Diabolik sono io è uno di quegli eventi speciali da non perdere, al cinema soLo dall’11 al 13 marzo

In passato sono già stati realizzati alcuni film sul fumetto, ma Diabolik sono io è una vera e propria eccezione perché ricostruisce, tra realtà e finzione, la vicenda tutt’altro che chiara della scomparsa del disegnatore del primo albo di Diabolik, ovvero Angelo Zarcone.
Anche se gli era stato dato il soprannome di “il tedesco”, per via degli occhi chiari, dei capelli biondi e di sandali discutibili, non ci sono informazioni chiare su di lui: di Zarcone si sa solo che, dopo aver consegnato le tavole de Il Re del Terrore (il primo numero di Diabolik) alla redazione Astorina, sparì nel nulla senza lasciare recapiti o indizi.
Vennero persino assunti degli investigatori privati per poterlo ricercare, ma senza riuscire ad ottenere esiti positivi.

Diabolik sono io cerca di raccontare una storia plausibile che si muove attorno ad una domanda fondamentale: cosa succederebbe se Zarcone fosse alla ricerca di se stesso? Troverebbe il suo io oppure Diabolik?

Appassionati o meno dei fumetti e del soggetto in questione, ognuno di noi ha sentito parlare di Diabolik almeno una volta nella vita e, grazie a Diabolik sono io, è arrivata anche l’opportunità di poterlo conoscere in maniera approfondita e di venire a conoscenza di fatti mai narrati che aleggiano attorno a questa figura.
Creato dalle sorelle Angela e Luciana Giussani, Il Re del Terrore è il primo albo dedicato a Diabolik, che fece diventare ben presto questa figura un vero e proprio fenomeno sociale e di comunicazione.
Basti pensare che questo fumetto venne realizzato in formato tascabile, per far sì che potesse essere letto dai pendolari che Angela Giussano vedeva ogni mattina dalla finestra di casa sua nei pressi della stazione di Milano Cadorna. A partire dal 1964, Diabolik viene edito senza interruzioni, superando gli 850 numeri pubblicati, riuscendo ad avere anche una trasposizione cinematografica nel 1968, diretta da Mario Bava, senza contare la serie animata e il vasto merchandising di cui continua ad essere protagonista.

Le sorelle Giussani, all’atto della ristampa dei primi numeri, decisero di farlo ridisegnare da un altro disegnatore, insoddisfatte del risultato del primo albo. Così facendo la storia di Zarcone è sempre rimasta nel dimenticatoio e, partendo da questo spunto, il documentario cerca di tratteggiare, immaginandolo, un identikit accurato del Re del Terrore.
Realizzare tutto ciò è stato possibile grazie al regista Giancarlo Soldi, ai grandi del fumetto come Milo Manara, Mario Gomboli, Tito Faraci, Alfredo Castelli, Giuseppe Palumbo e Gianni Bono, agli esperti del noir come Andrea Carlo Cappi e Carlo Lucarelli, al costumista Massimo Cantini Parrini e a registi visionari come i Manetti Bros. (che stanno lavorando ad un nuovo adattamento cinematografico).

Con l’utilizzo di un’intervista riemersa dalle Teche Rai, con i Super8 ritrovati dei viaggi delle due sorelle, con le tavole dell’archivio Astorina e i diversi omaggi disegnati dal vivo da Giuseppe Palumbo, si è cercato di raccontare un ritratto diverso di Diabolik e di rendere più concreta l’identità di Zarcone grazie ad un fatto curioso: le sorelle Giussani avevano chiesto a lui che Diabolik somigliasse a Robert Taylor ma, stando al concetto sviluppato da Hugo Pratt, ogni disegnatore usa sempre se stesso come modello di partenza.