Dopo essere stati travolti dall’eterna bellezza ed eleganza di Jane Fonda e Robert Redford, oggi al Lido è il giorno di una delle star più attese, il premio Oscar George Clooney.

Attesissimo il suo sesto lavoro da regista Suburbicon con Matt Damon e Julianne Moore.
Scritto insieme ai Fratelli Coen, Suburbicon è una singolare black comedy che ben presto si tinge di giallo, trasformandosi in un grottesco thriller il cui fine ultimo è rappresentare l’ipocrisia americana che si cela dietro una apparente perfezione.

Giunto in conferenza stampa in forma smagliante, Clooney diverte e intrattiene spiegando le ragioni che lo hanno portato a realizzare questa pellicola. Suburbicon è in realtà una cittadina immaginaria, che si ispira alla reale Levittown costruita negli anni Cinquanta in Pennsylvania come porto sicuro per 17mila famiglie di razza caucasica.

A Suburbicon, per raggiungere la perfezione, mancherebbero solo delle nuvole rosa pastello, degli unicorni e un arcobaleno. Sì, perché è un tranquillo sobborgo fatto di case allineate e giardini curati, gonne a ruota, occhialoni e colletti abbottonati. Il protagonista è Gardner Lodge (Matt Damon), un uomo rispettabile che vive insieme alla sua famiglia in una delle villette che compongono il borgo. La sua esistenza viene stravolta da una brutale violazione di domicilio.

Se in primo piano viviamo la tragedia familiare dei Lodge, sullo sfondo si sviluppa quello che potrebbe sembrare un semplice contorno del piatto principale, ma che in realtà è l’âme del film: la complicata questione dell’integrazione di una famiglia di colore, i Myers, il cui arrivo scatena una violenta reazione razziale.

Matt Damon, in conferenza, ha definito più che mai attuale il film per i riferimenti ai drammatici fatti di Charlottesville, anche se girato più di un anno fa: “Dopo quei fatti sono arrivato alla conclusione che non c’è un onesto riconoscimento di come vanno le cose.  Il mio personaggio, ad esempio, attraversa senza troppa paura il quartiere in bicicletta pur essendo pieno di sangue. Non ha paura, perché sa che se lo dovessero fermare la colpa sarebbe sempre e comunque dei neri. Queste dinamiche negli Usa purtroppo non scompariranno mai”.

A proposito delle minoranze etniche, il regista Clooney ha affermato: “Inserire la storia dei Myers accanto alla lucida follia dei Lodge era un modo per far capire che stiamo guardando nella direzione sbagliata quando incolpiamo le minoranze dei nostri problemi”

Impossibile, pertanto, non trovare un collegamento politico e sociale anche in Suburbicon: “Non volevamo sollevare polemiche né fare una lezione civica con Suburbicon, il nostro intento era far ridere ed essere cattivi ma è evidente che se vai negli Stati Uniti trovi un Paese che non è mai stato così arrabbiato, neppure nei tempi del Watergate. Io continuo a essere ottimista e a credere nelle giovani generazioni e nelle istituzioni ma quello che sta succedendo negli Stati Uniti necessita una profonda riflessione”.

E in merito ad una possibile candidatura come prossimo presidente degli Stati Uniti, George Clooney risponde: “Sarebbe divertente”. La conferenza si conclude con un intervento simpatico di Matt Damon: “Chiunque sarebbe meglio di quello attuale”.

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