“Fare cinema è una faticaccia, mi hanno sgridato perché avevo il cappotto rosso sul tappeto rosso, ma chi me l’ha fatta fa’?” Esordisce così Fiorello, lo showman più amato dagli italiani. E continua dicendo a Monda, che lo intervista sui film che più ha amato: “gli ho detto i primi cinque film che mi sono venuti in mente.”

Inizia con Maciste gladiatore di Sparta di Mario Caiano, perché ad Augusta (paese d’origine del mattatore) c’era un cinema dove si poteva lasciare i bambini dal pomeriggio alla sera e Fiorello amava i film epici, voleva essere come i loro protagonisti.

Arriva poi una scena di E dio disse a Caino Fiorello lo blocca, scherza e fa ironia sul vecchio modo di fare cinema, “all’epoca non si facevano primi piani, era proprio una visita oculistica”, dice.

Fiorello il cinema d’autore non piace, almeno stando a quello che dice lui e, infatti, prosegue la sequenza di film scelti con Cinque dita di violenza, il primo film sulle arti marziali, grazie al quale “tutti i ragazzi hanno capito che ci si poteva menare in modo organizzato” e con Saturday night fever. Ed è qui che Fiorello tira fuori il suo animo da showman ed inizia a ballare e ad imitare la camminata di Travolta che, ci tiene a sottolineare, “è la camminata più bella della storia del cinema mondiale.”

Ma tra i film scelti, ce n’è anche uno più serio, Midnight Express. E, a proposito di discorsi seri, chiarisce, in maniera ironica come solo lui sa fare, la vicenda che lo ha coinvolto con Weinstein. “Ero in vacanza in Sardegna, agosto. Mi mandano il copione. Leggo bene la scena: ‘In elegante albergo Lewis incontra mamma e balla in elegante sala con tavoli e sedie mentre un elegante cantante italiano canta una canzone”. Ecco io ero quel “mentre”, ero scenografia. Che avrei dovuto fare? Giocarmi il ferragosto che avevo la griglia già accesa per andare a Roma con 50 gradi? “Ma che me ne frega”, mi sono detto. Risposi: “Non posso”. Lo feci per pigrizia eh, non per snobbismo. La vicenda non si concluse lì: Weinstein, tempo dopo, inviò a Fiorello una lettera con la solita frase “Tu non sai chi sono io” e sopratutto minacciando il nostro attore dicendo che dopo quel no non avrebbe mai più lavorato a Hollywood. Poco male per il presentatore siciliano che afferma di odiare l’aereo.

E così Fiorello, tra applausi e risate saluta il pubblico della Festa del Cinema di Roma. Speriamo di rivederlo presto in tv.

Photo Credits: Fondazione Cinema per Roma