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Dopo aver vinto un meritatissimo Golden Globe® per la sua gigantesca interpretazione ne L’ora più buia, l’istrionico Gary Oldman sembra aver prepotentemente messo le mani sull’Oscar®. Ora, noi non vogliamo portare sfortuna al fantastico attore inglese, ma ci auguriamo che, dopo una strabiliante carriera, l’Academy riesca finalmente a riconoscere il suo camaleontico e carismatico talento.

Una vita in bilico tra ruoli emblematici, alcuni tormentati, altri letterati e, molto spesso, nei panni di odiabili villain, Gary Oldman è uno dei migliori attori del cinema contemporaneo. Amato da molti per il suo indimenticabile Sirius Black nella saga dedicata al maghetto Harry Potter, ha ottenuto finora solo una candidatura agli Oscar®, quella per il ruolo di George Smiley ne La Talpa di Tomas Alfredson, ancora oggi considerata una delle migliori spy story mai dirette.

I fan di Nolan e dei cinecomic, invece, lo ricorderanno sicuramente per aver dato vita all’iconico poliziotto Gordon di Batman Begins, ruolo che riprese per i successivi due capitoli della dark trilogy de Il Cavaliere Oscuro.

Facendo invece qualche salto indietro nel tempo, come dimenticare il personaggio di Norman Stansfield nel cult Léon? Le capacità attoriali di Oldman erano ben visibili già nel 1994, quando seppe interpretare questo spietato poliziotto corrotto e cocainomane di una delle pellicole simbolo di Luc Besson.

Uno dei personaggi più amati della sua carriera cinematografica, però, è il Conte Dracula di Bram Stoker’s Dracula, film del 1992 diretto da Francis Ford Coppola. Film di culto per gli amanti del genere, Coppola ha vestito il suo Dracula con sfumature romantiche riadattando il romanzo di Bram Stoker ad una storia piena di riflessioni sui sentimenti, sulla vita e sul sacrificio, valori sposati in maniera impeccabile da Gary Oldman.

Siamo nel 2018 e, dopo avervi descritto brevemente solo alcuni dei personaggi interpretati dall’attore britannico nella sua lunga carriera, mi sembra doveroso spendere qualche parola per il film che sarà nelle nostre sale dal 18 gennaio: L’ora più buia. Questa spaventosa ora buia di cui si parla nel titolo è quella che Winston Churchill dovette affrontare pochi giorni dopo la sua elezione. Scegliere l’armistizio con la Germania nazista oppure resistere per poter combattere per gli ideali, la libertà e l’autonomia di una nazione?

Mentre le inarrestabili forze armate di Hitler si propagavano per l’Europa occidentale e la minaccia di un’invasione era imminente, con un popolo impreparato, un re scettico ed il suo stesso partito che tramava contro di lui, Churchill fece fronte alla sua darkest hour, unendo una nazione e tentando di cambiare il corso della storia mondiale.

Appassionato e teso, L’ora più buia racconta quei giorni, le manovre che spingevano alla pace, il lavorio continuo di Churchill e dei suoi collaboratori, il suo humour, i suoi discorsi e il suo illuminante incontro con la gente.

La forza di questo film sta nelle parole, nelle idee di un leader che ancora oggi è un esempio governativo senza precedenti, a prescindere dalla lettura politica fornita dal regista Joe Wright. L’anima del film, invece, prende vita nella performance magistrale di un grande professionista, trasformato e irriconoscibile per l’occasione, che restituisce ideali e vita privata di un grande statista, imperfetto a modo suo, ma abile oratore e testardo patriota.

Nel suo essere votato all’esaltazione e alla difesa della nazione, Churchill era anche un uomo con i suoi drammi, i suoi affetti (e difetti) e le sue paure, ritratto questo messo in piedi da una sapiente sceneggiatura e da un attore capace di saltare dal dramma alla verve comica con precisione millimetrica. E se questo non basta all’Academy, cos’altro deve fare Gary Oldman? Bere whisky a colazione? 😉 

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