Luca Guadagnino, regista di Chiamami col tuo nome, e André Aciman, autore del romanzo omonimo da cui il film è stato tratto, hanno dialogato con il pubblico al Teatro Franco Parenti di Milano. Un evento più unico che raro, coordinato dalla giornalista di Vanity Fair Paola Jacobbi, in cui si è parlato della regia di Guadagnanino, della genesi della storia e di qualche aspetto un po’ più piccante legato alla famosa scena della pesca. 

La regia di Gaudagnino

Aciman crede che la regia di Guadagnino sia perfetta per la trasposizione del suo romanzo: è il regista più viscontiano in circolazione. A tal proposito è andato a visitare Villa Necchi Campiglio (la villa di Io sono l’amore) e l’ha trovata molto deludente rispetto a come mostrata nel film da Guadagnino.

Da Bordighera a Crema

Il romanzo era ambientato a Bordighera in Liguria (non è mai esplicitato, viene solo chiamata B), ma quando Guadagnino ha iniziato a lavorare al film si stava già occupando della preproduzione di Suspiria e quindi voleva fosse una situazione più comoda per lui. Ha deciso così di ambientarlo in piena Pianura Padana, vicino a casa sua, in una villa che avrebbe tanto voluto comprare anni prima. La location, infatti, per lui ha un’importanza fondamentale: è un luogo di etica, non viene mai ripresa nella sua interezza e diventa così un personaggio attivo del film.

L’Italia

Per Aciman non c’era altro luogo possibile dove ambientare il suo romanzo: “Quando scrivi riguardo ai sensi non puoi non pensare all’Italia”. Una delle sue fonti d’ispirazione è sicuramente stato Teorema di Pasolini.

Dal libro al romanzo

Per Luca Guadagnino Chiamami col tuo nome è come Proust, uno stream of consciousness legato alla memoria. La difficoltà di riportare pagine e pagine sullo schermo è stata sopperita – secondo Guadagnino – dalla fantastica recitazione dei due attori, che coi loro sguardi dicevano più di mille parole. La scelta di Armie Hammer è stata per Guadagnino ovvia, non si vergogna a dire che è perdutamente innamorato di lui. Timothée Chalamet ha fatto un provino, invece, ed è subito risultato perfetto: il personaggio di Elio non doveva risultare un intellettuale nerd, ma un ragazzo tranquillo e divertente con un’intelligenza fuori dal comune.

La lettura e gli anni ’80

Parlando dell’importanza della lettura nel romanzo e nel film, Aciman ha raccontato della sua adolescenza a Roma. Per lui è stata molto dura, aveva pochi soldi, ma li usava solo per comprare libri e passava le sue giornate a leggere classici. Certo, ambientare il romanzo negli anni ’80 ha aiutato molto, infatti André voleva non ci fossero schermi di nessun genere (cellulari, computer ecc.) e che quindi la lettura avesse ancora il peso che nell’adolescenza dei nostri giorni non ha più.

La musica e Sufjan Stevens

Dagli anni ’80 si è passati a parlare della musica e del duro lavoro che Guadagnino e Walter Fasano, montatore del film, hanno fatto: hanno ricercato proprio le canzoni che passavano in radio in quel periodo e in quella zona d’Italia. Hanno potuto usare tutto quello che volevano, ma per scelta hanno evitato David Bowie, che a loro parere sarebbe potuto risultare quasi didascalico. Le uniche canzoni originali sono appunto quelle di Sufjan Stevens. Guadagnino avrebbe voluto Stevens all’interno del film, come una sorta di cantastorie. L’ha incontrato in Australia, ma Sufjan è molto timido e ha subito rifiutato,  decidendo, però, di scrivergli le canzoni. L’unica esibizione che ha accettato (con fatica) è stata agli Oscar.

Chi è senza peccato scagli la prima…PESCA!

È stato difficile portare sullo schermo l’iconica scena della pesca poichè, secondo Guadagnino, “il ridicolo involontario” era dietro l’angolo. La sequenza, già presente nel libro, è diventata oggi il simbolo della pellicola, tra innocenza, sorrisi e qualche malizia. Nel libro Oliver mangia tutta la pesca e Guadagnino ha raccontato che la scena è stata ripetuta più volte, con tutte le varianti del caso: alla fine si è scelto che Oliver non la mangiasse. Aciman sostiene che l’episodio, nel film, assume un significato totalmente diverso perché l’enfasi è tutta nell’abbraccio tra i due

Un cameo da “autore”

Aciman era andato a trovare Guadagnino sul set, il quale vedendolo ha deciso che avrebbe dovuto fare un cameo. Hanno trovato i vestiti più appariscenti e Aciman è diventato Mounir, uno dei due eccentrici ospiti. 

Il dialogo col padre

La scena del dialogo con il padre è stata proprio strappata dalle pagine del romanzo. Aciman ha raccontato che scrivere quelle parole è stato molto semplice perché suo padre era proprio così: non aveva fobie o taboo. La differenza sostanziale tra il romanzo e lo schermo deriva dalla componente attoriale e dalle sfumature che ne derivano.

Guadagnino ha confermato che è stata per tutto il cast una scena importantissima: è stata girato tutto in ordine cronologico (essendoci poche location, non era necessario, produttivamente parlando, organizzare per scene) ed erano le ultime giornate, quindi anche per gli attori c’era quella malinconia forte che si prova alla fine delle riprese di un film, come alla fine di un qualsiasi viaggio. Questa potenza (del dialogo e della recitazione) ha permesso che fosse tutto pacato anche dal punto di vista della messinscena (ci sono due tre tagli al massimo). La scena crea inoltre un’ambiguità voluta: la mamma era conoscenza della presunta omosessualità del padre o della storia tra Elio e Oliver?

Oliver e Elio

Aciman confessa che Oliver è un personaggio che non conosce e capisce. Non capisce il senso delle sue decisioni, è troppo diverso da lui, è superficiale. Non avrebbe mai potuto scrivere un romanzo dal suo punto di vista. L’identità ebraica che i due protagonisti hanno in comune con l’autore è per lui fondamentale per l’economia della storia. Lui è cresciuto in Egitto dov’era l’unico di religione ebraica e si è sempre sentito diverso. Voleva che Elio e Oliver avessero in comune qualcosa di basilare già all’inizio, anche se non condividevano nient’altro.

L’incontro si è concluso con la conferma che tutti i fan di Chiamami col tuo nome aspettavano: il sequel, di cui tanto si parla, si farà!