Presentato alla Festa del Cinema di Roma, e nelle sale come evento speciale dal 22 al 24 ottobre, FAHRENHEIT 11/9 è il nuovo documentario diretto dal regista Premio Oscar Michael Moore

Michael Moore è tornato.

Fortunatamente, ci verrebbe da aggiungere.

L’autore di Fahrenheit 9/11, storico documentario uscito nel 2004che analizzò per il mondo, con lucidità e cura, i fatti dietro l’attentato alle Torri Gemelle e i collegamenti con la figura di George W. Bush, è arrivato in sala con un evento speciale distribuito da Lucky Red.

Invitato alla Festa del Cinema di Roma, durante l’incontro con il pubblico si è lasciato come sempre andare con ironia e intelligenza su vari argomenti, in particolare sulla presa di potere dell’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, infelice protagonista del suo nuovo documentario: Fahrenheit 11/9.

L’ospite si è dichiarato molto preoccupato per la condizione del cinema di oggi.

Analizzando gli USA e in particolare la sua terra, il Michigan, ha notato come sia sempre più problematica la distribuzione di film europei o provenienti da altri continenti, come l’Africa: “Lo sport, i concerti, ormai costano 100, 200 dollari. Il cinema… no, è alla portata di tutti. Per questo è una forma d’arte che va protetta. Da ragazzino ho potuto assistere e viaggiare con proiezioni di film come Amarcord, il Conformista, o quelle dedicate alle opere di Akira Kurosawa. A distanza di due sole generazioni questa cosa è divenuta impossibile, e anche per questo c’è una forte ignoranza e non si possono prendere decisioni se non si è istruiti.” Per questo motivo si è impegnato a mostrare nel suo paese questo genere di pellicole ormai sconosciute, lanciandoci una richiesta: quella di continuare a produrle, di alta qualità, come abbiamo fatto negli ultimi 100 anni.

Posto che non rimpiange assolutamente il protagonista del suo documentario uscito ormai 14 anni fa (lo arresterebbe ancora oggi per i suoi crimini di guerra), ora la sua battaglia è contro Donald Trump e contro chi l’ha sostenuto o gli ha spianato la strada verso l’elezione, in particolare Gwen Stefani (il 22, 23 e 24 ottobre capirete in sala il perché), i media statunitensi (dai giornali alla televisione) e la sinistra, nessuno escluso. Il regista non dimentica di citare, come accade nelle due ore di documentario, alcuni eventi accaduti nel proprio paese, dalle morti per inquinamento dell’acquedotto della città di Flint alla sparatoria nella scuola di Parkland. L’incontro si è rivelato illuminante, soprattutto avendo avuto il piacere di vedere in anteprima il documentario. Immagini di repertorio, fotografie, interviste e montaggi incandescenti, primo tra tutti Trump nei panni di Hitler (o Hitler nei panni di Trump?), vi sproneranno se avete perso lo spirito di rivalsa, di lotta per i propri di diritti e, com’è giusto che sia, per i diritti di chi ne è privo. Avete trovato la vostra soluzione. Assolutamente politico, con un punto di vista fermo e, più di altri documentari dell’autore, con la sua figura presente sullo schermo, Fahrenheit 11/9 è un concentrato di domande che trovano risposte tutt’altro che scontate. Una fredda analisi che potrebbe esser applicata anche alla situazione politica italiana, passata e attuale, facendoci conoscere ancora una volta volti e fatti che per questioni di cronaca sfuggono ai media italiani Se è in atto una tempesta (e Trump ne è il protagonista), Michael Moore ha creato lo strumento per analizzarla e spingere il pubblico a trovare le contro-misure adatte, con il proprio spirito critico, com’è giusto che sia sempre.