Il 9 maggio a Treviso ha inizio Endorfine rosa shocking, una rassegna cinematografica che vede come protagoniste le donne e lo sport. Si tratta di cinque incontri spalmati tra maggio e ottobre: durante ogni serata saranno proiettati un cortometraggio e un lungometraggio, tutti film indipendenti e molti provenienti da importanti festival cinematografici internazionali.

Qualche giorno fa abbiamo avuto il piacere di intervistare l’ideatrice e curatrice di questa iniziativa: Laura Aimone, nata a Ivrea in provincia di Torino, esperta di cinema e professionista del settore.
Ecco cosa ci ha svelato…

Perché hai scelto di focalizzare la rassegna sul binomio donne – sport?

Endorfine rosa shocking, film su donne nello sport nasce da un progetto che non ha mai visto la luce. Due anni fa ero stata contattata da un Festival di Cinema delle Donne all’estero che mi aveva chiesto di proporre un focus speciale per il loro ventesimo anniversario. Lo sport, così come il cinema, è sempre stato una delle mie passioni, quindi unire questi due ambiti è venuto naturale. La proposta era piaciuta tantissimo, ma purtroppo il Festival è stato sospeso e la ventesima edizione non è mai stata realizzata. L’idea, però, continuava a frullarmi in testa e così sono andata avanti a selezionare i film e a dare forma al progetto. Una volta pronto ho deciso che poteva essere l’occasione perfetta per proporre, per la prima volta in autonomia e senza l’appoggio di un Festival, un focus da me interamente ideato e curato. E ho deciso di farlo in Veneto, la mia regione adottiva, in particolar modo nella provincia di Treviso, molto attiva dal punto di vista sportivo. Mi piace tanto il fatto che da una piccola delusione sia nato un progetto ancora più bello di quello mai realizzato.

Al di là dello sport, c’è un fil rouge tra tutti i film che saranno proiettati? In generale, com’è avvenuto il processo di selezione?

Dal punto di vista tematico no. Ho cercato di selezionare un ventaglio di latitudini, varietà di sport, sfumature diverse di donne in fasi della vita differenti e modi di vivere lo sport svariati: dal mero risultato agonistico, allo sport come mezzo per sfuggire da una situazione difficile, fino ad arrivare allo sport come arte, testimoniato dalla foto scelta per la rassegna (scattata da Vivienne Rickman-Poole, nuotatrice e fotografa e protagonista di uno dei film). Il fil rouge sta piuttosto nel dinamismo che esprimono tutti questi film, nel loro ritmo che trasmette sempre e comunque gioia di vivere.
Il processo di selezione è stato vario: lavoro per Festival di Cinema da 15 anni, sia gestendo i vip sui tappeti rossi sia occupandomi di programmazione, quindi ho la fortuna di essere sempre circondata dai film e di vederne tantissimi. Devo dire che ho sempre un occhio di riguardo per quelli con tematica sportiva. Qualche titolo, quindi, ce l’avevo in mente ancora prima di iniziare la selezione; poi ho fatto ricerche, online e ai Festival in cui mi sono trovata nell’anno in cui ho preparato la rassegna.

Programma della rassegna Endorfine rosa shocking

Come mai hai deciso di affiancare a ogni lungometraggio un corto?

Non ho mai voluto discriminare i corti dai lunghi; per me un film – purché sia valido – è un film al di là della sua lunghezza. Quindi mi è sempre piaciuto mettere corti e lunghi sullo stesso piano, dando loro uguale importanza all’interno di una rassegna.

Molti dei lungometraggi che hai scelto sono stati girati in Paesi in cui la donna ha una posizione di inferiorità. C’è una ragione?

Ho cercato di contrapporre storie di donne che si trovano in una posizione di inferiorità rispetto a quella dell’uomo, a storie dove, ad esempio, è la donna ad attraversare un momento difficile e quindi a sentirsi in difetto rispetto a chi le sta intorno, pur in un contesto di parità tra i sessi. Credo che siano soprattutto le situazioni difficili a farci tirare fuori il meglio di noi stessi. Vorrei che il pubblico potesse rendersi conto che, a qualsiasi punto della nostra vita e qualsiasi sia il grado di difficoltà della situazione che dobbiamo affrontare, quello che ci sta intorno (nel caso dei film della rassegna lo sport) può venirci in aiuto. L’importante è riuscire a cogliere gli stimoli che la vita ci può regalare, senza troppi timori, con un pizzico di pazzia e un gran sorriso.

Pensi che il cinema possa aiutare a porre luce su certe situazioni per migliorarle?

Certamente sì, a partire da ciò che ci sta più vicino. Faccio subito un esempio: nel film Salaam Dunk si parla della squadra di basket femminile dell’Università Americana dell’Iraq (a Sulaimani, in Kurdistan). Per le giovani donne che compongono la squadra, molte delle quali non hanno mai toccato un pallone da basket o avuto il permesso di fare sport, si tratta di uno spiraglio di libertà in un paese martoriato dalla guerra. Credo che, guardando un film simile, qualsiasi persona abbia praticato sport possa provare un po’ di vergogna ricordando quei pomeriggi in cui brontolava all’idea di andare a fare allenamento – magari a fronte di un invito degli amici a fare un giro in centro. In un mondo ideale mi piacerebbe pensare che un film come Salaam Dunk possa migliorare la situazione delle donne sportive in Iraq, ma la questione è complessa: si tratta di processi lunghi e un film è solo un piccolo passo. Se, però, un film simile riuscisse a far riflettere qualche sportivo seduto tra l’audience del TRA Treviso Ricerca Arte (luogo in cui si svolge la rassegna) su quanto è fortunato a poter praticare il suo sport preferito senza costrizioni sociali o il rischio che esploda una bomba andando in palestra, be’ allora mi riterrei soddisfatta!

Dicci qualcosa in più su questo bellissimo titolo…

Ero alla ricerca di un titolo evocativo, che trasmettesse in primis tutta la forza delle donne che prendono in mano la propria esistenza e cercano di cambiarla. Volendo esprimere questo concetto con un colore: il rosa shocking è il primo che ho visualizzato. E poi ci sono le endorfine, quelle che si producono facendo sport, ma anche godendosi un film che emoziona. E ho pensato che regalarle al mio pubblico già fin dal titolo fosse il più bell’augurio di buona visione!