Vincenzo Salemme, dopo il successo nel salotto di Fabio Fazio e l’apprezzamento sempre più unanime per il suo lavoro in teatro, ha deciso di tornare al cinema con Una Festa Esagerata, la sua nuova commedia basata sulla sull’omonima pièce teatrale che ha incantato Napoli e Medusa Film.

Napoli. A casa Parascandolo fervono i preparativi per una magnifica festa sulla splendida terrazza dove il capofamiglia, l’ingenuo Gennaro, geometra e piccolo imprenditore edile, vive con Teresa, famelica moglie dalla feroce ambizione di salire sempre più in alto nella scala sociale. Per il diciottesimo compleanno della figlia Mirea, Teresa ha deciso di fare le cose in grande e non ha badato a spese, dal catering agli arredi, ha persino scritturato un cameriere indiano relegando in cucina la vecchia domestica non ritenuta abbastanza esotica per una festa così importante! Gennaro, pur di accontentare le donne della sua vita e con l’aiuto di Lello, l’invadente aiutante del portiere, continua ad assecondare ogni loro capriccio e a spendere una fortuna per una festa che lui stesso definisce “esagerata”. Tutto sembra perfetto, gli invitati iniziano ad arrivare, ma un’inaspettata notizia giunge dal piano di sotto, da casa Scamardella, dove abitano un padre molto anziano e la figlia zitella: la sfortuna ha deciso che il signor Scamardella doveva morire proprio il giorno della festa. Cosa fare? Come si fa una festa con un morto sotto casa?

Di seguito vi proponiamo le domande e le risposte più interessanti uscite durante la conferenza stampa di presentazione del film, tenutasi a Roma, dove era presente il regista, il produttore Giampaolo Letta e il cast del film (eccezione fatta per Tosca d’Aquino e Massimiliano Gallo (erano entrambi bloccati sul set de “I Bastardi di Pizzofalcone”).

D: Ciao Vincenzo! Nonostante l’idea dietro la pièce teatrale fosse tua, così come il soggetto e la regia del film, sappiamo che hai deciso di farti affiancare durante la stesura della sceneggiatura da Enrico Vanzina. Ci puoi parlare di questa collaborazione e della scelta del cast?

R: Il lavoro di Enrico è stato fondamentale, ha una grande esperienza nel mondo del cinema e della commedia e tra noi c’è stata grande affinità, frutto del lavoro con Carlo. Con Giampaolo Letta (vice-presidente e amministratore delegato di Medusa Film, ndr) ci eravamo detti che serviva lui con uno sguardo esterno sulla produzione per evitare che la storia fosse troppo teatrale ed è stato per perfetto per questo compito, è intervenuto con garbo, dandogli un taglio cinematografico senza eliminarne l’anima da pièce. Per il cast, ci siamo detti sempre con Giampaolo che usare gli stessi attori poteva esser un problema, il rischio era dare l’idea di portare al cinema una registrazione dello spettacolo e non una nuova opera. Così abbiamo deciso di cambiarlo interamente, ottenendo un effetto novità. La scelta dei nuovi volti, però, è ricaduta su persone con le quali avevo già lavorato o erano stati in miei gruppi teatrali. Sono un uomo di teatro, non me ne vergogno e trovo che sia una marcia in più per il film. Poi l’essenziale è che si reciti bene. Il pubblico deve credere a questo.

D: Allora passiamo a Giampaolo: qual è stato il tuo ruolo?

R: Insieme ai miei collaboratori ho visto la commedia di Vincenzo a teatro e parlandone sia con loro che poi con lo stesso regista abbiamo pensato che si potesse adattare. E avevamo ragione: il film è riuscito e grazie all’operazione di scrittura fatta e agli attori scelti, come già accennato. È molto in movimento, non è ingabbiato in una struttura teatrale. Abbiamo amato la brillantezza di Vincenzo, la sua ironia e il personaggio protagonista, una sorta di piccolo eroe del quotidiano, circondato da una famiglia che ha perso ogni valore.

D: E il cast come si è trovato in questa nuova esperienza con Vincenzo?

R: Francesco Paolantoni: Avevo visto lo spettacolo e l’avevo amato molto, quando Vincenzo mi ha contattato per recitare nel film mi ha fatto molto piacere, soprattutto per il fatto che sono andato a fare un personaggio (ndr, l’Assessore Cardellino) che nello spettacolo non c’è. In più, nonostante avessimo già lavorato insieme a teatro, non era mai capitato su un set cinematografico.
Andrea di Maria: Io ho un rapporto molto particolare con Una Festa Esagerata perché non potei prendere parte allo spettacolo in teatro (che ho visto) in quanto stavo girando Gomorra. E mi era dispiaciuto molto. Soprattutto una volta visto. Mi veniva da piangere in sala. Così quando mi è stata proposto di recitare come Bebe Cardellino sono stato felicissimo. Poi lavorare con Vincenzo è stato bellissimo: non sai mai dove vai a finire, improvvisi.
Mirea Flavia Stellato: Io avevo già avuto la grande possibilità e la meravigliosa occasione di recitare con Vincenzo a teatro. Avevo 15 anni, lo intervistai e da lì nacque un amore costante al punto da dirmi spesso “volessi ‘na figlia cumme te”. Credo che lui sia la migliore scuola in assoluto. È uno scultore di personaggi. Crea un meccanismo nel quale devi star dietro: non puoi recitare, devi esserne parte.
Nando Paone: Il rapporto che ho Vincenzo nasce da un’amicizia storica. Come dice Mirea è veramente una grande scuola. Lavorare con lui vuol dire cambiare continuamente, non annoiarsi mai. Per questo è l’unico regista e autore che mi ha sempre chiesto di fare personaggi strani ed estremi, oltre il surreale. Anche io vidi lo spettacolo a teatro e quando mi invitò a fare questo ruolo anziano (Don Giovanni Scamardella, ndr) fui subito molto felice viste le difficoltà che presentava. Spero di aver soddisfatto le aspettative.
Giovanni Cacioppo: E’ stata una bella esperienza, sul set c’era un clima di amicizia e complicità nonostante il giorno prima delle riprese mi son rotto il braccio. Tecnicamente non avrei potuto recitare (nel ruolo di Don Pasquale, ndr) ma… strappai il certificato e lavorai lo stesso.
Iaia Forte: Il mio è un personaggio meraviglioso (Lucia Scamardella, ndr), sono grata a Vincenzo per questo ruolo perché rientra in quelle esperienze inedite che non si incontrano spesso al cinema. Allo stesso modo è inedito girare con attori così bravi e uniti, soprattutto  potendo improvvisare e tenere il gioco con tutti.

D: Vincenzo, qual è l’aspetto più difficile del voler portare in sala un opera teatrale?

R: Sicuramente riprendere la continuità dell’unità di tempo. In teatro la durata dello spettacolo coincideva con quella delle vicende messe in atto, sul set no. Un giorno lavoravamo una scena, quello dopo un’altra e dovevamo esser in grado di ricreare lo stesso ambiente, la stessa atmosfera perché magari erano una dietro l’altra.

D: E la cosa più facile?

R: Avere delle battute che sapevamo già funzionare in teatro e che quindi avrebbero funzionato anche in sala.

D: Avete provato molto prima di girare sul set?

R: Poco, non troppo. Abbiamo giusto impostato i personaggi ma non ci abbiamo lavorato troppo volutamente prima per lasciare un po’ di freschezza sul set.

D: L’ignoranza è un elemento forte del film…

R: Purtroppo l’ignoranza è comune ed è aumentata negli ultimi anni, questo film è un modo per dire “studiamo un po’ di più”, tutti, me compreso.

Photo Credits: Medusa Film