Silvio Soldini torna finalmente dietro la macchina da presa e lo fa in grande stile con il lungometraggio “Il colore nascosto delle cose”, presentato alla 74° edizione del Festival di Venezia.

Il regista milanese, che da sempre alterna commedie a drammi e documentari a film di finzione, questa volta trae spunto dal suo documentario del 2013 “Per altri occhi” diretto insieme a Giorgio Garini, in cui vengono testimoniate, senza nessun pietismo, le storie di alcune persone non vedenti che affrontano con coraggio e forza la propria vita.

Ne “Il colore nascosto delle cose” Emma (Valeria Golino) è un osteopata priva di vista ma molto energica. Affronta con tenacia la fine del proprio matrimonio, colora le sue giornate con la sua amica ipovedente (Anna Scomegna) e dà ripetizioni di francese a una ragazza (Laura Adriana), anche lei non vedente.

Teo (Adriano Giannini) è, invece, un affascinante pubblicitario sposato con un po’ di problemi familiari alle spalle che gli impediscono di amare davvero una donna. Si concede spesso delle scappatelle con altre e non trova risoluzione alle proprie difficoltà emotive.

Il colore nascosto delle cose” è un lungometraggio di finzione riuscito ma dal quale traspare l’abitudine al documentario di Soldini: 115 minuti sono tanti (forse troppi) per raccontare la storia. Ci sono dettagli, momenti di vita quotidiana non essenziali, che rischiano di appiattire il film che, invece, è ricco di momenti di tensione e di spunti interessanti.

La scelta di girare il film senza proporre mai immagini perfettamente a fuoco costringe lo spettatore ad andare “oltre le apparenze” e a calarsi ancora di più nei panni dei protagonisti, nella confusione che pervade e invade la vita di Teo e nella cecità di Emma.

Gli attori sono formidabili, Adriano Giannini convince nel suo ruolo. Arianna Scomegna rende il suo personaggio spassoso, sopra le righe e regala normalità ed allegria alla sua condizione di ipovedente. Lo è anche la giovane Laura Adriani, arrabbiata per quello che le è successo, ribelle e capricciosa come richiede la sua età e sempre sincera.

Lascio volutamente per ultima la Emma di Valeria Golino, che è il cuore vibrante de “Il Colore Nascosto delle Cose”. E’ elegante, forte, ha una voce così profonda e sensuale che quasi fa dimenticare il suo problema alla vista. Si può evitare di essere osservati con compassione?  Si può avere la stessa vita degli altri nonostante un problema così evidente come la cecità? Si può, ma bisogna volerlo. Demoralizzarsi è facile, forse è addirittura lecito quando si è colpiti da una disgrazia tale, ma dal dolore si può e si deve trarre la forza di farcela più degli altri, di vivere ancora di più, proprio come Emma, che non solo ce la fa, ma aiuta anche gli altri a superare i propri drammi.

 

Photo Credits: Videa – La Biennale

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