Esce il 14 febbraio nelle nuove sale l’ultimo lavoro di Gabriele Muccino, A Casa Tutti Bene

Gabriele Muccino è tornato.

Non in sala, non ha mai abbonato il cinema, bensì in Italia, e lo ha fatto nel migliori dei modi possibili.

Il suo biglietto d’ingresso si chiama A Casa Tutti Bene e, nella migliore delle tradizioni della cinema del nostro paese (da Ettore Scola a Mario Monicelli), segue le vicende di una grande famiglia. Questa, però, è costretta per volere del maltempo a trascorrere due notti, e non meno di una giornata, sulla stessa, piccola isola, facendo svegliare tutte le tensioni sopite dal tempo e dalla distanza.

Proprio come recita il personaggio di Stefano Accorsi, in meno di venti minuti il regista, lo sceneggiatore Paolo Costella e il tocco finale di Sabrina Impacciatore (che qui è anche autrice) sono in grado di farci conoscere tutti i sedici membri di questo grande albero genealogico (dal capostipite, ormai nonno, ai genitori del primo bisnipote in arrivo) che vedremo intrecciarsi e aggrovigliarsi per più di due ore: al ventunesimo minuto sappiamo chiaramente chi sono, quali solo i loro legami all’interno della famiglia e soprattutto cosa potrebbe far minare quella finta calma che li ricopre, frutto di un voler apparire perfetti e non fragili, umani, veri.

E se è pur vero che non c’è nulla di inedito e troppo originale, e l’azione di A Casa Tutti Bene si svolge in modo prevedibile, lo fa ineccepibilmente, chiaro risultato dell’esperienza di un regista con una propria visione e in grado di dirigere nel migliori dei modi una squadra di attori gli uni diversi dagli altri, con ruoli e sfaccettature opposte tra loro (più o meno originali) presenti al pari in questo film corale e con la frenesia, le urla e l’agitazione che sono il suo marchio di fabbrica.

Finalmente torniamo a vedere classici titoli di testa, piani-sequenza, raccordi, inquadrature dall’alto che richiamano il cinema di Sergio Leone (forse omaggio alla Leone Film Group che distribuisce il film con la 01?), uso di effetti visivi che difficilmente produzioni del nostro paese portano in sala.

E questo non avviene come mero esercizio di stile o per l’ego di un regista che ha lavorato oltreoceano con budget ben superiori ai sette milioni e mezzo avuti in questo caso, quanto per esaltare gli aspetti più caratterizzanti delle proprie opere precedenti: contrasti irrisolti, l’ossessiva ricerca della felicità, il ritorno di amori lontani o di voglie adolescenziali.

I magnifici scorci che l’isola di Ischia ha offerto naturalmente al regista, uniti al sapiente uso delle luci di Shane Hurlbut, fanno da perfetta cornice alle interpretazioni di Stefano Accorsi (che esce finalmente dal suo ruolo più recente, di uomo distrutto), Carolina Crescentini, Elena Cucci, Pierfrancesco Favino (una garanzia), Claudia Gerini, Massimo Ghini (al quale va una menzione speciale per la tematica che il suo personaggio rappresenta sullo schermo), Sabrina Impacciatore, Gianfelice Imparato, Ivano Marescotti, Sandra Milo (divertentissima e forse solo se stessa), Giampaolo Morelli, Stefania Sandrelli, Valeria Solarino e Gianmarco Tognazzi (che con Giulia Michelini interpretano gli unici personaggi non borghesi della pellicola).

Le note che Nicola Piovani mette insieme, poi, non potrebbero esser migliori: appartengono al suo essere, enfatizzano e sdrammatizzano i toni opposti che le vicende di questa famiglia possono prendere (dalle crisi più profonde all’ironia meno attesa) con precisione eccezionale, tra pianoforte, fiati e momenti canori che spingono questo nuovo film di Gabriele Muccino a esser meno borghese e più “popolare” nel migliori dei modi.

Anche perché è proprio il “popolo” a dover comprendere se il motore di ogni famiglia, l’amore, è ancora in grado di superare ogni difficoltà, oggi, nel 2018. Liberarsi per sognare ancora o trovare un compromesso per vivere un sogno a metà? Risposte esplicite non ce ne sono.

Photo Credits: 01 Distribution – Leone Film Group