Il grande regista del capolavoro “Lo Chiamavano Jeeg Robot” compie oggi 40 anni.
Tanti auguri a Gabriele Mainetti.

Romano di nascita, è cresciuto a pane, cinema e fumetti. Laureatosi in Storia e Critica del Cinema presso l’Università degli Studi di Roma, completò la sua formazione presso la Tisch School of the Arts di New York. Nonostante diverse interpretazioni sul grande schermo, in tv e in teatro, Gabriele Mainetti ha sempre avuto una grande passione per la regia, passione coltivata e realizzata con eccellenti risultati. Basti pensare a cortometraggi come Basette del 2008, con Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Daniele Liotti e Luisa Ranieri, grazie al quale partecipò ad oltre 50 festival, per esempio il Festival del Film di Locarno ed il Festival del corto La25ª ora, dove ottenne il premio come “Miglior Cortometraggio”. Candidato al Nastro d’argento 2008 vinse una “Menzione speciale per la Sceneggiatura” e vincono i premi come “Migliori Attori” la bella Luisa Ranieri e il tenebroso Daniele Liotti.
Ma non è solo grazie a Basette che Gabriele Mainetti fa notare al grande pubblico e alla critica il suo immenso talento da regista: era il 2011 quando Mainetti fondò la società di produzione Goon Films, con la quale realizzò il cortometraggio Tiger Boy. Vincitore del Nastro d’argento 2013 e secondo classificato al 42º Giffoni Film Festival, il corto è stato selezionato dall’ Academy of Motion Picture Arts and Sciences tra i 10 finalisti per la nomination all’Oscar all’86esima edizione del premio, nella categoria dedicata ai migliori cortometraggi.

Gabriele Mainetti nell’ultimo anno cinematografico si è reso protagonista di una grande rivoluzione dal punto di vista del cinema di genere che, in Italia, non è mai stato cinema ufficiale, soprattutto perché a noi manca, per ragioni storiche, una narrativa di genere in qualsiasi forma.
Partendo da una cultura che è fatta di fumetti e di amore per la storia della Settima Arte, e distaccandosi dai colossal hollywoodiani, Gabriele Mainetti è riuscito, primo nella storia del cinema nostrano, a fare un film popolare italiano che ha come protagonista un supereroe. Supereroe italiano e romano.

LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Perchè, secondo noi, è uno dei migliori film degli ultimi anni?
Lo Chiamavano Jeeg Robot è un’opera unica nel genere e nell’idea. Non ci era riuscito nell’impresa nemmeno Gabriele Salvatores con “Il Ragazzo Invisibile”, film troppo immaturo rispetto al genere cinematografico a cui lo si voleva fare appartenere.
Gabriele Mainetti ha realizzato qualcosa di straordinario e, al di là della grandezza di Claudio Santamaria, il vero supereroe è proprio il regista.
La pellicola è stata presentata in anteprima alla decima edizione della Festa del Cinema di Roma il 17 ottobre 2015 ed in seguito al Lucca Comics & Games 2015 il 30 ottobre 2015. Il film è stato distribuito nelle sale italiane dal 25 febbraio 2016 ed è stato accolto positivamente sia dal pubblico che dalla critica. Un successo annunciato anche durante i David di Donatello 2016: 16 nomination di cui 7 portate meritatamente a casa, tra cui miglior produttore, miglior regista esordiente, miglior attore protagonista, migliore attrice protagonista e miglior attore non protagonista.
Insomma, un capolavoro di quelli che nel nostro paese ancora non si erano visti. Non che il nostro cinema sia povero di talenti e storia, ma un supereroe romano, coatto e così ben contestualizzato non era mai stato realizzato.

Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) abita in un quartiere malfamato e vive di espedienti. Un giorno ruba un orologio in centro e viene inseguito dalla polizia. Si nasconde tuffandosi nel Tevere, proprio dove sono stati scaricati abusivamente dei bidoni di una sostanza tossica di cui non è dato sapere. E’ proprio questa sostanza a conferirgli un super potere: una forza inaudita e una sorta di immortalità.
Santamaria è perfetto nel suo ruolo e vive un contrasto tra il suo carattere sottomesso e la nuova realtà in cui dovrà accettare e gestire i poteri.
La vita del neonato supereroe si incrocia con quella della banda dello Zingaro (Luca Marinelli), malavitoso e pericoloso antagonista. Luca Marinelli regala un’interpretazione di una tale perfezione da far rabbrividire il Joker di Jack Nicholson e Heath Ledger. Trasformista d’eccellenza.
Protagonista e rivelazione del nostro cinema è Ilenia Pastorelli che nel film interpreta Alessia, una ragazza traumatizzata da violenze del passato e che è ossessionata dalla serie di animazione giapponese Jeeg robot d’acciaio. Perfettamente inserita nella narrazione, l’attrice riesce a restituire allo spettatore il disagio dei traumi subiti, la sua romanità e il collegamento con le eroine manga.

C’è anche un rapporto riuscitissimo tra Roma, la sua lingua, le sue strade, le sue periferie, e un gruppo di personaggi che ne fanno parte, sono vivi e divertenti, ma non ricadono né nella commedia di cui sono pieni i film di Natale, né nel realismo sociale che i nostri registi impegnati amano frequentare. Sia la sceneggiatura sia la regia in questo senso sono impeccabili, perché si muovono con grazia e naturalezza senza mai lasciare intendere quanto siano controcorrente.

Questo è un film appassionante, che esalta, diverte e commuove con uno stile, una cura e una perfezione ai quali non siamo stati sempre abituati. Quando si parla di cinema d’autore, si parla di questo.
Se non lo avete ancora visto, rimediate subito.
Lo Chiamavano Jeeg Robot è un capolavoro.
Gabriele, grazie!

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