La mente vede solo quello che vuole vedere.

Non fatevi ingannare partendo dal presupposto che sia il solito film horror, perché non lo è.
Di Ghost Stories si vorrebbe dire molto ma farlo potrebbe compromettere il film. Quindi, il basico “Andate a vederlo, fidatevi!” sarebbe la cosa migliore da dire. Ma sarebbe anche la cosa più superficiale.
Ghost Stories arriva direttamente dall’omonima pièce teatrale inglese. Ha esordito alla Liverpool Playhouse a febbraio del 2010 e da lì, le rappresentazioni non si sono più fermate, toccando il West End ma anche Toronto, Shanghai, Lima, Sydney e Mosca.
Chi ha realizzato questo spettacolo teatrale e, successivamente il film, sono Andy Nyman e Jeremy Dyson. Da sempre appassionati del genere horror, il loro scopo è stato quello di dare luogo ad una forma di spettacolo che si basasse sullo stupire, sul sorprendere e spaventare gli spettatori, immergendoli letteralmente in questo contesto.

Ghost Stories racconta la storia del professor Philip Goodman (Andy Newman), conosciuto per essere molto scettico riguardo qualsiasi evento sovrannaturale: conduce anche un programma televisivo, nel quale smaschera false sedute spiritiche e sedicenti sensitivi.
Il professore dovrà mettere alla prova se stesso ed il suo scetticismo nel momento in cui gli verrà affidato il compito di indagare su tre casi di attività paranormale. Casi che riveleranno misteri terrificanti.

Ghost Stories è un fenomeno interessante, perché prende i cliché dell’horror, sul quale sembra basarsi, deviando completamente altrove. È chiaro, i jumpscare ci sono, ma il film si basa su ben altro: inquadrature ed effetti speciali (non da green screen, s’intende) non sono lasciate al caso, ma curate nel minimo dettaglio, così come le atmosfere generate dalla commistione di location, fotografia e sonoro.
Tutto concorre a formare un grande quadro nel quale lo spettatore s’immerge (alla stessa stregua di Mary Poppins) e si trova impotente ed impaziente di capire cosa realmente stia succedendo.

La regia di Newman e Dyson è di natura marcatamente teatrale: ciò non significa che esso crei una quarta parete nella quale non si possa accedere, anzi. Questa parete è scomparsa, come scomparirà lo scetticismo di chi si approccerà a questo film.
Ma dietro a un gran film c’è sempre dietro, oltre ad un’ottima squadra tecnica, anche un gran cast.
Oltre ad Andy Nyman (regista ed interprete del professore) vi sono Martin Freeman, Paul Whitehouse e Alex Lawther (visto recentemente in The end of F***ing World). Tre Attori inglesi, di tre generazioni diverse, ma con lo stesso talento, che si mettono alla prova con il genere horror regalando interpretazioni ricche di british & black humor e di drammaticità.

Perché sì, in fondo Ghost Stories, che racconta i meccanismi della mente, non solo spaventa, ma commuove lo spettatore per la trama e per la spettacolarità di essa.

Photo Credits: Adler Entertainment