Creed II, seguito dell’acclamato film di Ryan Coogler, uscirà nelle nostre sale il 24 gennaio grazie a Warner Bros. Italia

 Questa la sinossi ufficiale:

La vita di Adonis Creed è diventata un equilibrio tra gli impegni personali e l’allenamento per il suo prossimo grande combattimento: la sfida della sua vita. Affrontare un avversario legato al passato della sua famiglia, non fa altro che rendere più intenso il suo imminente incontro sul ring. Rocky Balboa è sempre al suo fianco e, insieme, Rocky e Adonis si preparano ad affrontare un passato condiviso, chiedendosi per cosa valga la pena combattere per poi scoprire che nulla è più importante della famiglia.

Ogni grande eroe ha un proprio momento di crisi.

E se Creed era il film dedicato alla nascita di un campione, una sorta di viaggio alla scoperta della propria forza, simile a quello che in letteratura si definirebbe un “romanzo di formazione”, Creed II serve su un piatto d’argento al povero Michael B. Jordan tutto ciò che il successo porta, risucchiandolo in una galleria buia senza uscita che le doti recitative del ragazzo enfatizzano perfettamente.

La luce che gli indicherà la strada è ancora una volta il buon Sylvester Stallone, che con il suo tocco alla sceneggiatura (non presente nel primo film) sembra voler riportare gli spettatori al tempo di Rocky III e Rocky IV. Quasi autobiografico, l’influenza dell’uomo è evidente soprattutto nei momenti di crisi e nelle risoluzioni dei conflitti che i due protagonisti vivranno.

Il dolore sarà il filo conduttore di queste situazioni che in oltre 120 minuti scorrono senza particolare fatica dietro la regia di Steven Caple Jr., in particolar modo tecnicamente impeccabile nei momenti d’azione.

Con semplici movimenti di macchina, una studiata fotografia e un ottimo montaggio, il regista riesce a evidenziare quanto si possa soffrire non solo fisicamente ma anche psicologicamente tra primi piani e dettagli.

La sconfitta più grande non è perdere uno scontro ma è perdere se stessi. Non è perdere un determinato stato sociale ma la consapevolezza di quali sono i valori della vita. Una lezione che le divergenze tra il giovane Adonis e l’ormai anziano Rocky ci sottolineano ancora più messe in contrasto con il rapporto tra Ivan Drago (risorto dalle ceneri e sempre interpretato da Dolph Lundgren) e suo figlio Viktor.

Questi ultimi risultano essere la rivelazione più bella del film, senza nulla togliere alla dolce Bianca interpretata da Tessa Thompson, sempre più piacevole e presente sul grande schermo.

Il ritorno dello scontro USA vs URSS, l’accenno più forte alla celebre colonna sonora della saga (almeno rispetto al richiamo del primo Creed) e all’indimenticabile Adriana, le analogie con il terzo e al quarto capitolo della saga principale già sottolineate, seguono la tendenza sempre più forte di Hollywood di spingere verso il “vintage”.

Ed è solo per questo che Creed II sembra meno innovativo del suo predecessore ma non per questo meno bello. Senza i veri richiami alla saga di Rocky, con molta probabilità, avrebbe funzionato ugualmente.

Il film difatti emoziona, regala scene di pugilato indimenticabili evidenziando conflitti generazionali basati sulla vendetta in chiave shakespeariana e la voglia di superare i propri limiti, tipica degli anime più noti, istaurando un dialogo tra cinema ormai classico, come la saga di Rocky, e tendenze moderne, creando un prodotto in grado di colpire il pubblico più trasversale possibile.

Tutti soffriranno immedesimandosi nei tanti personaggi con i quali il film ci fa entrare in empatia e tutti impareranno qualcosa. Ed è così che Creed vince ancora, con o senza l’aiuto di Rocky.