Mancava da un po’ di anni, ma Hellboy è tornato ed è pronto a spaccare

Possente, anti-eroe e fracassone, Hellboy è pronto a tornare con le sue corna limate e il suo colorito rosso grazie al reboot di Neil Marshall (Dog Soldiers, Doomsday – Il giorno del giudizio), adattamento dei fumetti creati da Mike Mignola e che in passato avevano già avuto delle realizzazioni cinematografiche grazie ai film Hellboy (2004) e Hellboy: The Golden Army (2008), ambedue diretti da Guillermo del Toro.
Chi si aspettava un terzo capitolo di quella che sembrava essere a tutti gli effetti una saga composta dal duo del Toro – Ron Perlman, si è sbagliato, così come chi pensava che il film avesse seguito il fumetto per filo e per segno.

In questo film,  Hellboy – interpretato da David Harbour (sì, proprio quel Jim Hopper di Stranger Things) – cerca sempre di dimostrare quanto sarebbe lieto di poter essere una persona normale, senza doversi limare le corna tutti i giorni e senza dover fare il gradasso per poter evitare di sentirsi un mostro.
Allo stesso tempo, il protagonista si trova in aperto e continuo conflitto adolescenziale con il padre che non lo comprede, e in conflitto anche con se stesso, cosciente di essere di una natura totalmente diversa ma capace di usare la testa e seguire la strada per lui più giusta.

Le profezie possono prevedere il futuro, dare indicazioni, ma ciò non significa che “siccome tanto andrà a finire così” bisogna arrendersi per è quello che è stato previsto per la propria natura: ed è questo che farà Hellboy, capace di ragionare e di avere comprensione di sé con la riflessione e non, appunto, grazie ad una profezia. 
Un adolescente a tratti che dimostra di essere più maturo e più umano dei suoi conoscenti, capace di distruggere le creature generate dal Male per il bene dei terrestri, ma anche conscio che se nessuno desse la caccia a nessuno, ognuno penserebbe agli affari suoi senza troppi problemi.

Il film è del tutto dedicato al suo protagonista, accarezza la struttura schematica dei film Marvel andando per la propria strada, abbraccia grossolanamente le vene più horror del fumetto traslandole in uno splatter fatto di arti volanti, sangue a fiumi, streghe decisamente disgustose come Baba Yaga che vengono contrapposte a quelle bellissime, come Nimue, la Regina di Sangue (interpretata da Milla Jovovich). Un gore che non si vergogna di essere tale, che si mescola con il rock e il metal ad alto volume, che si fa tamarro e torna a quel tipo di cinema demenziale che non si vede da tanto tempo sugli schermi.

Di base da Hellboy non c’è da aspettarsi qualcosa di filosofico, trascendentale o con chissà quali messaggi moralistici: il film di Neil Marshall è un prodotto di intrattenimento che ha il solo fine di regalare allo spettatore due ore di ritmo serrato, di umorismo e di fare tamarro e anche scorretto se si vuole, fregandosene di essere perfetto e senza preoccuparsi di mettere insieme creature maligne, zombie, streghe con Re Artù, Mago Merlino e la spada Excalibur, con ambientazione che si dividono tra Londra, la campagna circostante e le coste d’Irlanda.
Hellboy è un film a grana grossa, talmente tamarro e anche un po’ trash che, per forza uguale e contraria, diventa un film godibilissimo.