ruolo. Ned Fleming del film Proprio lui? è il personaggio in cui credo di rivedermi maggiormente perché abbiamo una situazione molto simile in famiglia.

Cosa credi sia indispensabile per creare l’atmosfera giusta sul set?
La relazione fra le persone sul set è di fratellanza: è molto importante perché tutti lavorano alla stessa storia. Una cosa molto utile è non limitarsi a un solo ruolo: se sei un attore devi essere anche un po’ regista e scrittore, se sei scrittore devi essere anche attore e regista… La cosa che accade è che guadagni il rispetto di chi lavora al tuo fianco.

In Breaking Bad sei un professore di chimica sottovalutato ma pieno di passione: ti è mai capitato di conoscere un professore che fosse davvero importante per te?
Due professoresse in particolare mi hanno davvero cambiato e sono state coloro che mi hanno introdotto verso il mondo dello spettacolo, verso l’idea che potessi esprimermi attraverso l’arte. Mi dispiace molto che i professori siano così sottovalutati alle volte, perché possono davvero dare molto.

In Breaking Bad, Walter White subisce un cambiamento drastico: a te è mai capitato?
Sì, mi è successo all’età di ventidue anni. Capii che avevo due scelte: scegliere qualcosa in cui al momento non ero bravo ma che amavo fare oppure scegliere di fare qualcosa per cui ero decisamente portato ma che non mi entusiasmava. Ho scelto la soluzione più rischiosa.

Hai mai avuto problemi nel trasmettere certe emozioni durante una performance?
Quando sei un attore per tanto tempo fortunatamente una delle cose che riesci bene a fare è aprire la cantina delle emozioni e prendere ciò che ti serve, anche se queste emozioni possono farti sembrare una persona non del tutto buona.

Come scegli il ruolo da interpretare?
La prima cosa che cerco quando ho un copione è ciò che mi comunica la storia: è importante? Mi ha commosso? Se la risposta è sì, guardo il personaggio: è importante nel raccontare la storia? Se ancora una volta la risposta è affermativa, inizio ad avvicinarmi al personaggio per cercare di capire se riesco a indossare quel ruolo.

L’episodio Fly di Breaking Bad è molto particolare e sicuramente uno dei più belli della serie: ce ne vuoi parlare?
Quell’episodio è un esempio di quello che viene chiamato episodio in bottiglia: è un concentrato di informazioni. Abbiamo realizzato quell’episodio in maniera così semplice per una questione di risparmio, devo essere sincero. La cosa ha fatto scervellare moltissimo gli autori e così è nato l’episodio Fly.

Come è lavorare nei panni di attore comico?
Lavorare per far ridere le persone è il lavoro più bello del mondo. Eppure la commedia è più difficile del dramma: devi essere specifico e devi attenerti ai tempi comici, altrimenti non funziona. Ma ciò che magigormente finisce sullo schermo è l’improvvisazione che nasce spontanea dallo script. L’improvvisazione è una cosa molto importante: se vai sul palco ogni giorno senza sapere cosa andrai a fare di preciso e te la cavi, immagina cosa potrebbe accadere quando sai perfettamente cosa devi fare.

È un peso per te sapere di essere un modello per molte persone grazie alla tua fama?
Sono felice di essere un modello per la gente, non lo sento come un peso. Parlare davanti a un pubblico così grosso è più gratificante che parlare a pochi giornalisti, senza offesa per loro ovviamente. Credo che sia anche una questione legata alla mia età: quando è arrivato il successo ero già un uomo adulto, quindi mi sono da subito sentito responsabile.

Essere attore o regista prevede molte difficoltà. Che consigli dai?
Devi diventare un attore, regista o produttore solo e solamente se ami questo ambiente, questa arte. La passione deve essere parte di voi. Le delusioni arriveranno, ma se sei innamorato del tuo lavoro riuscirai a prenderla con filosofia perché è qualcosa che fa parte di ciò che ami.

Walter White inizia il suo percorso come Heisenberg perché vuole aiutare la sua famiglia, ma man mano si rivela sempre più egoista. Essere egoisti è parte della natura umana oppure gli uomini diventano egoisti a causa di una situazione particolare?
Ognuno di noi può essere la migliore o peggiore versione di sé stesso, dipende da una serie di fattori, come l’educazione, la salute… Ma credo che Walter avesse la possibilità di essere cattivo, era parte di lui. Ognuno di noi, in una situazione simile, potrebbe diventare pericoloso. La moralità ha una linea di confine mobile. Ciò che per me è immorale, per altri può essere legittimo. L’esperienza in Breaking Bad era davvero qualcosa che lavorava a livello psicologico. Un certo numero di prove sono apparse nel cammino di Walter White, mettendolo in difficoltà, ma lui ha fallito il test.