C’è tanto glamour in questa nuova edizione del Festival di Cannes, ma c’è anche tanta severità e un po’ di politica. Lasciate per un attimo da parte le polemiche contro Netflix e contro i selfie, come il migliore dei red carpet che si rispetti, Cannes 71 ha aperto le sue porte al mondo, inaugurando la selezione ufficiale con il thriller di Asghar Farhadi. Due i protagonisti indiscussi della prima giornata du festival: la coppia spagnolissima composta da Penélope Cruz e Javier Bardem che recita ancora una volta insieme sul grande schermo in Everybody Knows (Todos lo Saben).

La pellicola, che in Italia sarà distribuita da Lucky Red, segue Laura, giovane donna che vive con suo marito e i suoi figli a Buenos Aires. In occasione di una festa di famiglia, torna nel suo villaggio natale, in Spagna, con i suoi figli. Un evento inaspettato sconvolgerà il corso della loro esistenza. La famiglia, i suoi segreti, i suoi legami, le sue tradizioni e le scelte morali che impongono sono, come ogni scenario del cineasta, il cuore della trama.

Il cineasta iraniano ci ha abituati a grandi opere e aprire il festival con un suo film è stata una scelta molto forte, così ha commentato il coraggioso Delegato generale del Festival, Thierry Frémaux. Quest’ultimo, al centro delle polemiche per aver bandito i selfie dal red carpet e le produzioni Netflix, ha dichiarato senza troppi moralismi: “A Cannes si viene per guardare non per essere visti”.

Non conosciamo ancora le reazioni della stampa internazionale, costretta a vedere il film contemporaneamente alle proiezioni dedicate al pubblico per evitare spoiler, ma è lo stesso regista a fornirci i dettagli che hanno ispirato la storia di Everybody Knows:

“Questa storia parla dei rapporti umani tra gli abitanti di un paese. E le loro relazioni sono diverse da quelle che ci sono tra gli abitanti di una città. Inoltre, era tanto tempo che avevo voglia di girare in un piccolo paese in mezzo alla natura. Cercavo storie ambientate lontano dalla città e dal suo frastuono e questo mi ha portato inconsciamente a indirizzare la trama verso un luogo dove ci fossero un paese, una fattoria… Cose che mi suscitano un sentimento di nostalgia. In un paese le persone sono più vicine, perché gli abitanti sono pochi e tutti si conoscono. La storia si nutre anche di questo”.

Ha inaugurato il Festival, come di consuento, anche l’intervento della Giura, quest’anno presieduta dalla charmant Cate Blanchett. L’attrice premio Oscar ha le idee ben chiare circa i progetti dell’edizione che giudicherà: “La Palma d’Oro la daremo a un film che contiene tutto: le performance degli attori, la bravura del regista, la fotografia, la sceneggiatura. E deve essere un film che non si esaurisca con la fine del festival e della sua cerimonia di chiusura: dovrà essere un film che dura…”

Dalla conferenza stampa traspare determinazione e femminilità, questo perchè la Giuria quest’anno si compone di grandi donne: Khadja Nin, Léa Seydoux, Cate Blanchett, Ava Du Vernay e Kristen Stewart. In particolar modo Ava DuVernay, attivista in prima linea, dichiara: “Vorrei sottolinare il manifesto che sedici attrici nere francesi hanno firmato contro il razzismo nel cinema: My profession is not black vuole stigmatizzare tanto il razzismo quanto le molestie sessuali, anche analizzando che tipo di ruoli vengono dati agli attori di colore. È un percorso lungo, ma cose alla fine dovranno cambiare”.

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