Cosa fai a Capodanno? Presentata a Roma l’opera prima di Filippo Bologna, da 15 novembre al cinema

Un cast corale con nomi del calibro di Haber, Argentero, Puccini, Ferrari e Pastorelli per la commedia noir, Cosa fai a Capodanno?, opera prima di Filippo Bologna.

È  il 31 dicembre. Mentre la radio annuncia una tempesta solare, il furgone di una ditta di catering, carico di aragoste, ostriche e champagne cerca di raggiungere uno sperduto chalet di montagna, dove i padroni di casa hanno deciso di organizzare una serata tra scambisti.

Da questi spunti prende il via Cosa fai a Capodanno?, esordio alla regia di Filippo Bologna, uno degli sceneggiatori di Perfetti sconosciuti: “La sfida era cercare di raccontare un po’ il presente attraverso il pretesto del sesso che è trasversale, universale, un ponte tra le classi sociali che sono sempre più sfumate. Questo film è un dramma da camera. Di certo l’unità di luogo semplifica e contiene la narrazione, esaltando la drammaturgia. Ci sono dal punto di vista drammaturgico delle limitazioni che forniscono delle opportunità narrative, perchè se una cosa non la ho, posso arrivarci con l’immaginazione. Da qui l’idea delle coppie che si incontrano a Capodanno per scambiarsi. Ma c’era un problema di scrittura perché ad esempio film come Compagni di Scuola o Il Grande Freddo hanno personaggi con un vissuto condiviso, un passato insieme, qui la situazione deve deflagrare da sé. Così abbiamo fatto in modo che ogni personaggio incarnasse una parte in gioco dei temi più caldi della società di questo momento, c’è una radical chic, un reazionario, un maschilista e una donna succube e poi, ci sono ovviamente, altri temi caldi della nostra società come il discorso sui migranti e sull’accoglienza.”

Tra gli invitati, estranei tra loro, ci sono Romano (Alessandro Haber), maturo e carismatico politico in sedia a rotelle accompagnato dall’enigmatica Nancy interpretata da Vittoria Puccini: “La parola che rappresenta meglio il mio personaggio è apatia. Nancy è una ragazza che non sente più niente. Anche se la pungessero o marchiassero a fuoco non si interesserebbe comunque a quello che ha intorno, è come se si fosse chiusa dal resto del mondo ed è totalmente anaffettiva, incapace di interessarsi alle altre persone. Mi ha divertito tantissimo interpretarla visto che mi ha completamente trasformata anche dal punto di vista fisico con questo capello molto corto, i tatuaggi, questo suo stare attaccata al cellulare senza considerare quello che la circonda.”

Sono molte le citazioni del cinema internazionale che sono perfettamente individuabili, così come molti personaggi sembrano ritagliati direttamente sugli attori che li interpretano: “È vero, li ho scritti pensando già agli attori proprio come abbiamo fatto con Paolo per Perfetti sconosciuti– conferma Bologna Anche l’ululato quando si spezza la chiave è una citazione di Frankenstein Junior ed è cercata, proprio come le strizzate d’occhio a Tarantino e ai fratelli Coen, che mi sembravano sporcature adeguate al contesto. Mi interessava raccontare tutto in commedia e con un lunguaggio contaminato dalle serie tv americane, ai videoclip, ad un certo cinema europeo e internazionale. Perciò mi sono divertito a contaminare la commedia con quelli che poi sono i miei amori cinematigrafici: il western, il noir. Però sostanzialmente è un film che parla di relazioni, di uomini e di donne e del fatto che nessuno oggi si sente bene dov’è.”

Molte frasi sembra addirittura ricordare gli scontri del Grande Fratello, cosa che fa sorridere alcuni dei presenti: “A differenza della casa del Grande Fratello, da questa casa potevo uscire, e c’erano gli interruttori” risponde Argentero. E la Pastorelli, molto divertita, aggiunge: “Al grande fratello, se uscivi, c’erano 50.000 euro di penale, qua c’erano i lupi, quindi non so cosa era meglio. Argentero è del nord quindi si è pure divertito sulle Dolomiti. Usciva, si faceva delle passeggiate. Io andavo solo in farmacia.”

Vista la programmazione e il titolo Cosa fai a Capodanno? potrebbe sembrare il classico cinepanettone pre festivo, invece non lo è: “Credo che in qualche modo il cinepanettone sia un genere legato a un’Italia che non esiste più e che io identifico con la fine della prima repubblica, e che si è poi protratto con vari tentativi diversi di riesumazione. Un cinema che abbiamo amato, come il cinema dei Vanzina, di intrattenimento e popolare che ha svolto una funzione sociale. Credo che guardando quei film nel futuro capiremo molto di più sull’Italia. Ho trovato un grande coraggio nei produttori e nella distribuzione che hanno creduto in un linguaggio un po’ diverso. La riproposizione sempre dello stesso cinema, lo dice anche il box office, non funziona. Poi non so come andrà questo film. Ognuno può cogliere quello che crede ma vorrei che fosse premiato il coraggio di produttori e attori di venirmi dietro in questa sfida”.