Io sono Mia, il film su Mia Martini, sarà al cinema dal 14 al 16 gennaio (grazie a Nexo Digital) e approderà su Rai 1 a febbraio, dopo Sanremo

Un anno dopo la realizzazione e il successo di Fabrizio De André – Principe Libero, torna al cinema un biopic intenso e coinvolgente, dedicato al talento di una delle donne che ha contribuito in maniera assoluta alla storia della musica italiana: Mia Martini.

Io sono Mia, in realtà, è più un tributo che biopic inteso in senso stretto: è una dedica, un modo di far riscattare quell’artista che è sempre stata messa da parte dall’ignoranza e dall’insensibilità delle persone che le stavano intorno e non solo.
La storia di Mia, per tutti Mimì, si sviluppa nell’arco di 48 ore, le ore che precedono il suo debutto a Sanremo in quello che sembra ormai un lontanissimo 1989: eppure, per lei, quell’anno fu fondamentale, fu l’anno del ritorno al successo e al sentirsi di nuovo apprezzata per come era. L’anno in cui, forse, ci si rese davvero conto che l’artista Mimì era davvero grandiosa e che la persona, Mia Martini, lo era altrettanto, al netto delle sue insicurezze e paranoie.

Il film inizia con una sequenza importante che contestualizza subito il personaggio, immediatamente identificabile. L’incontro con una giornalista sarà il motore che consente di poter raccontare il vissuto di Mia, dai suoi esordi fino alle ansie generate dalla sua presenza a quel Sanremo che le ha dato la rivincita sul mondo, sul quel mondo che voleva dimenticarla a tutti i costi.
Io sono Mia è un omaggio, un tributo alla sua carriera, alla donna che era e alla sua musica: un modo per riscattarla, ma anche per chiederle scusa, soprattutto da quella parte della barricata che l’ha rifiuta per una mera diceria divulgata da chicchessia.

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Il film si snoda attraverso i suoi successi, come Piccolo Uomo e Minuetto, raccontando la sua sete di libertà, il disfarsi delle restrizioni, il suo carattere deciso e ribelle, la ricerca di quell’amore paterno poi abilitato: tutto questo, narrato attraverso la lente della sua grande umanità.
Dalla Mia adolescente che cantava davanti ad uno specchio con la spazzola per capelli, alla Mimì delicata ma decisa, fragile e ribelle che ha attraversato tutti gli anni ’70 e ’80 di acqua sotto i ponti ne è passata: forse è vero, ha regnato di più il disequilibrio, fatto di acque torbide e buie, ma i momenti di serenità sono quelli più intensi. Essere delicati, pacati e aggraziati non significa non avere un certo tipo di carattere: totale antitesi rispetto alla più fracassona ed estroversa Loredana, Mia era forse la più scatenata e coinvolta dalla musica, la passione che voleva diventasse il suo lavoro.

Più che puntare sul rapporto turbolento tra Mia e sua sorella Loredana, sui momenti davvero bui dell’artista calabrese e sul rapporto con i suoi amici e sostenitori (tranne uno spazio dedicato alla fittizia storia d’amore di Mia con il fotografo Andrea, chiara metafora dell’amore nato e consumato tra la cantante e Ivano Fossati, che non ha voluto essere menzionato nel film), Io sono Mia racconta la sua gavetta, i suoi successi, la discesa agli inferi (che rimane però più superficiale, non si tende alla drammaticità) e la sua risalita con quel Sanremo di fine anni ’80.

Il film, diretto da Riccardo Donna, è realizzato in maniera minuziosa, ogni cosa, ogni dettaglio, curato quasi con eccesso di dovizia: tutto è stato ricostruito per dare al pubblico la contestualizzazione più vicina possibile alla verosimiglianza. Le musiche sono state concepite da zero, utilizzando strumenti dell’epoca, trucco e parrucco hanno a monte uno studio preciso, e la sceneggiatura si è avvalsa della consulenza delle persone che più sono state vicine a Mia, tra cui le sorelle Bertè.

Eppure, se non ci fosse Serena Rossi, Io sono Mia sarebbe un altro film, non avrebbe l’anima da lei espressa con tanta dovizia, con tanto impegno: un’interpretazione vera, non un’emulazione o una copiatura alla meglio. Serena Rossi ha fatto sua ogni movenza, ogni sfaccettatura, ogni movimento labiale dell’artista che il mondo della musica ha apprezzato per così poco tempo.
La morte di Mia, avvenuta il 12 maggio 1995, ha portato via prematuramente una persona con un carattere complicato, ma con un cuore grande così, che, chissà, quanto altro avrebbe potuto regalarci sino ad oggi. Io sono Mia è un modo sia per rivivere momenti che hanno fatto parte anche della propria vita e per far aprire una porta su un mondo della musica sconosciuto alle giovani generazioni, che inconsapevolmente, si sono già un po’ avvicinati grazie a Loredana e al suo recente successo.