Gabriele Muccino torna in Italia immergendosi nei problemi di una famiglia allargata:
A casa tutti bene arriva in sala il 14 febbraio

Ieri mattina si è tenuta la conferenza stampa di presentazione di A Casa Tutti Bene, il nuovo film di Gabriele Muccino che ne sancisce definitivamente il ritorno in Italia, dopo una serie di produzioni americane che lo hanno tenuto lontano per anni dal nostro panorama cinematografico.

In sala, oltre al regista, erano presenti tutti i membri del cast a eccezione di Sandra Milo e Tea Falco: da Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Elena Cucci, Pierfrancesco Favino e Claudia Gerini, a Massimo Ghini, Sabrina Impacciatore, Gianfelice Imparato, Ivano Marescotti, Giulia Michelini, Giampaolo Morelli, Stefania Sandrelli, Valeria Solarino e Gianmarco Tognazzi.

Di seguito il nostro resoconto con le domande e le risposte più interessanti fatte durante l’incontro.

Si inizia dall’autore e timoniere del film: Gabriele Muccino…

D: Ciao Gabriele! Puoi parlarci dell’idea dietro il film?
R: Tutto nasce dall’idea di famiglia e tutto termina con la famiglia. Le dinamiche che vi si celano dietro [la famiglia, ndr] non sono inventate, si collocano, crescono e rinnovano proprio come accade per quelle dell’animo umano. E il film racconta proprio questo aldilà dell’età dei protagonisti o delle coppie. Ogni individuo è composto da fasi di compiutezza e non. Qui si incontrano solo una serie di coppie, in diversi momenti della loro vita, in cui sono o non sono compiuti.

D: Sei stato felice di tornare a girare in Italia? Hai sentito differenze (anche in funzione del budget)?
R: Non ho sentito nessuna differenza. Lo sforzo produttivo fatto per gestire questa macchina è stato assolutamente forte come in altri casi della mia carriera. Tutti hanno fatto il massimo per spingere il proprio massimo, dai produttori al cast. Il budget cambia solo alcune scelte tecniche o la possibilità di richiamare attori più ambiti di altri. Ma io qui ho ottenuto il massimo. I 7 milioni e mezzo di budget che ho avuto qui non hanno nulla da rimpiangere ai 55 milioni che ho avuto in passato.

D: Sappiamo che il film è stato interamente girato a Ischia (fatta eccezione per pochissimi frame). Come hai vissuto questo aspetto della produzione?
R: Dopo aver girato una serie di film molto diversi tra loro per me è stato un vero e proprio viaggio, molto epico. E non scherzo. L’emozione che ho percepito qui la definirei unica, speciale e soprattutto preziosissima. L’ho sentita fin dal primo giorno e non si è mai spenta, grazie al talento dell’intero cast e al meraviglioso lavoro che ognuno ha fatto con il proprio personaggio. Uno a uno te li fanno amare, li fanno propri e te li restituiscono con lo stesso amore con cui li ho creati. Poi l’isola è stata meravigliosa con tutti i suoi tramonti, le sue albi, gli scorci unici come la luce che c’è e come tutti i suoi abitanti, discreti e forti nonostante il terremoto da poco vissuto e che li ha colpiti economicamente oltre che moralmente.

D: E pensi di continuare a fare Cinema in America o resti qui in Italia?
R: Di definitivo c’è poco nella vita, non tornerò sicuramente a vivere in America ma non sono certo di non fare più  film lì. È stato un bel viaggio ma sono tornato qui, si sta meglio.

D: Puoi dirci qualcosa sulla scrittura, con Paolo Costella?
R: Mi sono fidato del mio produttore per coinvolgerlo e ho fatto bene. È la prima volta che mi sono trovato così bene nella mia vita, così ho deciso di coinvolgere anche Sabrina nella scrittura per i personaggi femminili e per metterci del suo anche nei personaggi maschili. Diciamo che il film l’ho concepito io, la struttura con Paolo mentre i dialoghi sempre con Paolo ma anche con Sabrina. Poi altre modifiche ci sono state con gli attori, durante le prove.

D: Guadagnino ha detto che dovevi girare tu Chiamami Col Tuo Nome. Come mai hai detto di no?
R: Luca voleva produrre questo film da molto tempo e voleva che io lo dirigessi. Mi intrigava come idea ma quando ho dovuto scegliere se farlo o fare altro ho pensato che non fosse una storia fatta per me, che non fossi in grado di rimaneggiarla e son convito che abbia fatto meglio di quanto avrei potuto fare io.

… per passare poi al cast.

Stefania Sandrelli:

D: Partiamo dal tronco di questa famiglia, Stefania Sandrelli. Il tuo personaggio è una donna, una moglie, una madre, una zia e una nonna. Cosa accomuna tutti questi suoi ruoli?
R: Sicuramente essere amorevole e l’attenzione verso la propria famiglia, proprio come tutte le madri dovrebbero essere. La famiglia presuppone molti rapporti preziosi, diversi tra loro ma ugualmente profondi. Ovviamente questa crescendo tenderà a modificarli e per questo prima o poi si sarà costretti anche a cambiare il proprio essere. Bisognerà esser in grado di capire chi è rimasto oltre a chi è andato via o a chi vuole rientrare. Bisogna sempre esserci, insomma.

D: Infatti il tuo personaggio dice una bellissima frase “noi donne siamo fatte per sorreggere il mondo”.
R: Esatto e lo penso anch’io, fino in fondo (anche se amo gli uomini)! Sono felice di essere una donna e penso che dobbiamo ancora lavorare sul rispetto che la comunità nutre verso di noi.

Ivano Marescotti:

D: Il personaggio di Ivano Marescotti, invece, conosce la forza della propria compagna affidandole tutto il fardello della propria famiglia, vero?
R: Certo! Lui osserva la famiglia con molta attenzione anche se a un certo punto, ci sarà un momento in cui non ne potrà più arrivando a dire parole molto forti. Lui sta bene con la propria moglie, che in un certo senso resta una delle sue famiglie, nonostante i figli e i nipoti.

Sabrina Impacciatore:

D: Invece potremmo dire che nasce tutto dal personaggio di Sabrina, una donna dedita al controllo.
R: Sì, diciamo che soffre di “control freak”, ha bisogno di occuparsi della vita degli altri per non vedere cosa c’è che non va nella propria. Per lei la famiglia è un punto di arrivo, non di fuga o di ritorno. Per questo la mia Sara ne è ossessionata, vuole mantenerla ferma a costo di tutto. È una donna che ha subito un tradimento e che cerca una riaffermazione di quella coppia, di quella unione che tanto agognava.
D: Poi c’è una novità per te, dopo aver debuttato con Gabriele come attrice, qui, sempre con lui, debutti anche come autrice!
R: Gabriele è uno degli incontri più importanti della mia vita. Come hai detto ho debuttato con lui al cinema molti anni fa. Poi qualche anno fa, una mattina, alle 9, fui svegliata da una sua telefonata. Capii ben poco, ero in tournee e andavo a letto tardi. Mi raccontò di getto di questo film e che voleva una mano da me… Nonostante le mie condizioni (essendo prima mattina) capii che questo film era una sua urgenza, lo sentiva nelle viscere, l’artista che c’era in lui era ispirato. Coì accettai e ho collaborato da donna a questa sua visione come un fedele soldato. È stato meraviglioso vedere le parole scritte da me e lui prendere vita, corpo e sangue. Quando l’abbiamo rivisto abbiamo pianto tutti, uomini o donne.

Giampaolo Morelli:

D: Giampaolo, allora il tuo personaggio si sente più vittima o carnefice?
R: Entrambi, e questo insegna che in una coppia non c’è solo una vittima o solo un carnefice, persino la persona più innocente che non vuole vedere la realtà può essere carnefice.

Stefano Accorsi:

D: “La Scheggia Impazzita”, così viene definito il personaggio di Stefano Accorsi, colui che ha forse più bisogno di normalità anche se la vita normale non esiste (secondo quanto affermato dalla madre, nel film).
R: Esatto, ma ci terrei a dire che anch’io sono stato chiamato di mattina da Gabriele… ma alle 8. Nonostante questo è stato bello interpretare un personaggio come Paolo, che ha superato i quarant’ anni, si ritrova una separazione alle spalle ma crede ancora nell’amore. Anche se dietro probabilmente ha qualche zavorra che forse la mamma ha contribuito ad attaccargli.

Elena Cucci:

D: Isabella invece crede in un amore senza tempo o illusioni…
R: Sì, ma soprattutto crede in una seconda possibilità perché nella vita è stata costretta a rinunciare e a metter da parte il suo animo sognante. Ma a un certo punto non riesce più a tenere le redini e viene travolta dai sentimenti e dalla possibilità di rimettersi in gioco. E vuole crederci. Ma con leggerezza, non con superficialità, direi con consapevolezza rispetto al suo passato.

Gianmarco Tognazzi:

D: E anche Riccardino di Giammarco Tognazzi ha voglia di rimettersi in gioco.
R: Riccardino e Luana sono quello che si vede nel film, né più né meno. Io non dovuto fare grossi sforzi per interpretarlo, da giovane ero proprio come lui (poi mi sono un po’ placato). Per questo ringrazio Gabriele, è stato unico. Anche perché si è ispirato a Bagini, personaggio di mio padre, per strutturalo meglio. Poi sul set ha creato una sensazione di unione che a me è sempre capitata solo dopo lunghe tournée, non dopo un mese di riprese. Per questo motivo, tra noi del cast, esiste ancora una chat di WhatsApp attiva che sembra diventata quasi un gruppo di recupero.

Giulia Michelini:

D: Luana, il personaggio di Giulia, deve alzare la testa per farsi sentire in questa famiglia.
R: Si, rispetto a Riccardo si compensano. Inizialmente ha un basso profilo, ma davanti all’ipocrisia non riesce a star muta ed esplode. Cerca di far sentire la sua voce. E’ così, emotiva, sincera e pura.

Pierfrancesco Favino:

D: Tornando al tema principale del film, la famiglia sia come punto di partenza che di fuga o di ritorno, tu hai l’imbarazzo della scelta nel quale identificarti!
R: Esatto, faccio tutto. La famiglia in questo caso si trasforma in un paradigma di questa società, riesce a creare tanti specchietti in cui tutti potranno scoprire dove riflettersi. Io conosco molti “Carlo” [il nome del suo personaggio, ndr] nella mia vita, ma in lui c’è anche una parte di me. Il bello di questo film è che c’è la vita quotidiana dentro, non ci sono supereroi.

Valeria Solarino:

D: Valeria Solarino con la sua Elettra è un’osservatrice di questa famiglia.
R: Sembra un personaggio molto sicuro, che ha chiuso con le relazioni. In realtà durante questa convivenza forzata verrà tutto fuori tutto dalla sua concezione di amore a quello che vive e soprattutto che non riesce a vivere.

Claudia Gerini:

D: Questo ruolo invece esce dalle tue corde “abituali”. Cosa hai pensato quando ti è stato proposto?
R: Sono stata contentissima di incontrare Gabriele sulla mia strada. Quando ci parlammo la prima volta mi spiegò questa metafora di un’orchestrazione, l’idea di questo suo film corale senza ruoli più o meno in evidenza, senza protagonisti. Sono stata molto felice per questo, anche perché lo conoscevo bene come regista. Ho percepito in Beatrice ho percepito delle sfumature intense, un amore grande, l’idea di una seconda possibilità, di famiglia. E sarà proprio la possibilità di rivivere una giornata spensierata come quella che vediamo nei primi minuti del film che la porta a doversi confrontare con se stessa e con il futuro buio che può aspettarla. E’ stata un’esperienza preziosa. Poi ho amato lavorare con Massimo Ghini, dopo esserci sfiorati per anni.

Carolina Crescentini:

D: Carolina tu invece che processo artistico che hai dovuto applicare per tenere il passo con gli scatti d’ira della tua Ginevra?
R: Io non ho ragionato sull’apparenza, su cosa doveva vedere, ma su cosa sentiva. Anche lei è ossessiva ma soprattutto fragile. È una donna che tutto quello che fa lo fa per difendere il suo ruolo, anche se sbaglia modalità. Ha bisogno di sentirsi amata da suo marito e dalla sua famiglia… e se sbraita è solo colpa di una cattiva comunicazione.

Massimo Ghini:

D: Il personaggio di Massimo Ghini è invece una figura di grande tenerezza, di grandi rabbie ma è quello che sta fuori da tutto.
R: La difficoltà che ho incontrato la dividevo ogni giorno con Gabriele. Gli chiedevo continuamente se quello che stavo facendo potesse esser in qualche modo offensivo verso la malattia che il mio personaggio aveva [L’Alzheimer, ndr]. Avendola vissuta in famiglia so che porta a un’ironia e una comicità inconsapevole ma riportare questo aspetto sulla grande schermo poteva toccare e offendere la sensibilità di qualcuno. Era una grande sfida ma è quello che manda avanti la mia carriera. E devo ringrazio il cast che mi ha messo nelle condizioni di interpretarla, aiutandomi, in particolare a Claudia.

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