M. Night Shyamalan è tornato al cinema con il suo ultimo film che chiude la trilogia sui supereroi: Glass

M. Night Shyamalan torna con Glass, ma non dimentichiamoci come ci aveva lasciato sopresi con il suo plot twist finale di Split, uscito esattamente due anni fa: alla televisione di una tavola calda, viene annunciato da Kevin Crumb (James McAvoy), pazzo psicopatico, era riuscito a sfuggire alla autorità. Nello stesso momento, tre ragazze ritiravano fuori l’argomento Mr. Glass, aka Elijah Price (Samuel L. Jackson), decretando la sua follia e pensando alla fine che aveva fatto. In tutto questo, quell’inquadratura su David Dunn (Bruce Willis) ha fatto cadere molti dalla sedia, rendendo il pubblico consapevole del fatto che Split non era altro che un sequel di Unbreakable, realizzato sedici anni prima, che sarebbe stato il film di mezzo di una trilogia.

Così facendo, il regista indiano, cresciuto in America, aveva lanciato le sementi ed è riuscito a tenere il suo pubblico in sospeso per altri due anni, ricreando per quei 24 mesi la stessa tensione che immette nei suoi film, inducendo a fare la solita domanda “cosa succederà dopo?”. Sì perché, Shyamalan, specie nel suo incredibile stato di grazia dei primi anni Novanta, ha sempre rivoltato le aspettative del pubblico, ha sempre magheggiato con le sue storie, realizzando film non convenzionali: ancora oggi, Il sesto senso, è uno dei film che ha dato origine a un thriller alternativo.

Glass, quindi,  ambientato dopo la fine di Split e, in questo nuovo film, David Dunn è all’inseguimento dell’identità sovraumana di Kevin Wendell Crumb (ovvero la Bestia). In una serie di incontri sempre più pericolosi, mentre Elijah Price emerge dall’ombra nel ruolo di orchestratore in possesso di segreti decisivi per entrambi gli uomini.

Shyamalan ha saputo imporsi all’industria di Hollywood e a quella del cinema cosiddetto commericiale, riuscendo a mantenere un’impronta autoriale e un proprio stile. I suoi primi film hanno una narrazione fuori dalle regole canoniche, pieni di colpi di scena calibrati, con un eccesso di dovizia alla base, in grado di far saltare sulla sedia lo spettatore anche più reticente. E Unbreakable – Il predestinato faceva proprio parte di questa tipologia, di quello che si potrebbe chiamare un “primo Shyalaman”, dalla pacatezza del racconto, dalla tensione snocciolata mano a mano che procede l’arco narrativo, dall’impronta visiva a servizio di quella narrativa. Da Lady in the Water, la carriera del regista è andata perdendosi, districandosi con film dimenticabili come L’ultimo dominatore dell’aria o After Heart.

Eppure con The Visit era riuscito a tornare, si è cominciato a godere dei film: tuttavia, qualcosa era già cambiato, la componente narrativa era già iniziata ad essere al servizio di quella visiva. Non che sia un male, sia chiaro: Split era un film equilibrato sotto tutti questi aspetti, in grado di tenere ad alti livelli l’aspetto ludico e di portare lo spettatore nella spirale di tutte le 24 personalità del protagonista, in forma empatica.

Cosa che forse manca in Glass, l’empatia, che non consente di immedesimarsi con nessuno dei personaggi per poter guardare dall’esterno, per poter capire cosa succede, il perché e il per come i tre protagonisti, che si trovano uno a contatto con l’altro per la prima volta, siano rinchiusi nello stesso manicomio. Se la narrazione è molto debole, puntellata da dialoghi tra l’Orda e poche altre informazioni che contestualizzano il tutto, essa si sviluppa, per arrivare ad essere un vero vortice finale, un vero e proprio fiume in piena ricco di informazioni.

Eppure, nonostante ciò, Glass è totalmente apprezzare per la componente ludica, di un racconto fatto per inquadrature, con incroci di sguardi, con una tensione che non cresce piano piano ma s’impenna subito, con tre entità che si annusano l’un l’altra, che si studiano e cercano di capirle e capirsi.
Perché in fondo, il punto del film è la riflessione tra Supereroe e Antieroe iniziata più di 18 anni prima: dal convincersi che in fondo i supereroi esistono, alla convinzione che in realtà dietro ogni azione c’è sempre una spiegazione. Chi ha ragione? I supereroi esistono davvero?
Dall’indistruttibile (Unbreakable), allo spezzarsi (Split) alla fragilità (Glass), viene raccontato il mondo dei fumetti, quel mondo in cui ci si chiede se certi personaggi sono reali o esistono solo perché delle persone si autoconvincono di essere tali. Chi ha ragione? Dalla fragilità si può fare inversione e tornare all’indistruttibilità?